Contabilità ordinaria per ricchi e poveri

23 Gennaio 2018

L’uno per cento degli abitanti di questo pianeta detiene il 99 per cento della ricchezza globale.

Questo dicono gli ultimi dati forniti dall’Oxfam.

Gli stessi dati rivelano che in Italia il 20 per cento della popolazione possiede quasi il 70 per cento del reddito nazionale e che, insieme a un altro venti per cento di un po’ meno ricchi, ne gode addirittura quasi il 90 per cento.

Il rimanente sessanta per cento degli italiani sopravvive dunque col poco più del dieci per cento che rimane.

Nessuno tranne le solite anime belle (la cui mano destra ignora sempre quel che fa la sinistra) può esserne sorpreso: è questo, tolte tutte le chiacchiere ideologiche, il liberismo e sono questi i frutti del libero mercato.

Questo ciò che inevitabilmente ne deriva.

I dati sono stati riportati ieri, per lo spazio di un mattino, da qualche testata giornalistica. Oggi sono spariti anche da quella.

Notizie più importanti reclamano il campo:

“Terrore nel casertano, uccide la moglie e si uccide”

“Londra, fuga di gas”

“La juve resta sulla scia del Napoli”

Anche questo è libero mercato e non si capisce per quale ragione le notizie non dovrebbero essere una merce soggetta, come ogni altra, alle sue leggi.

Normale dunque che si pratichi un silenzio quasi tombale sui dati di prima mentre non passa giorno che un editoriale, un elzeviro, un trafiletto o un’articolessa non ci ricordino, ripetuti ad nauseam da radio e televisioni, che le tasse in Italia sono un furto, un balzello, una ingiustizia epocale e che bisogna finirla “di mettere le mani nelle tasche degli italiani”. Senza entrare mai nel merito se questi fantomatici “Italiani” appartengano al quaranta o al sessanta per cento di cui sopra. Ma poiché nessun opinion maker rientra in quel sessanta per cento che sopravvive col dieci è ovvio che a lui certamente interessino di più le tasse.

Anche in questo campo però ci sono notizie sorprendenti (ma non tanto) che nessuno rileva. Ai dati di prima vorrei, per darne atto, sovrapporre, sperimentalmente, una piccola proiezione ipotetica che riguarda le imposte sul reddito in Italia.

Nel 1973 nasceva l’Irpef.

Se valessero oggi gli scaglioni di reddito valevoli allora, chi guadagna 6.000 euro al mese dovrebbe pagare più del triplo, in percentuale, di chi ne guadagna 1.200.

Ne paga invece meno del doppio.

Aumentando i redditi, le cose si fanno ancora più interessanti.

Un riccone con 100.000 euro al mese paga oggi, anche lui, meno del doppio, in percentuale, di chi ne guadagna 1.200!

Con gli scaglioni del 1973 avrebbe pagato quattro volte di più.

Naturalmente il ricco sarebbe rimasto comunque ricco e il povero comunque povero.

Nessuno lo nega.

Ma riflettere su questi dati ci aiuterà forse a capire come vanno le cose in questo paese, perchè l’assordante silenzio sulla distribuzione della ricchezza si combini magnificamente con il quotidiano clamore sull’intollerabilità delle tasse e come l’uno aiuti a spiegare l’altro.

TAG: giornalismo
CAT: discriminazioni, Media

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