Aemilia e Ndrangheta, il Pd emiliano non può autoassolversi

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6 giugno 2018

Stupiscono le parole del segretario provinciale Pd di Modena, Davide Fava, il quale pochi giorni fa ha affermato che a parte Libera, diversi amministratori Pd e alcuni organi di informazione, nessuno si sarebbe occupato del processo Aemilia, il maxi processo contro la Ndrangheta al Nord celebrato a Reggio Emilia.
Aspettiamo le sentenze di primo grado, perchè il giudizio tocca ai giudici e non ai Pm, ma che il processo Aemilia sia passato sotto silenzio è purtroppo un fatto e su questo concordo in pieno con le parole del segretario Pd, ma i motivi per cui tutto è stato silenziato penso siano opposti. Il Pd che da sempre governa il territorio emiliano non può chiamarsi fuori limitandosi a fare i complimenti a se stesso.

Lasciamo perdere i rapporti familiari che legano la dirigente all’urbanistica del Comune di Modena e moglie del sindaco di Reggio Pd, Maria Sergio, e uno degli imputati cutresi (per il quale sono stati chiesti 14 anni) perchè le colpe dei padri non ricadano sui figli e lasciamo perdere anche la condanna a 2 anni e 4 mesi del dirigente del Comune di Finale, amministrato dal Pd, Giulio Gerrini, perchè magari ha agito da solo. Lasciamo perdere questi esempi: il problema è che se il sistema economico locale si è dimostrato tragicamente permeabile alle infiltrazioni mafiose, come afferma giustamente Fava, chi amministra il territorio non può limitarsi a osservare e puntare il dito. Serve una  autocritica profonda e non un auto assolvente richiamo alla presenza di qualche amministratore Pd ad assistere il processo in aula. Serve autocritica da parte del Pd e serve autocritica da parte di associazioni di categoria al Pd da sempre vicine. Se gli imprenditori – come ha sottolineato il pm Mescolini – si sono mossi in prima persona per cercare un contatto con il mondo della Ndrangheta e questo contatto è diventato sistemico, perchè nessuna associazione di categoria si è accorta di nulla? Chi governa non ha davvero alcuna responsabilità se il tessuto economico del territorio si dimostra così fragile e attaccabile? Bastano protocolli anti-mafia e testi unici per sentirsi sollevati e ‘dalla parte dei buoni’? Ricordo che per l’ex vicepresidente della Cna di Reggio Emilia Mirco Salsi (nella foto), pochi giorni fa sono stati chiesti 12 anni di carcere. Il silenzio da parte del Pd e dell’associazionismo vicino all’amministrazione è stato assordante. Questa è la verità.

Fava poi nel darsi le pacche sulle spalle e nel lodare Libera, dimentica il ruolo fondamentale di Agende Rosse Mauro Rostagno Modena e Brescello che ha seguito passo a passo il processo pubblicando integralmente gli atti e dimentica che a Modena vi è stata una presidente nazionale della principale associazione degli autotrasportatori che – per la prima volta in Italia per una associazione del trasporto merci – si è costituita parte civile a quel processo. E quella presidente, prima di vedere bocciata la propria richiesta di modifica dello statuto della Cna-Fita in senso legalitario, è stata spesso presente in aula a Reggio e a Bologna. Ma, per non correre il rischio di autoassolvermi come ha fatto Fava, su questo aspetto non mi soffermo oltre.

Cinzia Franchini

TAG: aemilia, cna, emilia, franchini, ndrangheta, Pd
CAT: Giustizia

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