La caduta di Aleppo

17 Dicembre 2016

Aleppo è caduta. Bashar al-Assad e i suoi alleati –  Russia, Iran e Hezbollah – hanno portato a termine la riconquista di Aleppo est in quella che è stata una vera e propria mattanza. La Russia, che coordina le attività delle forze filogovernative, ha applicato ad Aleppo il “metodo Grozny”, ossia la distruzione indiscriminata di ogni struttura civile che possa permettere la sopravvivenza della popolazione: ospedali, scuole, mercati, case e centrali idriche. Oggi ad Aleppo est restano solo cumuli di corpi e macerie. Durante l’avanzata finale delle forze filogovernative, da più parti sono state denunciate violenze terribili. Martedì 13 il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon ha dichiarato di essere preoccupato “per le notizie di atrocità nei confronti di un gran numero di civili, incluse donne e bambini”. L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Ra’ad al-Hussein, ha ufficializzato la notizia circolata il giorno precedente secondo cui le forze filogovernative avrebbero fucilato almeno 82 persone, tra i quali 11 donne e 13 bambini. L’emittente televisiva degli Emirati Arabi Uniti Al Arabiya riferisce che secondo fonti locali 9 bambini e 4 donne sono stati «bruciati vivi» dalle forze filogovernative nel quartiere di Al Firdous. L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani riporta che circa 6mila uomini sono stati costretti con la forza ad unirsi all’esercito. Chi ha potuto ha inviato foto, video e messaggi che compongono al tempo stesso un’ultima disperata richiesta di aiuto e un tragico testamento collettivo. Sebbene non tutte le testimonianze possano essere verificate con assoluta certezza, è indubbia la drammaticità della situazione. Le Nazioni Unite hanno descritto questo incubo come “un completo collasso di umanità”.

Martedì 13 l’ambasciatore russo all’ONU, Vitaly Churkin, ha annunciato che le operazioni militari ad Aleppo erano terminate e che il governo siriano aveva ristabilito il controllo su tutta la città. Churkin ha anche annunciato il raggiungimento di un accordo per il cessate il fuoco e per l’evacuazione di Aleppo est, dove restava solo una piccola sacca di resistenza e circa 60mila civili. Ciononostante, nella mattina di  mercoledì 14 il regime e i suoi alleati hanno ripreso i bombardamenti. Ciascuna parte ha accusato l’altra di aver violato il cessate il fuoco, mentre le forze filogovernative riversavano sui sopravvissuti tutta la loro ferocia. Secondo Orient TV, canale vicino all’opposizione siriana, l’Iran avrebbe intenzionalmente fatto saltare l’accordo con l’obiettivo di introdurre in esso l’evacuazione di al-Fou’ah e Kafriya, due cittadine scite della provincia di Idlib che da un anno e mezzo sono sotto l’assedio dei ribelli.

Mercoledì in tarda serata il regime e i suoi alleati hanno annunciato il raggiungimento di un secondo accordo per il cessate il fuoco e per l’evacuazione della città. Sebbene durante la notte vi siano stati scontri a fuoco che hanno rischiato di far saltare nuovamente l’accordo, l’evacuazione ha avuto inizio giovedì 15 intorno alle 12:00 ed è andata avanti per tutta la giornata. Mentre la Croce Rossa internazionale si è occupata di soccorrere i feriti, le forze governative hanno condotto fuori dalla città circa 4mila persone per mezzo di alcuni autobus. Tuttavia, nella mattina di venerdì 16 i convogli sono stati raggiunti da colpi di artiglieria e l’evacuazione è stata sospesa per la seconda volta. Le parti continuano ad accusarsi reciprocamente. Mentre la Tv di stato siriana sostiene che ad aprire il fuoco sono stati i ribelli, fonti vicine ai ribelli sostengono che ad aprire il fuoco sono state le milizie sciite iraniane alleate del regime. Sembra che il regime abbia sospeso l’evacuazione di Aleppo est poiché i ribelli avrebbero bloccato l’evacuazione di al-Fou’ah e Kafriya.

Diverse fonti hanno confermato che sabato 17 è stato raggiunto un nuovo accordo per il cessate il fuoco e per l’evacuazione della città. L’accordo prevede, oltre all’evacuazione dei villaggi sciiti di al al-Fou’ah e Kefriya, il trasferimento di feriti dai villaggi sunniti di Madaya e Zabadani nella provincia di Damasco al confine con il Libano e il completamento dell’evacuazione delle zone di Aleppo est sotto il controllo dei ribelli. La situazione resta comunque molto complicata ed in costante evoluzione. L’inviato delle Nazioni Unite in Siria Staffan de Mistura ha dichiarato che ad Aleppo est restano ancora intrappolate 50mila persone, tra cui 40mila civili.

