La storia di Angelo Rizzoli, nato povero, morto ricchissimo e nobile

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26 Settembre 2020

Cinquant’anni fa, all’età di 81 anni, se ne andava Angelo Rizzoli, milanese, creatore di un impero editoriale ed attivo anche nel mondo della produzione cinematografica. Un magnate dell’industria italiana che, al momento della sua morte, lasciava agli eredi un patrimonio di cento miliardi di lire dell’epoca e nessun debito. Un primato che, come spesso accade, non sarebbe stato eguagliato dai discendenti, figli e nipoti che non avevano la sua stessa capacità amministrativa, e nelle mani dei quali la Rizzoli rapidamente decadde. Responsabile di tale crollo fu soprattutto il nipote Angelone, figlio di Andrea, travolto dall’acquisto fallimentare del Corriere della Sera e dallo scandalo della P2.

Angelo Rizzoli era figlio di un ciabattino analfabeta morto prematuramente. Crebbe dunque in un orfanatrofio milanese di eccellenza, il Martinitt, fondato nel ‘500 da San Girolamo Emiliani e noto per essere un collegio che dava ai giovani ospiti un mestiere fatto e finito ancor prima della maggiore età. Il Martinitt ha sfornato talenti come Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica, o come Edoardo Bianchi, quello delle famose bici e auto. Arrivato a 18 anni, Angelo, divenuto tipografo, apriva una piccola stamperia in cui produceva cartoline commemorative della Guerra in Libia. Nel 1912 sposava Anna Marzorati, figlia di un tipografo. La coppia avrà tre figli. Nel 1917, una volta tornato dal fronte, acquistava dalla Mondadori ben quattro riviste di gran pregio grafico e contenutistico, ma un disastro in termini economici, trasformandole in riviste femminili di successo. A suggerirgli l’acquisto fu l’editore siciliano Calogero Tumminelli, che in Italia aprì la prima casa editrice specializzata in pubblicazioni d’arte.

Rizzoli era un genio della contabilità. Sapeva far di calcolo utilizzando una semplice matita, mettendo nero su bianco gli utili e le perdite degli investimenti che si preparava ad affrontare, con uno slancio creativo pari a quello amministrativo.

Gran lavoratore e grande stratega, Angelo Rizzoli amava però anche divertirsi. Il fine settimana scendeva da Milano a Roma per frequentare salotti, feste, attori e attrici. Amava anche frequentare il casinò di Montecarlo, dove giocava e perdeva moltissimo. Diceva che era il pegno che doveva pagare per avere avuto troppa fortuna nella sua vita. Innamoratosi dell’isola d’Ischia, nel 1950 vi fece costruire un ospedale, che porta il nome di Anna Rizzoli e vi costruì anche l’albergo più bello che lì esiste, il Regina Isabella. Sempre a Ischia comperò la sua magnifica villa, oggi casa museo, e si fece costruire il panfilo Sereno, 43 metri di lunghezza ed otto bagni (gli amici lo chiamavano scherzosamente “il panfilo con più cessi a bordo”). Vi ha ospitato Gina Lollobrigida, Sofia Loren, Federico Fellini, Alberto Sordi, Liz Taylor, Ava Gardner.

A Canzo, in provincia di Como, Rizzoli deteneva un’altra magnifica proprietà tra le tante sparse in giro per il mondo. Vi si trovava un parco secolare.

Sono moltissimi i successi conseguiti da Rizzoli in campo editoriale. Nel 1929, in piena crisi, Rizzoli invadeva il mercato dei libri. Tra l’altro egli è stato l’inventore delle edizioni economiche BUR, con i grandi classici della letteratura venduti a prezzi popolari. Un successo travolgente: ogni libro vendeva trentamila copie. Ha creato periodici e riviste diffusissime tra il grande pubblico. Nel 1956 è passato al cinema, con la fondazione di Cineriz, che ha prodotto i film su Don Camillo e che ha dato modo di esprimersi a registi come Pasolini, Visconti, Germi, De Sica e Fellini.

Lavoratore instancabile, in grado di offrire prodotti di altissima qualità, è stato coadiuvato da figli e nipoti nella sua avventura imprenditoriale, senza mai trattarli da privilegiati. È perfino morto nobile, dal momento che e Umberto II nel 1967 gli attribuì il titolo di conte (il sovrano era in esilio in Portogallo, ma conservava il fons honorum). L’ultimo sogno di Rizzoli sarebbe stato quello di acquistare Il Corriere della Sera, ma considerò troppo rischioso l’investimento e decise di lasciar perdere. Raccomandò anzi a figli e nipoti di tenersi lontani da quel giornale. Come detto, non fu ascoltato. Su di lui vi è un’ampia letteratura, soprattutto ritratti, aneddoti e indiscrezioni, molto spesso di veridicità non verificabile. Il saggio più completo finora scritto sulla famiglia è di Alberto Mazzucca, La erre verde. Ascesa e declino dell’impero Rizzoli, Milano 1991.

Questa, dunque, la storia di un impero editoriale e del suo fondatore, figlio di un’Italia di altri tempi, dove il duro lavoro e la qualità pagavano ancora. Angelo Rizzoli si tenne per tutta la vita lontano dalle banche e dalla politica. Le sue ultime parole furono, non a caso: «Non fate mai debiti con le banche».

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CAT: Editoria, Storia

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