Gli armeni, popolo senza pace

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1 Novembre 2020

Le vicende che vedono coinvolto il popolo armeno, attaccati a fine settembre 2020 dagli azeri e dai loro alleati turchi, riporta alla mente la storia del genocidio che li ha riguardati, il primo del Novecento.

Non c’è pace per questo popolo che sembrava risorto in quel lembo di terra collocato nel Caucaso, tra l’Europa e l’Asia, in uno scenario naturale di incomparabile bellezza, con la sua antica popolazione di tre milioni di abitanti. Quella terra bagnata dal sangue degli antenati e con le sue città andate distrutte dalla furia omicida del nazionalismo turco, appunto un secolo fa.

Ancora nel XXI secolo si ripete il tentativo di liquidare questa antica, piccola popolazione di fede cristiana, che per nemici non ha alcuna importanza e merita solo di estinguersi, visto anche il suo passato di sconfitta e sterminio.

Ieri

A margine della prima guerra mondiale, nell’aprile del 1915 ebbe inizio il primo genocidio del secolo breve: quello degli armeni ad opera del governo turco dell’epoca. Nel 1908 un gruppo di ufficiali, i Giovani Turchi, si erano ribellati al governo del sultano chiedendo una modernizzazione del Paese e maggiori libertà democratiche. Essi riuscirono a porsi a capo del governo, ma le cocenti sconfitte rimediate dall’Italia durante la guerra in Libia (1911-12) e nelle due guerre balcaniche (1912-13) ne misero a dura prova la tenuta e la credibilità. Per riguadagnare consenso ed alimentare l’orgoglio patriottico, i Giovani turchi improntarono la politica ad un acceso nazionalismo che discriminava e colpiva le nazionalità non turche dell’Impero, tra cui armeni e curdi, esasperando il conflitto tra cristiani e musulmani. Il loro scopo era di formare una Turchia forte e compatta.

Gli armeni sono una popolazione indoeuropea stanziatasi nel VII sec. a. C. nella regione del lago di Van, in Anatolia, ed avente una propria lingua, religione e storia, ma privo di sovranità politica. Un classico esempio di nazione senza stato, che nei secoli è stata assoggettata a persiani, romani, bizantini, arabi e turchi, venendo infine inglobati nell’Impero ottomano alla fine del XIV secolo. Malgrado queste peripezie, o proprio a causa di queste, il popolo armeno ha sempre conservato una fortissima identità linguistica e religiosa. Anche non godendo di diritti civili e politici, gli armeni sono arrivati a costituire un gruppo nazionale autonomo dal punto di vista economico e commerciale e ben integrato all’interno dell’Impero ottomano. Le cose sono cominciate a peggiorare con l’inesorabile declino dell’Impero e con la parallela nascita di una coscienza nazionale armena con rivendicazioni autonomistiche. D’altra parte, le brame territoriali della Russia proprio sul loro territorio hanno condotto il sultano a giudicare la presenza armena pericolosa per l’unità dello Stato, vista anche l’ingerenza europea negli affari turchi proprio prendendo a pretesto l’esistenza degli armeni. Queste tensioni hanno generato una serie di massacri perpetrati dai turchi ai danni degli armeni ed hanno a loro volta dato maggiore consistenza alla guerriglia condotta dalla Federazione rivoluzionaria armena. Per sbarazzarsi degli armeni, ultima minoranza rimasta entro i confini dell’Impero, il governo di Instanbul non perse tempo, cogliendo l’occasione nella sconfitta subita dai turchi contro i russi in Anatolia nel 1914 e nell’attacco anglo-francese ai Dardanelli nella primavera del 1915. Il fatto che molti armeni vivessero in territorio russo (ai confini con la Turchia), rese facile accusarli di infedeltà e collusione con i nemici russi. Prese in tal modo inizio un processo di epurazione, prima eliminando fisicamente esponenti della popolazione armena, e cioè insegnanti, commercianti e sacerdoti, e poi una deportazione di massa (dal 24 aprile 1915) verso la Siria e la Mesopotamia. Si tratto di marce di migliaia di esseri umani attraverso il deserto, tra violenze e sopraffazioni di ogni tipo, con una eliminazione sistematica di oltre un milione di armeni (almeno secondo stime approssimative).

Questo è il primo genocidio del XX secolo, a lungo sottaciuto e ignorato, e con l’attuale storiografia turca che ancora oggi nega la parola “genocidio”, affermando che le vittime furono circa 600mila, come conseguenza di una deportazione resasi necessaria per esigenze belliche.

Oggi

Le foto scattate dal reporter di guerra Roberto Travan, inviato de La Stampa, documentano in modo agghiacciante quanto si sta consumando ora tra quelle montagne e pianure abitate dal popolo armeno. C’è una guerra in corso. A scatenarla sono stati azeri e turchi. Hanno bombardato l’Alto Karabach per conquistarlo. Padroni del cielo, gettano il panico tra la popolazione, sempre all’erta per trovare riparo in cantine e rifugi.  Circa il 90% dei 150mila abitanti del Karabach si è rifugiata in Armenia, mentre a combattere sono rimasti solo gli uomini. La guerra viaggia anche via etere. Gli azeri inviano sui telefonini degli armeni fuggiti immagini e messaggi circa torture ed uccisioni dei parenti dei fuggitivi. Sull’altro fronte, la Turchia schiera mercenari dell’Isis dalla Siria, che per soldi portano avanti una guerra fianco a fianco con azeri sciiti e con un governo post sovietico laicista.

Il motivo di questa nuova e inaudita carneficina è da ricercare nel progetto di un nuovo impero ottomano che il presidente turco Erdogan ha ereditato dal passato e che prevede l’unificazione dei territori di Turchia e Azerbaigian, per ricostituire un nuovo impero ottomano, spazzando via il Karabach armeno che si trova proprio tra i due. Insomma, il leader turco vuole portare a compimento uno sterminio iniziato un secolo fa, come ha anche recentemente dichiarato la famosa scrittrice di origine armena Antonia Arslan. E questo tra l’indifferenza di Europa. Arslan ha tristemente dichiarato: “Vogliono la soluzione finale” ed ha ricordato che l’Armenia è stata il primo Stato al mondo ad adottare la religione cristiana.

È stata bombardata anche una cattedrale armena, con il dichiarato intento di colpire i cristiani.  Questo, dopo avere riconvertito in moschea la Basilica di Santa Sofia a Instanbul. E dopo avere passato l’estate a minacciare la Grecia per il controllo del Mediterraneo.

Ora gli armeni si illudono che Putin porti loro aiuto, perché, pensano, la Russia è da sempre la protettrice storica dell’Armenia. Dopo il mancato cessate il fuoco tra Armenia e Azerbaigian, il premier armeno Nikol Pashianyan ha chiesto ufficialmente al presidente russo di avviare consultazioni urgenti per garantire la sicurezza del suo suo Paese. Dall’altra parte c’è l’Iran, che garantisce entro i propri confini la libertà di professare la propria fede alla minoranza armena.

 

La foto è tratta dal New York Times

TAG:
CAT: diritti umani, Geopolitica

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