Bene…Bravo…TER: rottamare non sempre conviene

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12 dicembre 2018

 

La pace fiscale è stata inserita nel decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2019, e l’obiettivo del Governo è di incassare circa 3,5 miliardi di euro.

Il decreto fiscale 2019 è una delle misure più importanti della Legge di Bilancio 2019 del governo Lega-M5s.

Dopo le modifiche introdotte in Senato al DL n. 119/2018 è necessario analizzare ancora una volta come funziona l’operazione di chiusura dei debiti con il Fisco.

Per spiegare come funziona la pace fiscale, bisogna far riferimento almeno a quattro diverse procedure di chiusura delle cartelle: la rottamazione ter, la definizione delle liti pendenti, la sanatoria delle irregolarità formali e la lo stralcio totale dei debiti fino a 1.000 euro.

La nuova rottamazione delle cartelle prevista dal decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2019 sarà molto simile alle precedenti definizioni agevolate e consentirà ai contribuenti di pagare l’importo del debito al netto delle sanzioni e degli interessi dovuti.

Chi aderirà alla rottamazione dovrà pagare la somma capitale e gli interessi iscritti a ruolo (nonché l’aggio, i diritti di notifica della cartella di pagamento e delle spese esecutive eventualmente maturate), senza versare le sanzioni incluse negli stessi carichi, gli interessi di mora e le cosiddette “sanzioni civili”, accessorie ai crediti di natura previdenziale.

Chi presenterà domanda di adesione alla rottamazione ter delle cartelle potrà scegliere di pagare in un’unica soluzione ovvero in diciotto rate spalmate su cinque anni.

Con le novità introdotte in sede di conversione del DL fiscale 2019, viene previsto un termine di tolleranza in caso di ritardo nei pagamenti: non si decadrà dalla rottamazione ter in caso di pagamento entro un massimo di 5 giorni dalla scadenza.

Per quanto riguarda la fase di presentazione delle istanze, attualmente l’avvio della rottamazione è fissato al 30 aprile 2019, termine ultimo entro cui fare domanda utilizzando i moduli pubblicati dalle Entrate.

La definizione agevolata delle liti tributarie sarà organizzata in vari step. Nel caso di soccombenza dell’Agenzia delle Entrate nell’unica pronuncia giurisdizionale non cautelare resa, sul merito ovvero sull’ammissibilità dell’atto introduttivo del giudizio, alla data di presentazione della domanda di cui al comma 1, le controversie tributarie possono essere definite con il pagamento:

della metà del valore in caso di soccombenza nella pronuncia di primo grado;

di un quinto del valore in caso di soccombenza nella pronuncia di secondo grado.

Inoltre nella testo del DL fiscale si legge:

Le controversie relative unicamente agli interessi di mora o alle sanzioni non collegate al tributo possono essere definite con il pagamento del 15% del valore della controversia in caso di soccombenza dell’Agenzia delle Entrate nell’ultima o unica pronuncia giurisdizionale non cautelare sul merito o sull’ammissibilità dell’atto introduttivo del giudizio, resa alla medesima data, e con il pagamento del 40% negli altri casi.

Viene poi sottolineato che sono ammesse alla pace fiscale le controversie in cui il ricorso in primo grado è stato notificato alla controparte entro il 30 settembre 2018 e per le quali alla data della presentazione della domanda il processo non si sia concluso con pronuncia definitiva.

La pace fiscale, sottolinea da tempo Salvini, non sarà una nuova rottamazione delle cartelle e, accanto alla misura che consentirà di pagare i propri debiti al netto di sanzioni e interessi, nel testo definitivo del Decreto Fiscale 2019 è stata inserita la cancellazione totale delle cartelle di importo più contenuto.

Il tetto massimo dei debiti che potrebbero essere stralciati al 100% è pari a 1.000 euro e la cancellazione sarà automatica al 31 dicembre 2018.

Le cartelle di importo minimo sono pari al 55% del magazzino dei debiti non riscossi e riguardano quasi 15 milioni di contribuenti.

Sulla base del testo del decreto Fiscale 2019 pubblicato in Gazzetta Ufficiale e dell’emendamento omnibus, è prevista l’ammissione alla nuova rottamazione ter ai contribuenti che hanno aderito alla rottamazione bis a patto di aver pagato entro la scadenza del 7 dicembre 2018, le eventuali rate di luglio, settembre e ottobre 2018 omesse, ottenendo così la proroga automatica del versamento delle restanti somme in 18 rate consecutive di pari importo.

In base a questa indicazione legislativa, Confedercontribuenti ha chiesto al Governo di inserire un emendamento alla Legge di Bilancio 2019, in fase di discussione al Senato, per dare accesso alla Rottamazione Ter anche a coloro che non hanno potuto pagare quella Bis, senza poi mettersi in regola e per questo sono stati tagliati fuori dal nuovo condono fiscale.

Non consentire a chi non ha pagato la Rottamazione Bis di accedere alla Rottamazione si tratterebbe di una discriminazione che andrebbe a penalizzare coloro che avevano espresso già la volontà di volere aderire e poi non hanno potuto pagare. Situazione che non viene contemplata per chi non aveva mai fatto alcuna adesione, diventando quindi favorito dalle nuove norme. Senza contare che anche chi ha aderito alla prima rottamazione delle cartelle e non ha pagato può accedere alla Rottamazione Ter.

Viene quindi chiesto al legislatore di porre rimedio con un emendamento che rappresenta una misura di buon senso necessaria per evitare il rischio di fallimento per moltissime imprese e di pignoramenti per migliaia di famiglie.

Per salire sul treno della rottamazione ter delle cartelle prevista dal decreto pace fiscale c’era tempo fino al 7 dicembre, versando tutti gli importi dovuti si potranno spalmare su 5 anni le somme restanti, a un tasso ridotto.

