Gli insulti al personale sanitario e la bassezza umana in tempi di pandemia

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31 Dicembre 2020

Le minacce e gli insulti via social agli operatori sanitari continuano anche in tempo di pandemia e rivelano un Paese alla deriva. Altro che migliorato. Qualcuno ha detto: “La bassezza umana in questa pandemia non ha toccato solo il fondo, ha anche iniziato a scavare. Gli insulti al personale sanitario che da mesi lavora per noi e che si è responsabilmente vaccinato, sono uno schifo intollerabile”.

Leoni da tastiera e frustrati da tastiera si aggirano sul web, ponendo in essere i deprecabili loro atti da bulli mai cresciuti. Come forse non è cresciuta parte di una società malata, abituata al “tutto e subito”, senza se e senza ma. Cullatasi nel narcisismo più becero, che si esprime nell’instagrammare ogni momento della propria vita, nel selfie compulsivo, nella sovraesposizone mediatica da “Grande Fratello”, senza sostanza e senza talento.

Una società fallimentare che già da qualche anno, ormai, sfoga i propri fallimenti su quelle categorie sociali che si occupano della cura delle persone – i medici – e dell’istruzione dei giovani – gli insegnanti.

Com’è noto, l’ultimo clamoroso caso ha riguardato Claudia Alivernini, l’infermiera dello Spallanzani che per prima in Italia si è vaccinata contro il coronavirus che e per questo è stata minacciata di morte sui social. E’ intimidita al punto da chiudere i suoi canali. A rinunciare a una parte della sua libertà. Solo per avere fatto un gesto responsabile per proteggere se stessa e gli altri.

Si è toccato veramente il fondo e la gente ora chiede una regolamentazione e pene severe per questo tipo di minacce sui social.

Nelle scorse ore Cathy La Torre, un’attivista, politica e avvocatessa italiana specializzata in diritto antidiscriminatorio (con particolare riferimento alle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, e sui diritti della comunità LGBTQI), ha pubblicato sul suo seguitissimo profilo Instagram (300mila followers) un lungo post nel quale spiega come il personale medico può difendersi da questo tipo di minacce.

Cathy La Torre scrive:

Difendersi dagli haters è possibile.
A differenza di ciò che credono in molti in Rete non è tutto è lecito.
E il Diritto non scompare su Facebook o sulle altre piattaforme.
Offendere qualcuno pubblicamente è un reato previsto e sanzionato dal codice penale.
Si tratta di diffamazione ex art 595 codice penale.
E vale anche per i social?
Certo che vale anche per i social.
Anzi.
La Cassazione ha stabilito che quella a mezzo social è diffamazione aggravata, trattandosi di offese potenzialmente capaci di raggiungere un numero indeterminato di persone.
Se invece ricevete messaggi privati con insulti e offese allora si tratta di ingiuria, che, dopo la depenalizzazione, è diventato un illecito civile.
E cioè risarcibile con una somma di denaro.

Allora, cosa fare ?

– Si può agire sia in via penale, cioè querelando gli odiatori
– sia in via civile chiedendo il risarcimento del danno reputazionale subito.
Nel primo caso bisognerà rivolgersi alla polizia postale portando con sé gli screenshot dei commenti.
Nel secondo caso, alternativa forse più rapida e con maggiore possibilità di ricevere un risarcimento, è un procedimento civile.
Non è detto neppure che si arrivi a un vero e proprio processo perché spesso le azioni si chiudono nella fase chiamata mediazione.
I costi sono molto contenuti, i tempi brevi e si può ottenere un risarcimento danni in denaro.
Ricordate infine che la tempestività è tutto.
Alcuni haters potrebbero cancellare i commenti o i profili.
Tuttavia per fortuna esistono strumenti messi a punto dall’informatica che consento di “congelare” commenti e profili, e fornire una prova piena anche qualora l’odiatore cancelli tutto.
L’importante è reagire.
Si tratta di una battaglia di civiltà e ne va della sicurezza di tutti e tutte.

 

Un bellissimo ed utilissimo post per interrompere questi cicli tossici di odio puro.

L’immagine di copertina è tratta dal profilo Instagram di Cathy La Torre

TAG:
CAT: diritti umani, Privacy

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