Il neoliberalismo, causa dei nostri mali, spiegato semplice semplice

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19 Novembre 2020

IN PILLOLE

·       Il neoliberalismo definisce le persone come consumatori
·       Impronta le relazioni umane alla competizione
·       Crea forti disuguaglianze nella redistribuzione della ricchezza
·       Gli unici valori contemplati sono quelli di mercato
·       La sovranità popolare è annullata
·       È contemplato uno Stato forte, se non autoritario
·       Il voto non conta, conta la capacità di spesa
·       Il termine fu coniato in una riunione a Parigi nel 1938
·       È un’ideologia pervasiva a livello mondiale

 

È cosa abbastanza evidente e documentata che la storia delle idee e la prassi politica siano nate in Europa.

Il liberalismo vecchia maniera nasce nell’Europa settecentesca di Locke, Montesquieu e Constant ed è imperniato sulla tutela dei diritti naturali della persona umana, sulla base dell’azione di governo e anche dei limiti che questa si pone.

Nella seconda metà dell’Ottocento, quando sopraggiunge la società di massa ed il capitalismo si trasforma da concorrenziale a monopolistico, emergono tutti i limiti dell’impostazione teorica liberale e la non rispondenza con la pratica di governo.

Così, a partire dagli anni Trenta del Novecento, si ha la “rifondazione intellettuale” del liberalismo (la definizione è di Laval e Dardot), che produce il neoliberalismo.

Il neoliberalismo nasce sempre in Europa dalla necessità di rinnovare il liberalismo ed in particolare per rivedere l’idea secondo cui la tutela delle libertà individuali, con in testa quelle economiche, sia un fatto “naturale”. Tali libertà hanno invece bisogno di un intervento statale, segnatamente per creare le condizioni ottimali per il libero funzionamento dei mercati.

Il Paese che è stato la culla del pensiero neoliberale è la Germania degli anni Trenta. In questa cornice storica si sviluppa l’ordoliberismo di Bohm e di Röpke, esponenti della scuola di Friburgo, composta da una generazione di tedeschi che avevano vissuto in maniera drammatica la dissoluzione del proprio mondo e della vecchia Europa. Dopo la crisi del ’29 in particolare, l’ordoliberalismo si è sviluppato per garantire ordine e prosperità economica alla Germania fornendo una «terza via» alternativa al socialismo ed al liberalismo classico. Per gli ordoliberisti il mercato, per funzionare, ha bisogno di un ordinamento attivo da parte dello Stato. Uno Stato “ordinatore” che sia creatore di un ordine legale all’interno del quale l’iniziativa privata può dispiegarsi come vuole, ma che è sottoposta alle leggi della concorrenza (tutela della proprietà privata e della libera iniziativa privata, stabilizzazione della moneta, protezione sociale). Il principio del laissez-faire del vecchio liberalismo qui non è più valido.

La visione ordoliberista prevale su quella “naturalista” austriaca (il mercato è una realtà che si autoregolamenta da sé offrendo il massimo benessere agli individui) e diventa la visione egemone prima nella Repubblica federale tedesca e poi nella successiva costruzione dell’Unione Europea dal Trattato di Maastricht del 1992 in poi.

La visione ordoliberale riesce a scontrarsi ed a scendere a compromessi con lo Stato sociale bismarckiano ed il sindacalismo socialdemocratico (ovvero con le tradizioni pregresse) e a far assurgere a validità costituzionale due principi: primato della concorrenza e stabilità dei prezzi.

Ricapitolando, il neoliberalismo nasce negli anni Trenta per rivedere il principio del laissez-faire. Ed aggiungiamo che nasce per opporsi al socialismo realizzato in Russia.

L’irrompere del neoliberalismo a livello mondiale avviene negli anni Ottanta, rendendolo pervasivo delle finalità proprie dell’ordinamento europeo. Nel 1980 la direttiva 273 stabilisce la trasparenza delle relazioni finanziarie tra Stato e imprese pubbliche, col prevalere della “parità di trattamento” tra imprese pubbliche e private al fine di non creare distorsioni nel gioco della concorrenza. La politica monetaria e di bilancio segue logiche ordoliberali. Di più: le istituzioni europee stabiliscono le regole del gioco economico, di tipo ordoliberale, in cui è privilegiato l’arricchimento dei privati. La BCE (Banca Centrale Europea) si pone come unico obiettivo quello della stabilità dei prezzi, il che fa sì che gli Stati membri della Comunità siano in balia dei mercati e degli interessi dei privati.

