Vocabolarietto portatile 17 – Consigli di lettura

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24 Dicembre 2017

“Regala un libro”, salmodia nel corso di festività pubbliche o private il rito ufficiale che della Cultura indossa i paramenti liturgici per celebrarne l’eucarestia mercantile. Ed è invalsa, anche in giorni feriali, l’abitudine, diffusa soprattutto tra quegli sciagurati persuasi di possedere il pedigree culturale necessario per farlo, di “consigliarti” questo o quel libro, raccomandandolo come essenziale alla tua formazione.

Quanto a me, ve ne prego: non regalatemi e soprattutto non consigliatemi mai un libro.

Salvo non abbiate certezza assoluta che proprio quel libro (titolo, autore, editore) voglio leggere (allora solo il dono conserverebbe un senso, divenendo il consiglio irrimediabilmente ridicolo).

In caso contrario il regalo sarà controproducente, il consiglio irritante e l’uno e l’altro avranno l’effetto immediato di proiettare i loro oggetti nell’ambito delle mie idiosincrasie.

Non solo non leggerò quel testo ma non vedrò l’ora di disfarmene in ogni modo possibile.

E se foste, dopo, talmente indiscreti da chiedermi “cosa ne penso” vi risponderei, assumendomi il ruolo dello screanzato, che non solo non l’ho letto ma non ho alcuna intenzione di leggerlo.

Il dono si trasformerebbe, per voi, in insolenza e, per me, in seccatura.

La prescrizione, insomma, è questa: non regalare libri a chi prende appena un po’ sul serio la lettura.

Le ragioni di questo precetto non riguardano solo la buona educazione.

Derivano piuttosto dal senso stesso della parola leggere, che con “religione” spartisce la radice. E’ un legare il raccolto. Chi legge (si) coltiva e rilega insieme quel che va raccogliendo. Le letture che raccogliamo nel corso della vita, simboleggiano, dunque, tra loro come frammenti che si appartengono e, come frammenti, rimandano sempre al loro prima e al loro dopo. Quel che verrà è, in genere, sufficientemente ignoto al lettore stesso, ma lo è totalmente al donatore o al consigliori (professionista o dilettante).

Di quello che c’è stato, invece, il lettore è edotto ma gli altri non hanno la più pallida idea.

Per questo un libro donato e non richiesto è, a prescindere dal suo valore, sempre indesiderato e, un libro consigliato è, sempre, un consiglio sbagliato.

Ma se ciò non bastasse a far detestare donatori e consigliori ecco un’altra ragione che li rende odiosi.

Ogni lettura, degna di definirsi tale, deve tenere in sé la possibilità del proprio successo così come del proprio fallimento e, soprattutto, di un fallimento o un successo in proprio. Mai conto terzi.

Il donatore, per quanto talora benintenzionato, e il consigliori, in quanto spesso imbecille, ti impongono invece, con supponenza, i loro (presunti) successi come se dovessero essere necessariamente anche i tuoi. Nonostante un’ostentata gentilezza portano in processione il gagliardetto di tutti i filistei, la pretesa di colonizzare gli altri con la scusa di contribuire alla loro acculturazione e tonnellate d’olio all’editoria dell’aria fritta.

 

TAG: Cultura
CAT: Editoria, Media

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