Germania: la destra anti-immigrati sfonda dove ci sono meno immigrati

4 settembre 2016

L’AfD (Alternative für Deutschland) ha superato il 20% nelle elezioni locali nel Mecklenburg-Vorpommern (Meclemburgo-Pomerania, ex DDR), regione d’origine e sede del seggio elettorale di Angela Merkel. Alternative für Deutschland ha sorpassato proprio la CDU, rimasta al 19%, e si è affermata come il secondo partito del land. Il candidato AfD Leif-Erik Holm ha già espresso la propria soddisfazione, annunciando una dura opposizione contro i partiti governativi.

Il primo partito della regione, come previsto, è ancora la SPD, che ha superato il 30% dei voti, perdendo comunque più del 5% rispetto alle elezioni del 2011. I socialdemocratici cercheranno di replicare la coalizione con i cristiano-democratici, con cui amministrano il land da otto anni, grazie alla coppia Erwin Sellering (Presidente, SPD) e Lorenz Caffier (Ministro degli Interni, CDU). Per una coalizione alternativa, ma improbabile, diventerebbe importante il ruolo della Linke, che ha raccolto poco più del 13%. Sotto la soglia del 5% (e fuori dall’Assemblea regionale) sono rimasti i Verdi, la FDP e, anche, i neonazisti della NPD. È andato oltre il 38% l’ipotetico “partito degli astenuti”.

Ma, al di là della potenziale conferma del governo regionale, gli occhi di tutto il paese erano puntati sul Meclemburgo-Pomerania per conoscere quale sarebbe stato il risultato dell’AfD. Ci si aspettava un exploit, e così è stato. In occasione delle elezioni regionali nella Sassonia-Anhalt, lo scorso 13 marzo, c’è chi aveva provato a liquidare l’altisonante 24,3% di voti conquistati dalla destra populista come un fenomeno passeggero.
Le elezioni di oggi, però, confermano che l’AfD non è una meteora nella politica tedesca.
Attualmente, a livello nazionale, Alternative für Deutschland sembra muoversi tra il 10 e il 15%, un dato sempre meno trascurabile in vista delle elezioni politiche tedesche del novembre 2017.

Un messaggio ripetuto senza sosta: “Basta immigrati (islamici)”

Quando si parla di AfD si parla soprattutto d’immigrazione. Un tema che scandisce ormai continuamente l’agenda politica di un paese che, negli ultimi 12 mesi, ha accolto oltre 1 milione di nuovi rifugiati e migranti.
Lo scorso maggio l’AfD ha presentato il primo programma elettorale. Il fulcro del documento di 95 pagine è certamente costituito da due specifiche sezioni: quella che va da pagina 47 a pagina 50, dal titolo: “Cultura, Lingua e Identità” e quella che va da pagina 59 a pagina 65, dal titolo: “Immigrazione, Integrazione e Asilo”. Nella prima sezione viene proposta una visione profondamente nazionalista della Germania e, nella seconda, le politiche d’immigrazione vengono rifiutate in maniera radicale. A distanza di un anno dal “Ce la facciamo” di Angela Merkel, pronunciato di fronte alla grande ondata di rifugiati in fuga dal Medio Oriente, l’AfD si è affermata come il vero partito anti-Merkel, continuando ad accumulare consensi, in tempi in cui la stessa Cancelliera si è vista costretta a rimangiarsi parte delle proprie parole dell’agosto 2015.
Non solo. Con l’esposizione del proprio programma ufficiale, l’AfD è anche andata a scoperchiare il vaso di Pandora dei conflitti culturali che già esistevano all’interno della società tedesca, dando così il via a brucianti polemiche all’interno del Paese.
Il titolo del paragrafo a pagina 49 del programma di partito, infatti, recita testualmente: “L’Islam non fa parte della Germania”. Uno slogan che ha chiarito quello che tutti, in fondo, già sapevano sulla destra populista tedesca: il rifiuto dell’immigrazione è soprattutto il rifiuto di accogliere nuove persone di religione o cultura islamiche (intese in maniera molto generale e, spesso, confusionaria). Una questione che trova numerose sponde nella società altamente conflittuale degli ultimi due anni e che, piaccia o meno, è uno dei cardini del dibattito politico contemporaneo in Europa.

