Il Leviatano sanitario e il “Discorso sulla servitù volontaria” di La Boétie

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6 Settembre 2021

L’emergenza perenne usata come strumento di governo. Oggi assistiamo ad una forma inedita in cui il potere si esprime ed è quella dell’emergenza sanitaria che dura ormai da due anni, portando con sé restrizioni, chiusure, compressioni alle libertà democratiche. Fino all’adozione del green pass, che, messo fuori legge in tutti i Paesi della Comunità Europea, resta in piedi in modo traballante solo in Italia e in Francia. Con le dovute differenze. In Francia non viene richiesto a docenti e studenti nelle scuole di ogni ordine e grado e nell’Università, in Italia sì. In Francia è richiesto per andare al bar e al ristorante sia per consumare all’interno che in terrazza. In Italia è valido solo per l’interno. In entrambi i paesi è richiesto per accedere ai luoghi della cultura come cinema, musei, teatri. In entrambi i Paesi ha provocato sollevazioni a non finire, su molte delle quali parte della stampa compiacente non ha speso neppure una parola. In effetti, il mainstream giornalistico, da questa faccenda, non ne esce un granché bene. Tra manipolazioni ed omissioni, il fine è quello di far passare una narrazione a senso unico. E cioè: le uniche soluzioni per arginare il Covid-19 sono le vaccinazioni a tappeto e l’utilizzo di un passaporto che, nello svolgimento della vita quotidiana, dimostri agli altri che non si è infetti. Oltre ad essere uno strumento altamente discriminatorio, il green pass non garantisce affatto che il suo possessore non sia contagioso. Dunque, non ha alcun valore dal punto di vista sanitario. Ma c’è di più. Lo Stato e le multinazionali farmaceutiche, mentre aggirano tutti i regolamenti europei, mentre martellano sul senso di responsabilità e sul concetto di “libera scelta” del cittadino, si guardano bene dall’assumersi le proprie, di responsabilità, e meno che mai i rischi degli effetti avversi da vaccini.

Basta scorrere i commenti che compaiono sotto le vari pubblicità relative ai vaccini (ad esempio qui) per rendersi conto di quanto questa narrazione abbia stancato i francesi. In Italia, invece, mentre si susseguono le manifestazioni di studenti contro il green pass, mentre 150 (per adesso) docenti universitari firmano un documento per il ritiro di questo discutibile strumento dalle Università, il magistrato e accademico Augusto Sinagra, ricorda al premier Mario Draghi:

«Lei è destinato a fallire. Non basteranno i “giuristi” del principe ad accreditare la continuazione del pretesto di una emergenza epidemica asserita e supposta. Un agente patogeno meno grave di tanti altri viene usato come strumento di governo. Lei, egregio bankman, potrà adottare provvedimenti legislativi ancor più liberticidi. Potrà violare ancora la Costituzione e le leggi dello Stato, e anche i Regolamenti della Unione europea (che ora ovviamente tace dinanzi a tali sfacciate violazioni), ma non riuscirà mai a corrompere l’anima di milioni di Italiani e a far loro piegare la schiena. Anche in un deserto di macerie morali e materiali, li troverà sempre in piedi».

E se per Papa Francesco «vaccinarsi è un atto d’amore», per Monsignor Carlo Maria Viganò non è proprio così. L’alto prelato, infatti, non manca di evidenziare gli improvvisi malori di coloro che muoiono dopo la somministrazione di un vaccino (o meglio del siero genico sperimentale che tale rimarrà fino al 2023) e, senza remore, afferma chiaramente che Bergoglio è alleato con il piano del Nuovo Ordine Mondiale, il quale consente “ai Governi di usare lo stato d’emergenza per legiferare in deroga al diritto ed imporre i cosiddetti vaccini all’intera popolazione, rendendo i cittadini tracciabili in tutti i loro movimenti, malati cronici o sterili”.

(Il video in cui Viganò afferma questo è qui).

In questo scenario che altrove ho definito “distopico”, abbiamo abbastanza elementi per fare discorsi e analisi sulla natura e le modalità in cui il potere si esprime. Certo, oggi esso è una sorta di Leviatano terapeutico, che vede in atto un intreccio di interessi e di alleanze tra politica, banche e multinazionali farmaceutiche. E cosa c’è di più sicuro di una emergenza sanitaria per comprimere al massimo le libertà dei cittadini, piegarli a qualsiasi diktat con la scusa della libertà di scelta che libera non è, comminare sanzioni e privarli della vita sociale e lavorativa?

