Karol Wojtyla, il Papa green che insegnava il coraggio e la libertà

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18 Settembre 2021

La figura di Papa Giovanni Paolo II, Santo dal 2014, se non ve ne siete accorti è oggi di grande attualità. I motivi sarebbero diversi, ma ve ne segnalo due che a me sono saltati subito agli occhi. Uno, è perché è stato il Papa più “green” della storia, nel senso che fra poco vi dirò. E due, perché ci ha insegnato a non avere mai paura.

È notorio il grande amore che Wojtila (Wadowice, 1920 – Città del Vaticano, 2005) aveva per la montagna. Ci sono moltissime fotografie della sua vita che lo ritraggono tra le cime più alte tra le quali amava andare, in cerca di un contatto profondo con Dio, dal momento che il Papa polacco era, come è stato già detto in passato, un mistico di prima qualità, oltre che un teologo e un filosofo di grande spessore. Ci sono anche dei video d’epoca che lo riprendono in meditazione o in preghiera tra quelle altissime cime e, sempre, quello che si legge nel suo sguardo e sul suo volto è la gioia profonda e il profondo respiro che quella esperienza gli donava.

Pope John Paul II in the Aoste Valley (Photo by Alain Nogues/Sygma/Sygma via Getty Images)

L’inquinamento bello tosto esisteva già, ma Greta Thunberg non era ancora nata a ricordarcelo, come non erano ancora nate le tematiche ecologiche e i movimenti dei ragazzini che protestano per un modo ecosostenibile e le emergenze climatiche. Nel panorama dell’informazione nazionale e internazionale, questa ricerca di natura e di Dio veniva rappresentata come una caratteristica della personalità e dello spirito di Giovanni Paolo II. Invece, se consideriamo il nostro presente, era un messaggio futuristico, in linea con i tempi nei quali viviamo. E non solo per le tematiche relative all’ambiente che oggi sono così tanto di moda, ma per il fatto che, con la sua vita ed il suo esempio, Giovanni Paolo II ci ricorda, in questo periodo oscuro di restrizioni alle libertà della persona con la scusa dell’emergenza sanitaria, che non è un “green pass” che ci dona la libertà, ma il Padreterno in persona (per chi, come Wojtyla, ci crede), che ci ha concepito creature libere e libere ci ha creato e che ha per ciascuno un progetto di felicità e di piena realizzazione personale nel mondo.

Come non ricordare la famosa frase in cui Wojtyla raccomandava: «Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro».

Ma prendere in mano la propria vita significa anche andare a testa alta e con cuore aperto nel mondo. «Non abbiate paura!», disse Wojtyla nella sua omelia per l’inizio del pontificato. Era il 22 ottobre 1978. «Spalancate le porte a Cristo!», continuava quel messaggio di speranza valido in ogni tempo. Soprattutto oggi. Un tempo nel quale la paura è diventata strumento di governo e l’emergenza qualcosa di infinito “a beneficio del popolo”.

Karol Wojtyla, uomo di azione e di contemplazione, è andato per tutte le strade del mondo, viaggiando tantissimo, incontrando persone delle più diverse etnie e nazionalità, sempre alla ricerca del volto di Cristo nel prossimo, sempre alla ricerca del dialogo e dell’incontro interculturale e interreligioso.

Wojtyla ha confidato totalmente nella infinita misericordia di Dio e nella intercessione di Maria. Ne abbiamo l’immagine di un uomo vigoroso e prestante, che con la sua possanza ha potuto sobbarcarsi tante imprese e tanti viaggi lontani nel mondo. Ma ne abbiamo anche l’immagine di un uomo fragile e sofferente, quando, negli ultimi anni della sua vita fu colpito da varie malattie, in modo particolare dalla rottura del femore destro, da un tumore al colon, da un’artrosi al ginocchio destro e dal morbo di Parkinson, che ne limitò fortemente i movimenti, anche se non gli impedì di continuare a girare per tutto il mondo, rimanendo lucido fino alla fine. Wojtyla disse che accettava la volontà di Dio che lo aveva voluto Papa.

Giovanni Paolo II è oggi l’esempio di un uomo e di un santo che ci ricorda che la vita e la connessa libertà è un dono, e non una graziosa concessione altrui, e che in ogni epoca della storia non bisogna avere paura, neanche quella legata alle varie emergenze che ogni tanto sbucano sul tragitto della storia, che siamo pretestuose o meno. E ci invita a fare della nostra vita un capolavoro. Ci invita a far fiorire completamente tutte le nostre possibilità.