Contro l’immigrazione nella regione con meno immigrati

Ora diventa interessante, però, notare come l’AfD abbia avuto un grande successo proprio nel Meclemburgo-Pomerania, un land che è stato tra i meno interessati dalla cosiddetta crisi dei migranti. Secondo i dati del Ministero per le Migrazioni e i Rifugiati, dal 2014 a oggi sono state presentate in Meclemburgo-Pomerania 28.669 domande di asilo: 5.400 nel 2016, 18.851 nel 2015 e 4.418 nel 2014 (dati riportati dalla Bundeszentrale für politische Bildung/bpb).
I numeri, ovviamente, non possono rispecchiare completamente i movimenti e gli arrivi d’immigrati nella regione, sia per la mobilità interna al paese sia perché non tutti i migranti fanno richiesta di asilo. Resta il fatto, tuttavia, che il Meclemburgo-Pomerania è in fondo alle classifiche delle regioni che hanno ospitato più migranti, mentre in testa si trovano la Renania Settentrionale-Vestfalia, il Baden-Württemberg e la Baviera.
Anche il numero di stranieri che già vivono nella regione dell’ex DDR non farebbe pensare all’immigrazione come a un tema centrale.
Il Meclemburgo-Pomerania è la regione tedesca con meno immigrati in assoluto: la percentuale di stranieri rimane sotto il 4%, su una popolazione complessiva di 1,6 milioni di abitanti.
Se l’ideologia con cui l’AfD si è imposta è quella della lotta senza quartiere alle politiche di accoglienza di Angela Merkel, si deve quindi provare a identificare anche altri aspetti di un successo elettorale innegabile.

Ridateci l’amica Russia

Da tempo, il Meclemburgo-Pomerania è un esempio delle difficoltà dell’ex DDR di stare al passo con la riunificazione delle due Germanie. Questo vale meno per i grandi centri come Rostock e Schwerin, così come per le zone più turistiche delle coste balneari. Le vere aree sofferenti della regione sono quelle esclusivamente agricole, che ai tempi della DDR costituivano una delle riserve alimentari di un intero paese. È dalle zone di campagna che i più giovani se ne vanno appena possibile, scappando da un’area con il più alto tasso di disoccupazione giovanile della Germania: oltre il 12% per i cittadini tra i 15 e i 25 anni (un dato significativo per il sistema tedesco di formazione professionale, che dovrebbe provvedere a un veloce avviamento al lavoro per chi non frequenta l’università).
Complessivamente, dalla caduta del muro a oggi, sono oltre 300 mila gli abitanti che hanno abbandonato il Meclemburgo-Pomerania. Una situazione che, ultimamente, non sembra destinata a migliorare. Le recenti sanzioni economiche contro la Russia, infatti, sembrano aver indebolito ancora di più l’industria agricola locale, che aveva nell’esportazione verso est uno dei suoi pochi punti di forza.
Quello del recupero dei rapporti con la Russia di Putin diventa, allora, un secondo tema vincente dell’AfD nell’ex DDR. In una regione in cui l’ostalgia è tanto un sentimento quanto un elemento culturale, trovano un terreno più che fertile le posizioni in politica estera di Alternative für Deutschland, che è idealmente filo-russa, così come lo sono tante destre identitarie anti-UE e anti-euro.