Su questi inquietanti aspetti che caratterizzano le nostre vite in questa fase della storia, si sono fatti spesso paralleli con i totalitarismi del Novecento. Eppure, per quanto mi riguarda, ho trovato invece piuttosto illuminante un saggio di Étienne de La Boétie, un filosofo francese del XVI secolo, molto amico di Montaigne, diplomatico presso Caterina de’ Medici, autore del Discorso sulla servitù volontaria, scritto quando aveva 22 anni o forse 18. In questo saggio, l’autore rammenta che “è una terribile disgrazia essere soggetti a un padrone”, perché della sua bontà non si può mai essere certi. Il potere che il tiranno ha sugli uomini è quello che è dato dalla loro sopportazione. “La debolezza umana è tale che dobbiamo spesso ubbidire alla forza”. De la Boétie offre numerosi esempi di sottomissione tratti dalla storia antica e rivela un tono sprezzante e ironico per il popolino incolto, che consegna scientemente la sua vita al potente di turno. Un uomo come gli altri, il cui potere si basa sulle miserie di quelli che lo circondano: vili e ottusi disposti a sopportare il male, persone che si piegano per quieto vivere, gente senza nerbo e sena orgoglio dal cuore abietto e debole e incapace di aspirare a grandi cose, approfittatori di ogni tipo che mirano ad arricchirsi facendosi servi dei potenti. Ma soprattutto, gente senza cultura, “gentaglia che si lascia andare più di ogni altra cosa ai piaceri della gola”. Quelli che hanno pianto disperati la morte di esseri immondi e privi di umanità come Nerone e Cesare, che hanno abbindolato il popolino con feste e bagordi, oppure beoti che hanno adorato come divinità i re di Assiria, di Media e d’Egitto (in questo de la Boétie precorre i moderni studi di psicologia sociale sul culto della personalità).

Il potere tirannico, ricorda de la Boétie, è come un fuoco che divora tutto ciò che incontra:

Certo, come il fuoco di una piccola scintilla diviene grande e si rafforza sempre, e più trova legno, più è pronto a bruciarne, e se non vi si mette dell’acqua per spegnerlo, basta non metterci più legno, non avendo più da consumare, si consuma da sé, diviene senza forza e non è più fuoco; allo stesso modo i tiranni, più saccheggiano, più esigono, più rovinano e distruggono, più gli si dà, più li si serve, tanto più si rafforzano e divengono sempre più forti e più rinvigoriti per annientare e distruggere tutto; ma se non gli si dà niente, se non gli si obbedisce, senza combattere, senza colpire, restano nudi e sconfitti e non sono più niente, o sono come il ramo che diviene secco e morto quando la radice non ha più linfa e nutrimento.

Il maggiore disprezzo di La Boétie è per gli ignoranti, che sono nati per servire perché non ragionano. La mancanza di critica e di ragionamento è, lo sappiamo, il pericolo maggiore per le democrazie. Ecco perché occorre essere vigili e cercare di orientarsi con spirito critico tra tutta l’enorme mole di informazione che oggi, nella società della comunicazione, ci viene propinata quotidianamente.

Ma c’è un sistema per sconfiggere la tirannia, qualunque essa sia? La Boétie ci offre un suggerimento che possiamo raccogliere:

Per di più questo tiranno solo, non c’è bisogno di combatterlo, non occorre sconfiggerlo, è di per sé già sconfitto, basta che il paese non acconsenta alla propria schiavitù. Non bisogna togliergli niente, ma non concedergli nulla. Non occorre che il paese si preoccupi di fare niente per sé, a patto di non fare niente contro di sé. Sono dunque i popoli stessi che si lasciano o piuttosto si fanno tiranneggiare, poiché smettendo di servire ne sarebbero liberi. È il popolo che si assoggetta, che si taglia la gola e potendo scegliere fra l’essere servo e l’essere libero, lascia la libertà e prende il giogo; che acconsente al suo male, o piuttosto lo persegue.

Insomma, per difendersi dal tiranno occorrono: vigilanza, rispetto di sé, non acconsentire a privarsi della propria libertà per inseguire chissà quali promesse destinate a non realizzarsi.

Ecco l’attualità di un discorso che, sviluppato nel 1500, è valido in tutti i tempi.

La strada per la tirannide è dritta e semplice, pare non richiedere sforzo e porta solo guai. La strada per la democrazia è lenta e tortuosa e richiede impegno e molti sacrifici. Il più delle volte richiede una grossa capacità di resistenza. L’uomo nasce libero, ma, nella storia, è destinato a conquistare la sua libertà.

 

Traduzione in italiano dell’articolo comparso su AgoraVox

TAG:
CAT: diritti umani, Medicina

Un commento

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  1. alesparis69 2 settimane fa

    Del tutto in disaccordo con lei. Il concetto di libertà privo di fraternità, genera un individualismo atomistico non democratico. Veda questo video https://www.internazionale.it/video/2021/09/07/morire-iberta-non-vaccinarsi

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