L’empowerment femminile da Elly Schlein a Chiara Ferragni

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10 Settembre 2020

Certa mascolinità tossica ed evidentemente disagiata nelle espressioni e negli atteggiamenti fa una enorme fatica a dare di sé una immagine, non dico, simpatica, ma almeno credibile. Ed in questo marasma che è diventata la comunicazione quale open space alla portata di chiunque, le donne stanno offrendo prove di intelligenza sempre superiori.

Nel caso di specie, parliamo di due maestre di comunicazione: Elly Schlein e Chiara Ferragni. In comune non hanno un bel niente. Le loro vite affettive ed i loro gusti sessuali sono diversi e dichiarati. La prima è una politica dell’area di sinistra, vide presidente dell’Emilia Romagna, proveniente da una famiglia di accademici, cresciuta in un ambiente cosmopolita, ha respirato cultura da bambina e questo è particolarmente evidente nel suo lessico e nella sua preparazione politica e professionale. La seconda è una delle influencer più note al mondo, seguita e ammirata da un numero stratosferico di follower, maestra di stile e di gusto, anche se sappiamo che viene continuamente attaccata per avere costruito la sua notevole fortuna attraverso l’utilizzo sapiente e lungimirante dei social.

Elly Schlein è stata attaccata con un commento sessista per una copertina de l’Espresso, dove compare un suo primo piano. Il commento del prof. Gervasoni (“ma che è n’omo?”) è talmente stupido da non essere neppure risibile, come le sue continue invettive contro l’umanità difettosa non sono da prendere in considerazione nemmeno come ipotesi. Il Senato accademico dell’Università del Molise, riunito il 10 settembre 2020 per discutere il suo caso, “presieduto dal Rettore, prof. Luca Brunese, ha deliberato che sussistono gli elementi per inviare alla Commissione Etica la documentazione relativa a eventuali violazioni del codice etico dell’Ateneo da parte del prof. Marco Gervasoni. La delibera è stata adottata all’unanimità”. L’Ateneo nel contempo ha invitato la Schlein a parlare di bullismo, di diritti e di dignità umana presso l’ateneo molisano. Ricordiamo che il prof è stato già congedato dalla Luiss di Roma per una delle sue tante uscite fuori luogo e subito dopo l’attacco alla Schlein è stato liquidato anche dalla Fondazione di Vagno, intitolata al primo Deputato al Parlamento Nazionale vittima, nel 1921, della violenza fascista.

Alla Schlein non hanno fatto veruna impressione le esternazioni di un Gervasoni qualunque, nemmeno da lei nominato quando Lilly Gruber le ha posto l’attesa domanda: “Elly Schlein, vuole commentare?”. La risposta è un capolavoro di stile, che accresce l’autorevolezza della Schlein, se ce ne fosse bisogno, e rimpicciolisce ancora di più il suo detrattore: “Il tweet mi pare che si commenti da solo. Voglio ringraziare per la grande solidarietà che è arrivata. Il problema mi sembra un altro, e cioè che ogni volta che una donna prova, in questo Paese, a tracciare una prospettiva politica, si prova a spostare l’attenzione su qualcos’altro. Io non mi sento una vittima. Ho posto tante questioni politiche, anche sui social, che tanti hanno ritenuto di commentare e anche di litigare, però spesso il vero obiettivo dell’attacco al corpo della donna, al taglio di capelli della donna, alla sua piega, al suo vestito, sono le idee, il pensiero che quella donna prova ad esprimere. Ecco, non cadiamo in questo tranello. La migliore solidarietà è provare a continuare a confrontarci su quelle idee, anche spinose, che ho provato ad esprimere in quella lunga intervista. Poi, chiaramente, c’è un problema culturale di fondo enorme: la vicenda va ben oltre quel tweet e su questo credo che una grande riflessione e un grande investimento andrebbe fatto sull’educazione alle differenze. Agire sulle differenze prima che diventino diseguaglianze. Perché mi preoccupa molto quanto le discriminazioni di genere, trasversalmente in tutta la società, subiscano molte donne, anche non in vista o non impegnate in politica”.

Chiara Ferragni, rivolgendosi ad una platea di 21 milioni di follower in gran parte ventenni con il loro nome, grazie a un post scritto da @spaghettipolitics esprime e condivide tutta la sua rabbia per l’episodio di Colleferro (l’uccisione di Willy Monteiro Duarte, un ragazzo 21enne di origine capoverdiana da parte di due balordi tatuati e italianissimi. Willy era colpevole di avere voluto difendere un suo amico dalla loro furia omicida).

La Ferragni condivide le parole di @spaghettipolitics: “Due giorni fa è stato ucciso Willy Monteiro, italiano 21enne dalla pelle nera, da un gruppo di 4 fasci che l’hanno ammazzato a calci.

I giornali si sono prodigati ad estremizzare l’avvenuto in due modi:

1. Umanizzando gli aggressori (“Bravi ragazzi”).

2. Mettendo tutta la colpa sulle arti marziali che praticavano.

I giornali, però, non mettono il loro focus sul fascismo e sulla cultura predominante nella vita di queste persone. Addirittura c’è chi propone di “eliminare queste arti marziali” per risolvere il problema.

No, Amo, il problema lo risolvi cancellando la cultura fascista e sempre resistente in questo Paese di m*rda, non cancellando il mezzo tramite cui i fasci hanno fatto violenza.

Il problema non si risolve nascondendolo sotto al tappeto. Lo si risolve con la cultura e l’istruzione: qualcosa che manca in questo Paese”.

Una influencer parla di cultura e istruzione come antidoto all’incultura fascista dilagante nel Bel Paese. E lo fa condividendo parole incisive e ben assestate. Ecco a voi l’altra faccia della politica buona, quella che, pure non essendo dentro ai giochi politici, sa parlare alle persone mandando messaggi come questi. Checché se ne dica. L’hanno definita “immensa”. E non sarebbe la prima volta.

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CAT: discriminazioni

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