Contrapposizioni sospette

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25 Gennaio 2018

Leggo per caso questa battuta che Pratt mette in bocca a Corto Maltese: “Tra sarcasmo e ironia c’è la stessa differenza che tra un rutto ed un sospiro” e la trovo subito insulsa.

Non ne conosco il contesto e può darsi che dentro il fumetto vada benissimo ma come aforisma è del tutto privo di consistenza.

Non per cattiva volontà ma solo perché, consistenza, non può averne.

Un aforisma è un pensiero interminabile che mima la brevità, in esso non può esservi assenza di pensiero o ne vien meno il presupposto, smette di essere un aforisma e diventa una barzelletta (com’è sempre il caso di Pitigrilli e mai di Adorno, Caraco o Davila).

E’ la contrapposizione tra sarcasmo e ironia ad essere inconsistente.

Certe affermazioni sono come una sacca scrotale, la puoi tirare a destra, a sinistra o al centro e in ogni direzione appare elastica; ma sempre due coglioni contiene.

Il terzo, se non c’è fin dal principio, non si materializza.

In questo caso, per l’appunto, quel testis non c’è.

L’etimologia, per quel che può valere, spiega anche il perchè: sar-kach-asmos è “ridere con amarezza” eironeyo è “dire con dissimulazione”. Cose che non si escludono a vicenda come vuol far credere la battuta che ha anche il difetto imperdonabile di lisciare il pelo al senso comune come nessun aforisma dovrebbe fare.

Un’ironia priva di mordente è molle, flaccida, insapore.

Un sarcasmo reso cieco dalla rabbia manca il bersaglio.

Se si contrappongono ad excludendum, si mette l’ironia sul piedistallo e si precipita il sarcasmo nella sentina, ci si infagotta nella tela di ragno della ipocrisia.

Come classificheremmo la smagliante amarezza degli aforismi di Adorno, di Sgalambro, di Cioran? Che ne sarebbe di Gunther Anders e di Kraus? E della demolizione cui Marx ed Engels sottopongono, non un cretino qualunque, bensì Max Stirner non lesinandogli neppure le orecchie d’asino? O della liquidazione di David Strauss da parte di Nietzsche? Buttiamo loro e il loro “sarcasmo” nel cesso facendo invece un monumento alla “ironia” lieve e graziosa (per carità, rispettabilissima, ma…) di un Marcello Marchesi oppure, diononvoglia, a “la pacata e benevola ironia” che la Treccani accolla a Manzoni, variante bacchettona dello spirito di patate?

Comunque la si rigiri questa contrapposizione suona male e appare falsa.

Tanto più in quanto pende a favore di un battutismo che piace a tutti perché non fa male a nessuno e se ne sta seduto in mezzo al bordello della rotatoria con le gambe accavallate come Ernesto Calindri nella pubblicità del Cynar.

Perciò no. Non credo che il rutto c’entri niente, come non c’entra il sospiro.

Ironia e sarcasmo, alla faccia di tutti i vocabolari, le enciclopedie e le Crusche, sono momenti di uno stesso respiro: i(n)spirazione ed espirazione senza i quali si è più morti che vivi. Quella battuta, mi dispiace per Corto Maltese, in questa Italia ha le carte in regola per diventare la divisa del filisteismo nazionale: il motto di “Che tempo che fa”.

TAG: Cultura
CAT: Fumetti, Letteratura

Un commento

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  1. dionysos41 3 anni fa

    Come non condividere? Ecco un aforisma di Schumann: “Mi piace non mi piace, dice la gente. Come se al mondo non ci fosse niente altro di più importante da fare che piacere alla gente”. E il filisteo che sputa sull’arte nuova è sistemato. Forse anche quello che giustamente Ugo Rosa chiama filisteismo nazionale.

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