La comunità internazionale chiede ad Assad e ai suoi alleati di consentire immediatamente la ripresa dell’evacuazione e l’apertura di corridoi umanitari per l’ingresso degli aiuti. Tuttavia, è la stessa comunità internazionale quale soggetto in grado di portare pace, giustizia e libertà nel mondo ad uscire sconfitta da questo conflitto. Il popolo siriano, che nella primavera del 2011 era sceso in piazza per chiedere libertà e dignità, ha ripetutamente implorato la comunità internazionale di intervenire contro la feroce repressione di Assad e dei suoi alleati. Tuttavia, la comunità internazionale si è mostrata impotente. La sua impotenza è emersa anche causa del nuovo corso imposto alla politica estera degli Stati Uniti da Barack Obama, per il quale gli Stati Uniti non possono più assumersi il ruolo di gendarmi del mondo pronti ad intervenire ovunque vi siano gravi violazioni dei diritti umani o del diritto internazionale. La speranza era che l’Unione Europea, per la quale il conflitto siriano rappresenta un problema molto più vicino e preoccupante di quanto non lo sia per gli Stati uniti, potesse assumersi la responsabilità di un intervento. Tuttavia, come si è dimostrato anche in Libia, l’Unione Europea non è in grado di compensare il ritrarsi della leadership statunitense.

La scelta di Obama di non intervenire nel conflitto siriano, nonostante nel 2013 tutto l’apparato militare statunitense premesse per un intervento militare, ha lasciato un vuoto che è stato colmato dalla Russia. Questa scelta è stata determinata principalmente dalla volontà di non ripetere gli errori commessi dai suoi predecessori in Medio Oriente nel recente passato e di non impantanarsi in un conflitto la cui soluzione sarebbe stata molto più problematica di quanto potesse sembrare. Obama ha cercato a lungo di individuare tra i ribelli degli interlocutori ‘credibili’ a cui fornire supporto, con l’obiettivo di far maturare una soluzione del conflitto dall’interno. Tuttavia, l’assenza di un progetto e di una leadership comune nel variegato fronte dei ribelli ha reso difficile anche questa strada.  Inoltre, nel conflitto siriano ha pesato e pesa molto il prevalere delle agende locali su quelle globali e la presenza di agende contrastanti anche fra i partner degli Stati Uniti. Non solo gli obiettivi degli Stati Uniti e dell’Unione Europea non coincidono con quelli dei loro ‘alleati’ locali, ma questi ultimi hanno tra loro obiettivi diversi. Ad esempio, mentre i Curdi puntano ad ottenere un loro territorio indipendente, la Turchia vuole giocare un ruolo centrale nella riorganizzazione della Siria proprio per impedire la creazione di una regione autonoma curda al suo confine. La presenza di agende contrastanti ha rappresentato e rappresenta un serio ostacolo alla soluzione del conflitto siriano.

La caduta di Aleppo dimostra che la comunità internazionale, quale soggetto in grado di portare pace, giustizia e libertà nel mondo non può prescindere al momento dalla leadership statunitense. Al tempo stesso, in uno scenario geopolitico sempre più multipolare, è chiaro che gli Stati Uniti non possono esercitare la loro leadership come hanno fatto fino ad oggi. Occorre quindi che l’Unione Europea si assuma la responsabilità di condividere con gli Sati Uniti la guida della comunità internazionale. Se questo non accadrà, la caduta di Aleppo sarà ricordata come la sconfitta definitiva della comunità internazionale e, con essa, dei suoi ideali di pace, giustizia e libertà.

 

TAG: Barak Obama, democrazia, diritti umani, Guerra in Siria, Politica estera
CAT: diritti umani, Geopolitica

3 Commenti

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  1. francesco-cappello 4 anni fa

    Bravo!! Un capovolgimento completo di tutto ciò che è successo. Assad massacra per 5 anni il suo stesso popolo facendosi aiutare da Putin! Aleppo, vince la sua guerra di liberazione.
    Il terrorismo mercenario finanziato e controllato da NATO, Arabia Saudita, Katar, Israele sarebbe l’evoluzione di quel che era stata la primavera araba nel 2011? Quindi lei pensa e sarebbe in grado di dimostrare che quei manifestanti del 2011 siano riusciti nel tentativo di far cadere il legittimo governo siriano guidato da Assad a tenere testa all’esercito siriano e successivamente a quello russo con il risultato che Assad e Putin avrebbero distrutto le città siriane e massacrato i civili siriani!? Complimenti!
    Chi volesse informarsi evitando queste inqualificabili, quanto pervasive, ricostruzioni mistificatorie e propagandistiche si rivolga a giornalisti degni di questo nome. Uno per tutti: http://fulviogrimaldi.blogspot.it/

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  2. massimiliano-zanoni 4 anni fa

    Sr dopo anni di guerra e distruzione, Assad è ancora il leader legittimo invocato dalla popolazione, c’è qualcosa che stride profondamente nel racconto di Di Piazza.
    Forse opinionusti cosi poco basati sui fatti dovrebbero dedicarsi ad altr attività.

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  3. francesco-cappello 4 anni fa

    bugie, propaganda… lei ha verificato le sue fonti!?

    https://youtu.be/HdMGeU8pMTU

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