Salvate il popolo dell’Angelo Pavone

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4 agosto 2016

Ieri, a Berlino, gli Yazidi hanno chiesto aiuto per il loro popolo, nel giorno del secondo anniversario del genocidio perpetuato nei loro confronti dall’Isis, che li considera ancora “adoratori del diavolo”.

Era il 3 agosto del 2014 e per gli Yazidi è iniziato l’inferno. Trucidati e scacciati dal Sinjar iracheno, durante l’intero mese di agosto le milizie dell’Isis hanno continuato ad attaccare città e villaggi della minoranza nell’area, forzando gli Yazidi a scegliere tra la conversione immediata o la morte.
Il destino di molti uomini, si stima più di 5000, è stato quello di essere uccisi e seppelliti in fosse comuni, dopo aver rifiutato la conversione o aver provato a difendere con le armi le loro case. Per migliaia di donne e bambine, invece, è iniziato l’orribile calvario della schiavitù sessuale nei territori del cosiddetto Stato Islamico.

Nel 2014, gli Yazidi divennero noti al mondo perché, anche per proteggere la loro fuga, gli USA iniziarono una serie di brevi bombardamenti contro l’Isis.
In questi due anni, però, la terribile vicenda degli Yazidi non si è conclusa e, per mesi, è stata dimenticata da tutti.
L’ONU ha appena affermato che quello degli Yazidi è un “genocidio ancora in corso” e che più di 3000 tra donne e bambini sono ancora prigionieri dell’Isis, subendo quelle che vengono definite “violenze quasi inimmaginabili”. Centinaia di ragazzi e adolescenti, inoltre, vengono forzatamente arruolati e mandati a combattere nelle prime linee delle formazioni dello Stato Islamico.

Ieri, gli Yazidi di Germania hanno chiesto di non essere dimenticati dal Governo tedesco e dalla comunità internazionale. La manifestazione nella capitale, che ha radunato diverse centinaia di persone, si è svolta nel clima di una dolorosa e coraggiosa compostezza. Tra i manifestanti non mancavano rifugiati appena arrivati in Germania, in fuga dalla guerra, così come giovani donne che sono riuscite a scappare dai loro aguzzini, dopo mesi di violenze sessuali e torture quotidiane.
La liberazione delle donne ancora nelle mani dell’Isis è una delle richieste più chiare e urgenti delle campagne e delle proteste degli Yazidi.

La comunità degli Yazidi in Germania conta fino a 100 mila persone, ed è la maggiore della diaspora, su un totale di una popolazione che è stimata essere di circa 700 mila individui nel mondo. Dopo le violenze degli ultimi due anni, gli Yazidi rischiano, sempre di più, di diventare un popolo errante, scacciato e sradicato completamente dalla propria terra d’origine. Anche le città sottratte all’Isis dall’esercito iracheno, dai Peshmerga, dall’YPG e dal PKK rimangono, infatti, in macerie e vuote. Tanti non vogliono o possono fisicamente tornare in quei luoghi. Anche nel caso di una sconfitta definitiva dell’Isis, inoltre, il destino degli Yazidi sembra fragile, in uno scenario che non sarà certamente immediatamente pacificato. Pur combattendo con propri gruppi armati, gli Yazidi sono militarmente deboli e privi di solide alleanze nella regione.

La tragedia degli Yazidi è solo una delle terribili storie di una guerra in Iraq e Siria sempre più orribile e assurda. La storia degli Yazidi è però emblematica dell’assoluta barbarie del conflitto, perché il tentativo di pulizia etnica nei loro confronti è stato perpetrato con una strategia dichiarata e sistematica. In numerose pubblicazioni dello Stato Islamico vengono dichiarati e spiegati gli intenti di sterminio e messa in schiavitù dell’antichissima minoranza etnica e religiosa.

Di lingua curda, gli Yazidi sono fedeli a una religione le cui origini e influenze si perdono nella notte dei tempi e che portano in sé elementi del Zoroastrismo, dell’Islam, del Cristianesimo e di antiche forme di Gnosticismo.
Da sempre, gli Yazidi adorano il Melek Ṭāʾūs, noto come l’Angelo Pavone. La divinità è un angelo demiurgo, spesso raffigurato come uno splendido pavone, che si sarebbe redento dalla propria originaria ribellione. Per questo motivo, nel corso dei secoli, diverse interpretazioni dell’Islam e del Cristianesimo hanno identificato il Melek Ṭāʾūs con una versione più o meno evidente del Shaitan coranico e del Satana testamentario. Una circostanza che ha causato continue persecuzioni ai danni degli Yazidi, accusati di essere adoratori del maligno. Anche per questo motivo, ancora ora, lo Stato Islamico indica gli Yazidi come un popolo impuro, diabolico, da sterminare.

Da parte loro, gli Yazidi, hanno imparato a proteggere i propri elaborati e complessi riti, non rinunciando, però, a ricordare che la grandezza dell’Angelo Pavone starebbe nel suo essere un angelo che ha potuto scegliere tra il bene e il male, decidendosi per il primo.
Un’antica propensione religiosa al libero arbitrio che, ancora oggi, sembra un pericolo assoluto per i più sanguinari oscurantismi.

TAG:
CAT: diritti umani, Geopolitica

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