La globalizzazione finanziaria è il principale prodotto del neoliberalismo ed il neoliberalismo svuota di significato la sovranità popolare. A quest’ultima, difatti, in siffatto sistema, non competono le sue principali funzioni: 1) redistribuzione delle risorse; 2) redistribuzione delle chances di vita; 3) regolamentazione giuridica delle relazioni economiche.

La violenza del neoliberalismo non serve a difendere la comunità nazionale, ma, con la “brutalizzazione” che pone in essere, ad accelerare l’estensione della razionalità capitalistica e ad aumentare le disuguaglianze economiche, conseguenza del “libero gioco” della concorrenza.

In siffatto sistema, mentre gli attori economici acquistano maggiore peso e potere, la sovranità popolare viene erosa (ragion per cui è stato detto e scritto che affinché l’Europa ritorni ad essere luogo di trasformazione sociale bisogna eliminare dai Trattati le loro radici neoliberali).

Nella sua sostanza, il neoliberalismo non è un governo di pace e di compromesso, perché la sua natura consiste nell’individuare i nemici da combattere, come collettivismo, socialismo, sindacati e, per questo teorizza, nella linea di Carl Schmitt, la necessità di uno Stato forte. Nemico può essere anche chi minaccia la civiltà del mondo occidentale, mettendone in discussione la famiglia, la religione, i valori, ecc. forme reazionarie e nazionaliste intercettano la rabbia popolare e la rivoltano contro le forze di sinistra, gli intellettuali, i migranti, in uno scontro di opinioni che diventa guerra culturale che mobilita una parte della popolazione contro l’altra. In tal modo abbiamo a che fare con una guerra civile globale, esprimentesi soprattutto a livello di social network.

Insomma, il neoliberalismo è un progetto di trasformazione globale del mondo e in ciò sta la differenza con il passato e con la violenza del passato.

Un eclatante esempio di governo neoliberale è quello insediatosi con Bolsonaro in Brasile nel 2018. Qui il programma politico non si pone contro le classi dominanti, ma anzi le gratifica in ogni modo, andando a colpire e tracciare tutti coloro che non sono allineati col governo, vedasi tracciamento all’interno del corpo docente e studentesco dell’intero Paese. Si fa un uso strumentale della democrazia ed uno politico del diritto, allo scopo di arginare il rischio di una “sovranità popolare” a tutela degli interessi della classe dirigente. Non è certo, questa, una novità nella storia. Le leggi vengono manipolate e piegate ad interessi privati in Brasile, Africa, Russia, Filippine, come documentato in numerosi studi.

All’interno della cosiddetta “razionalità neoliberale” si collocano alcuni fenomeni oggi ben evidenti. Uno è quello esploso in pandemia da Covid-19, che impone alle società la scelta tra le vite da salvare e quelle da scartare, in base, soprattutto, a criteri di produttività ed attività dei soggetti coinvolti. L’altro è quello neoconservatorismo, che, da un lato è ultraconservatore sul piano culturale (tutela dei valori della religione, della famiglia, antifemminismo, patriarcato, messa in discussione degli intellettuali); dall’altro è ultraliberale sul piano economico. In questo momento storico il neoconservatorismo (che va a braccetto con fenomeni di populismo di destra) è molto presente in Brasile ed in Europa orientale. Esso si esprime in uno Stato autoritario e nell’applicazione spietata dei valori di mercato.

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CAT: Geopolitica

2 Commenti

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  1. francesco-linari-82 6 giorni fa

    “VIolenza del neoliberalismo”, “stato forte e autoritario”, “annullamento della sovranità popolare”? Carl Schmitt sarebbe stato neo-liberale???
    Quanta confusione e quante falsità…

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  2. luciagangale 5 giorni fa

    La confusione e la falsità sono solo nella sua testa. Ci sono autorevolissimi studi accademici su quanto riportato. Studi e si documenti prima di dare aria alla bocca.

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