Chi non ha pagato entro il 7 dicembre non potrà più accedere alla rottamazione ter e il Fisco potrà riprendere le procedure di riscossione ordinarie.

Chi ha aderito alla Definizione agevolata 2000/17 (cosiddetta “rottamazione-bis”) e ha pagato le rate di luglio, settembre e ottobre entro il 7 dicembre, rientra automaticamente nei benefici previsti dalla “Definizione agevolata dei carichi affidati all’Agente della riscossione” dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017 (cosiddetta “rottamazione-ter”). È quanto prevede l’art.3 del Decreto Legge n. 119/2018.

L’Agenzia delle entrate-Riscossione, senza alcun ulteriore adempimento a carico del debitore, invierà al contribuente entro il 30 giugno 2019 una “Comunicazione” con il differimento dell’importo residuo da pagare relativo alla “rottamazione-bis”, ripartito in 10 rate di pari importo (5 anni), con scadenza il 31 luglio e il 30 novembre di ciascun anno, a partire dal 2019.

Gli interessi a decorrere dal 1° agosto 2019 saranno calcolati nella misura dello 0,3%.

Contrariamente, in caso di omesso ovvero insufficiente o tardivo versamento delle rate della “rottamazione-bis”, per gli stessi carichi non si potrà più accedere alla nuova Definizione agevolata (cosiddetta “rottamazione-ter”) e Agenzia delle entrate-Riscossione, come stabilito dalla legge, dovrà riprendere le procedure di riscossione.

Chi sono quindi gli inclusi ed esclusi dalla pace fiscale 2019?

Iniziamo a dire che sicuramente gli esclusi sono i contribuenti che hanno già aderito alla rottamazione bis ma che non hanno pagato le rate residue entro il 7 dicembre 2018.

Quali debiti potranno essere sanati con la pace fiscale 2019?

Secondo le ultime notizie nel decreto pace fiscale 2019, i cittadini e le imprese avranno sicuramente la possibilità di sanare la propria posizione con il Fisco italiano per debiti riguardanti:

–             cartelle di pagamento;

–             multe;

–             sanzioni;

–             accertamenti fiscali in corso;

–             liti fiscali con ricorsi fino alla Cassazione.

–             sanatoria doganale;

–             piccoli errori formali che non hanno dato determinato minore imposte.

Esclusi i debiti che non sono stati pagati con le rate della prima rottamazione o con la rottamazione cartelle bis qualora non in regola con le rate precendenti.

Ciò significa quindi che i contribuenti che hanno fatto domanda di adesione alla definizione agevolata dei debiti iscritti a ruolo affidati all’agente della riscossione dal 2000 al settembre 2017, non potranno accedere alla pace fiscale 2019 se non hanno pagato le rate precedenti. L’idea del governo Conte è dunque di non creare alcuna continuità tra la rottamazione cartelle e la pace fiscale e ciò si evince anche dalle parole del Sottosegretario al MEF, Massimo Bitonci, esponente della Lega che in un’intervista al Sole24Ore, lo scorso 15 luglio, ha detto che la pace fiscale non sarà un’alternativa più conveniente per chi ha aderito alle precedenti rottamazioni delle cartelle introdotte dal Governo Renzi e proseguite da Gentiloni, proprio perché sarà negata a coloro che non pagheranno una o più rate o l’importo rottamato.

Per cui ecco avallata l’ipotesi che chi rinuncia al pagamento delle precedenti rottamazioni, non potrà comunque accedere alla pace fiscale per mettersi in regola con il fisco, sanando tutti i debiti pregressi.

Nel passaggio al Senato in manovra dovrebbe rientrare il «saldo e stralcio» delle cartelle esattoriali, espunto dal decreto fiscale sempre a Palazzo Madama. Niente da fare, invece, per il cosiddetto «condono», cioè la dichiarazione integrativa speciale per far emergere i redditi non dichiarati fino a un massimo di 100mila euro per anno.

Il vicepremier Luigi Di Maio aveva dichiarato che l’obiettivo è «aiutare chi è nelle grinfie del fisco e non riesce ad uscirne». Il «saldo e stralcio» delle cartelle consentirà ai contribuenti che hanno un debito da 30mila sino a 90mila euro di pagarne solo una parte, mettendosi in regola. «Invece di tenere i piccoli contribuenti in ostaggio gli chiedi il 15%, lo Stato incassa e loro tornano a lavorare», ha spiegato Matteo Salvini aggiungendo che sul tetto «ci stanno lavorando».

Secondo le indiscrezioni circolate, il parametro che dovrebbe essere utilizzato per accedere ai benefici è l’indicatore della situazione reddituale (Isr), una derivata della dichiarazione Isee del nucleo familiare. L’aliquota applicata per lo sgravio di ciascuna cartella sarà appunto legata all’Isr. Si stima, pertanto un’aliquota secca del 10% se il debitore ha un Isr inferiore o uguale a 15mila euro. Il 16% è il valore per i redditi compresi tra 15mila e 22mila euro, mentre al di sopra di questa soglia si dovrebbe pagare il 30% della cartella. Per stralciare le cartelle e chiudere i conti con l’erario i contribuenti potranno versare le somme dovute in unica soluzione oppure ripartendole in dieci rate mensili nel corso del 2019.

Questo provvedimento si affiancherà alla rottamazione ter già in corso, un beneficio esteso anche a coloro che hanno aderito alla rottamazione bis purché abbiano regolarizzato le posizioni entro lo scorso 7 dicembre.

Potremmo dire…non c’è Ter senza Bis.

TAG: diritto tributario, monica mandico, pace fiscale, rottamazione cartelle esattoriali
CAT: economia civile, Tasse

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