Cosa c’è di più attuale e universale di un messaggio come quello che egli ci ha lasciato?

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CAT: diritti umani, Religione

Un commento

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  1. massimo-crispi 4 settimane fa

    Se è per questo anche Gabriele D’Annunzio e Oscar Wilde fecero delle loro vite dei capolavori, e non solamente loro. Pensi a Goethe, che attraverso il culto della personalità di un ego ipertrofico, si affermò creando il proprio culto ovunque passasse. E questo molti anni prima dell’apparizione di Wojtyla nel mondo. Il quale Wojtyla, non dimentichiamolo mai, sarà stato per lei un fine teologo e ammettiamo pure un immenso filosofo, ma prima di ogni cosa era un teatrante, autore e attore, e in quanto tale abituato alla finzione.

    E si sa quanto papi e preti facciano della finzione la loro cifra distintiva, vedi quest’ultimo che lo fanno passare per il papa buono, il papa aperto, il papa del cambio e poi, in visita in Ungheria e in Cechia, non smuove le sue posizioni tradizionaliste di un millimetro. Chi sono io per giudicare? E su questo gesuitico postulato si sono eretti i teoremi del papa outsider che faceva quadrare il cerchio. Wojtyla volle apparire come un outsider, perché il mercato richiedeva questo, ma non perché lo fosse intimamente. Mai fidarsi elle apparenze. Le ricordo che il papa che lei dice che esortasse tutti a fare della propria vita un capolavoro osò proclamare dalla sua finestrella su piazza San Pietro, nel 2000, che il gay pride era un’offesa ai valori cristiani e che era inopportuno fare svolgere la manifestazione a Roma, come se Roma fosse ancora una cosa sua, probabilmente ignorando che esiste la Repubblica Italiana. Queste furono le sue parole:
    “Un accenno ritengo di dover fare alle ben note manifestazioni che a Roma si sono svolte nei giorni scorsi. A nome della Chiesa di Roma non posso non esprimere amarezza per l’affronto recato al grande Giubileo dell’anno 2000 e per l’offesa recata ai valori cristiani di una città che è tanto cara al cuore di tutti i cattolici del mondo”. Parole particolarmente offensive per tutti i cittadini italiani, che non erano cittadini vaticani, ricordiamolo. L’affronto era il suo nei confronti della Repubblica, perbacco!

    E, a proposito dell’omosessualità disse delle parole così “gentili” che sarebbe stata cosa da lanciargli le uova marce:
    “Vorrei a tale riguardo, limitarmi a leggere quanto dice il catechismo della Chiesa cattolica, il quale, dopo aver rilevato che gli atti di omosessualità sono contrari alla legge naturale, così si esprime: ‘un numero non trascurabile di uomini e donne presenta tendenze omosessuali, profondamente radicate. Questa inclinazione oggettivamente disordinata costituisce per la maggior parte di loro, una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita (MA STIAMO SCHERZANDO?), e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione\'”.
    Grande manifestazione di tolleranza, porca miseria. Soprattutto pure a chi non è cristiano dice come comportarsi, solo perché è la volontà di Dio. Finissimo teologo, non c’è che dire. Filosofo poi, non ne parliamo.

    200.000 persone che parteciparono al gay pride, che non avevano più paura di essere ciò che erano, come il suo caro papa proclamava nel 1978, come lei ha ricordato nel suo articolo, cercavano di fare della propria vita, ognuno secondo le proprie possibilità, un capolavoro. Conosce la canzone “I am what I am” dalla commedia musicale “La cage aux folles”? Bene, in quella canzone Albin/Zaza, il travestito protagonista, proclamava di essere ciò che era e di essere il suo proprio creatore, il suo proprio, perché i travestiti creano il loro personaggio e hanno sempre subito lo scherno e la riprovazione dei bigotti, tranne che in paesi dove Dio è stato decapitato dalla rivoluzione. E un papa mediocre come Wojtyla lei me lo pone su un piedistallo? Lei studia la Storia… allora raccontiamola tutta, la Storia e smettiamola di santificare chi proprio non è degno neanche di impersonare il santo in una commedia, anche fosse scritta da lui stesso.

    Seh, il papa “green”, come no? Solo perché passeggiava sulle dentate e scintillanti vette e contemplava la natura? Allora sono tutti green i turisti che vanno sulle Dolomiti. Ma per favore. Lui sapeva quanto inquinava l’elicottero o gli aerei che lo scarrozzavano in giro per il mondo? Proviamo a indagare.

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