La proposta francese: il Latino come lingua ufficiale europea

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17 Marzo 2021

Noi diciamo “lockdown” e loro dicono “confinement“. Noi diciamo “computer” e loro utilizzano la parola “ordinateur“. Noi utilizziamo la parola “software“, loro parlano di “logiciel“. E sono solo alcuni esempi. L’orgoglio patriottico dei francesi impedisce loro di farsi colonizzare linguisticamente dalla vicina Gran Bretagna. Anzi: negli ultimi tempi si sta preparando un vero e proprio movimento anti-inglese. Di recente Clement Beaune, ministro francese degli Affari europei, ha lanciato  una campagna per la “diversità linguistica europea”, argomentando che dopo la Brexit dell’inglese se ne può fare tranquillamente a meno. Beaune, ambizioso 30enne, è stato consigliere di Emmanuel Macron per sei anni, e ora dovrebbe svolgere un ruolo chiave nella campagna presidenziale del 2022, quando la Francia assumerà la presidenza dell’Unione. A proposito di lingua, l’Unione Europea sembra ha ribadito che: “Anche dopo il recesso del Regno Unito dall’Ue, l’inglese rimane una lingua ufficiale dell’Irlanda e di Malta”. Beaune ha detto: “Abituiamoci a parlare di nuovo le nostre lingue”. Un’affermazione che molti non hanno gradito e tra questi Francois Asselineau, capofila del movimento che chiede l’uscita della Francia dalla UE, la Frexit. Asselineau ha scritto: “Credere che il francese sarebbe di nuovo la prima lingua in Europa dopo la Brexit non significa capire che l’UE è un’unità geopolitica sotto il dominio degli Stati Uniti e della NATO da 75 anni”.

In linguistica quello che si verifica si chiama prestigio di una lingua. Nelle stanze dei bottoni, a Bruxelles, i documenti si scrivono prevalentemente in inglese e in francese.

Ed è così che il quotidiano seguitissimo come Le Figarò, notoriamente di destra, ha lanciato una campagna collocabile tra il serio e il faceto: facciamo diventare il latino lingua europea.

Non l’inglese, la lingua del commercio e degli affari, che ci ha abituato a tanti termini aziendalistici. bensì la lingua dei più grandi poeti ed oratori, della scienza, del diritto, del Rinascimento e della cristianità. Una lingua davvero universale e per niente morta, circolante com’è dappertutto in ogni idioma indoeuropeo. Una lingua dalla chiarezza cristallina e dal costrutto rigoroso. Una lingua che aiuta a ragionare e si sa che la riflessione ha bisogno del tempo giusto che non è quello legato alla velocità del mondo che abbiamo costruito e che non ci soddisfa. Forse, in questo flusso ininterrotto di comunicazione nel quale viviamo e siamo immersi, fermarsi sul senso delle parole e dei ragionamenti che si costruiscono darebbe di nuovo una solida base alle nostre esistenze (altro che società liquida come l’ha descritta Bauman).

Qualcuno, a tale proposito ha osservato che la proposta non è peregrina, perché dopo millenni di abbandono Israele ha fatto risorgere la lingua ebrea. Il latino è concreto, come era il carattere degli antichi Romani, dice pane al pane e vino al vino. Sa di grandezza e di sacro, di terra e di pane, di forza e di carattere. E sarebbe già una grande cosa che fosse insegnato nelle scuole di ogni ordine e grado.

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CAT: Geopolitica, Letteratura

3 Commenti

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  1. aldo-ferrara 6 mesi fa

    Gentile Dott.ssa la proposta non è nuova ed è partita proprio dall’Italia. Anzi da un Italiano, vero. Nel 1979 primo Parlamento Europeo ad elezione diretta, Mario Capanna 34enne, fece il oprimo discorso all’Assemblea in lingua latina. Voleva indicare la strada della Comunità sulla scorta dell’eredità Carolingia. Da allora la proposta finì per naufragare tra i flutti dell’ignoranza mentre alcuni stolti chiedevano di cancellare una lingua ” morta”.

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  2. luciagangale 6 mesi fa

    La ringrazio per questa notizia. Chiaramente il mio articolo si riferisce all’oggi, ma è inutile dire che noi Italiani siamo sempre i primi in tutto. Cordialità.

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  3. massimo-crispi 6 mesi fa

    Questa proposta mi trova molto d’accordo, sia per la portata continentale, sia per la portata culturale, sia per la praticità, visto che comunque già si studia in molte scuole, sia per una sfida di inventare dei neologismi latini che comprendano tutte le cose che ai tempi della lingua latina non esistevano. Sarebbe divertente che dal latino, da cui si sono evoluti nei secoli i vari idiomi europei, mescolandosi anche a quelli germanici, si tornasse a un latino neolatino che più neo non si può.

    Bisognerà scegliere però quale latino. Quello della Repubblica, quello imperiale, quello ecclesiastico o quello maccheronico? Con quale pronuncia?

    Già immagino i presentatori televisivi che annunciano l’Eurofestival in latino con canzoni in latino, magari recuperando i testi di Orazio e Fedro, o inventandosene altri in rap (che si presta bene perché è una lingua ritmica), mentre viene ricuperato il diritto romano anche nella stesura delle leggi.
    Un esempio nella musica fu “Oedipus Rex” di Cocteau e Stravinsky, poi i fumetti di Asterix e, nel cinema, più recentemente, “La Passione di Cristo” di Mel Gibson. Vedo già i sottotitoli nei film in latino.

    ‘Nec quod fuimusve sumusve, cras erimus’, ‘e non saremo domani ciò che siamo stati o che siamo’ Ovidio, Metamorfosi, (XV, 215-6)

    Attendo con ansia questa vera rivoluzione culturale, a parte gli scherzi.

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