“Destra sociale” poco sociale

Andando ad approfondire le 24 pagine di programma che l’AfD ha presentato per il Meclemburgo-Pomerania, si può anche individuare la suggestione politica di una riproposizione di azioni definibili come social-conservatrici, che rivendicano la difesa dei nuclei familiari tradizionalmente intesi e il sostegno di un’ideale perduto di economia locale.
Tuttavia, gli aspetti sociali dei programmi dell’AfD, sia a livello regionale sia su scala nazionale, continuano a essere molto vaghi e talvolta ambigui. Si tratta di un’ambiguità che continua a caratterizzare Alternative für Deutschland, che è nata anche da istanze liberiste, ben poco orientate verso le politiche di welfare, con lo scopo di attrarre anche settori del ceto medio e di quella che un tempo era la borghesia conservatrice.
Il nazionalismo che struttura il partito si presenta oggi come essenzialmente popolare, ma sotto alla retorica identitaria e populista, l’Afd rimane poco chiara sui temi delle politiche di protezione sociale e del sostegno delle fasce più deboli. Tuttavia, la stessa retorica sembra in grado di conquistare la fiducia e il sostegno degli strati meno abbienti, grazie alla potenza della narrazione nazionalista, che si rivela superficialmente più immediata e meno ostile della pervasiva e fredda burocrazia governativa.
Il tentativo di coniugare forme di rivoluzione conservatrice con messaggi di social-patriottismo, del resto, riprende una dei tratti essenziali di quella che è stata l’estrema destra del Novecento europeo.

Patria e Identità come suggestioni vincenti

Secondo diversi rappresentanti dei partiti tradizionali, quello per l’AfD sarebbe un semplice voto di protesta. Compito dei partiti di governo sarebbe di saper di nuovo dialogare con chi è insoddisfatto, così come ha provato a fare lo stesso Presidente del Meclemburgo-Pomerania, Erwin Sellering, che ha più volte inseguito AfD sul suo terreno, criticando aspramente la politica di accoglienza di Merkel e aggiungendo quanto fosse sbagliato indicare continuamente come “estremista di destra o imbecille” chiunque abbia dei dubbi sulle politiche d’immigrazione.
Tuttavia, bisogna notare come il successo della nuova destra tedesca abbia anche radici più profonde e meno casuali.
Un tema cruciale è quello dell’identità. Per descrivere una realtà come Alternative für Deutschland non c’è niente di più emblematico della definizione di “destra identitaria”. AfD non attacca solo frontalmente quelli che accusa essere corpi esterni alla Germania, ma fornisce anche una prospettiva identitaria a una parte di popolazione disorientata. Individuare e rifiutare le identità chiare e riconoscibili dello “straniero” (più o meno presente) significa anche auto-valorizzarsi con una propria identità autoctona, auto-rappresentarsi in maniera di nuovo soddisfacente, tanto socialmente quanto psicologicamente. In altre parole, AfD riesce a far sentire importanti i propri elettori. E questo, come nei messaggi pubblicitari, vale inizialmente più di ogni altra cosa.
Il meccanismo ha velocemente accolto l’esigenza di narrazioni che sappiano impattare gli stravolgimenti e le incertezze della Germania contemporanea. Un’esigenza a cui si è risposto con categorie tipiche del nazionalismo populista, che è rientrato prepotentemente nel dibattito politico.
Alcuni analisti, ad esempio, hanno notato come le elezioni nel Meclemburgo-Pomerania si siano sviluppate intorno a un termine che sembrava da anni passato in secondo piano: “Heimat”, “patria”.
Negli ultimi mesi, in tutta la regione, da destra a sinistra, la parola “patria” è comparsa in numerosi slogan e cartelloni elettorali. Non è difficile immaginare che sia stata la rincorsa ai voti di Alternative für Deutschland a far riemergere un concetto così propulsivo.
Nel Meclemburgo-Pomerania, una regione talvolta nostalgica per una patria perduta, la proposta di AfD sembra così essere stata capace di trasformare in rivalsa la frustrazione esistenziale e sociale di tanti tedeschi che si sentono trascurati e traditi dalle scelte politiche del proprio governo.
Siamo quindi di fronte a suggestioni che agiscono anche sull’immaginario e che, in quanto tali, possono rivelarsi molto più potenti di quanto si creda.

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CAT: Geopolitica

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