“La stella bianca”, memorie di una giusta

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27 Gennaio 2021

Un libro che si legge come un romanzo. La stella bianca che fu imposta dai nazisti ad alcune persone significa “Amico degli ebrei” e segnalava, appunto, quelle persone che erano sospettate di prendere le parti degli ebrei durante la seconda guerra mondiale. La stella bianca (titolo originale L’étoile blanche) è un libro scritto Madeleine Fauconneau du Fresne (1893-1976), un’aristocratica che nel 1943 fu internata a Beaune-la-Rolande con una stella bianca per avere aiutato l’amica Yvonne Netter, un’avvocatessa ebrea, a fuggire dal campo di Pithiviers, più precisamente dall’ospedale dove venivano curati alcuni internati del campo. Era il 28 febbraio 1943. Questa storia è rimasta relativamente sconosciuta anche alla stessa famiglia della Fauconneau, finché un discendente, Emmanuel Rougier (il cui nonno era cugino di Madeleine), ritrova accidentalmente i suoi scritti. Testo “con una dimensione spirituale travolgente”, La stella bianca aiuta a far riflettere sul senso della vita e delle cose vere, sull’amicizia, sull’onore.

Madeleine Fauconneau du Fresne racconta cosa ha subito in quegli anni di odio e di terrore. Anni nei quali la collaborazione tra la “diarrea verde” – che allude alle uniformi dell’esercito tedesco – e la Gestapo distrussero la Francia. Per aiutare la sua amica Yivonne a fuggire, Madeleine paga gendarmi per vederla, e le due donne si incontrano con l’aiuto della comunità Girls of Charity al Pithiviers Hospital.

L’autrice ricorda anche il suo incontro con il famoso e virtuoso pianista Léon Kartun, le cui mani furono danneggiate dal duro lavoro nei campi di concentramento ed a cui è stato fatto il lavaggio del cervello dal sistema nazista. Il musicista uscirà dal campo completamente devastato e abbandonerà la musica dopo aver offerto più concerti ai deportati, di cui suor Marguerite-Marie si prende instancabilmente cura. Nonostante tutte le disgrazie e le malattie che incontra, la suora è altera, dignitosa e commovente. Il 28 febbraio 1943 è la data fissata per trasferire tutti i malati a Beaune-la-Rolande, un campo di triage che costituisce la penultima tappa prima di Drancy, e la Deportazione. Yvonne non sarebbe sopravvissuta. Con la sua fede in Dio e nei miracoli, Madeleine riesce a portare in salvo l’amica Yivonne. Durante un interrogatorio, Madeleine riesce a compromettere il suo accusatore e ritrova, per qualche tempo, una libertà vigilata. Viene condotta «a vivere con gli ebrei che ama così tanto» nel campo di Beaune-La-Rolande, dove si preannuncia il peggio. La donna tiene testa a tutti gli uomini che le si avvicinano, e resiste grazie alla sua introspezione interiore. Dio aveva cambiato la sua vita, anche lei «doveva essere uno strumento di ricostruzione in questo mondo capovolto». Pertanto, indossava la stella bianca che le era stata assegnata come una medaglia. Scrive: «Sono amica degli ebrei, la stella bianca dice la verità, non vi rinnegherei».
Nel campo di sterminio di Beaune-La-Rolande scompaiono molte persone, inclusi i bambini. Molti sono gli episodi raccontati da Madeleine, che ci restituisce un quadro dettagliato delle orribili condizioni di vita nel campo. Ella ci parla, ad esempio, della cantante lirica che si esercita a non perdere la voce; del pio ebreo che non vuole mangiare cibo sgradevole e finisce per morire di fame; dalla contessa, vestita come un’amazzone, che sciocca gli uomini tanto quanto le donne; della prostituta che simpatizza con lei che la introduce al femminismo; della piccola Teresa, che ha solo due anni, e che chiama “papà” tutti gli uomini che incontra; di Leon, il pianista stoico che non dice mai nulla e che protegge le sue mani dal virtuoso; di Bernard, il diabetico che scaccia i pidocchi e resiste a sette internamenti ma che, indebolito dalla malattia e dalla mancanza di igiene, muore al suo arrivo ad Auschwitz; di Betty, uno degli ultimi figli del Vel’ d’Hiv Rafle, gasato il 3 agosto 1944. Bambini che pagano per la follia degli uomini.
Yvonne Netter, grande figura di femminista, avvocato, giornalista e combattente della Resistenza, continua la sua lotta a favore delle donne fino alla sua morte avvenuta nel 1985. Lise Piguet, l’amica più cara, “salvatrice” di ebrei e di molti piloti alleati, sarà deportata a Ravensbrick da dove non tornerà.
Madeleine Fauconneau du Fresne nel 2018 è stata riconosciuta Giusta tra le Nazioni. La cerimonia di tributo si è svolta nel novembre del 2020. Il libro è stato pubblicato il 20 novembre dello stesso anno con il sostegno della Fondazione per la Memoria della Shoah (Edizioni EdiSens).
Liberata nel giugno 1943, Madeleine Fauconneau du Fresne rimase in contatto con Yvonne Netter per il resto della sua vita.

TAG:
CAT: diritti umani, Letteratura

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