Approvato il decreto legislativo sulla presunzione di innocenza

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5 Novembre 2021

Previste maggiori garanzie a tutela degli indagati tra cui la limitazione degli interventi mediatici da parte dell’Autorità Giudiziaria

 

Il Consiglio dei Ministri ha recepito, nelle scorse ore, la Direttiva UE 343 del 2016, contenuta nel nuovo decreto legislativo sulla presunzione di innocenza che ha superato in modo definitivo il consueto passaggio in Parlamento. Dunque il principio della presunzione di innocenza, costituzionalmente garantito, viene rafforzato ancor di più a livello normativo. Dopo un controverso compromesso a cui tutte le forze politiche sono giunte, si è cercato di irrobustire quelle che sono le precauzioni da attuare per coloro i quali si trovino sottoposti ad inchiesta penale.

 

Le norme a tutela della presunzione di innocenza contenute nel nuovo decreto legislativo adottato dal Governo Draghi

 

Il decreto legislativo appena approvato dall’Esecutivo guidato da Mario Draghi, prevede, tra l’altro, che il Procuratore Capo si rapporti con gli organi di informazione, tassativamente, attraverso comunicati ufficiali, o per casi particolarmente importanti, indicendo apposite conferenze stampa. Ragione per cui, è verosimile che non dovrebbe più esservi in futuro alcun canale di comunicazione ulteriore rispetto a quelli indicati in precedenza, tra  l’Autorità Giudiziaria e i giornalisti. Le impressioni riguardo l’approvazione del suddetto provvedimento legislativo, raccolte all’interno della Magistratura, appaiono sufficientemente allineate con le decisioni assunte a livello governativo. Eccezion fatta, per il dissenso pubblicamente espresso da parte dei consiglieri togati indipendenti del Consiglio Superiore della Magistratura, Nino Di MatteoSebastiano Ardita. Lo stesso Di Matteo, ha definito il provvedimento come ‘il bavaglio lessicale’ per  PM e Forze dell’Ordine.

Csm che, negli scorsi giorni, aveva tuttavia espresso parere favorevole dopo la lettura della bozza del decreto, mettendo in risalto alcuni punti oscuri a livello normativo.  L’art. 4 del testo in oggetto, apporta una modifica dell’art. 115-bis del codice di procedura penale, sulla presunzione di innocenza, obbligando i magistrati ad un utilizzo estremamente oculato delle parole, astenendosi dal riferirsi all’indagato, indicandolo come colpevole, in circostanza pubblica o in atto scritto, tranne che questo status non sia stato accertato da una sentenza. Su richiesta dell’interessato è prevista una rettifica delle dichiarazioni rese, entro 48 ore e l’irrogazione di eventuali sanzioni disciplinari e risarcimento danni a carico degli organi inquirenti. Lo scenario che rischia di delinearsi, già ventilato dall’Associazione Nazionale Magistrati, è quello di un  più grave ingolfamento della tanto avvilita macchina della Giustizia italiana, con l’apertura di numerosi fascicoli. Considerato che il divieto di nominare la condizione di colpevolezza nei confronti di chi è sottoposto ad indagini o è imputato, dovrà essere praticato anche nelle ordinanze atte all’applicazione di misure cautelari, disposte dalla stessa Autorità Giudiziaria. Provvedimenti che dovranno essere emessi, soddisfacendo esclusivamente le esigenze presupposte e i requisiti richiesti dalle legge. La criticità sollevata dall’Associazione Nazionale Magistrati riguarda l’insidia concreta di circoscrivere l’intero panorama mediatico delle vicende giudiziarie, alle dichiarazioni rese solo da imputati e loro congiunti, impedendo quindi l’attuazione della soglia minima di contraddittorio pubblico, utile in qualche modo all’elaborazione di casi particolarmente complessi e di interesse generale, spesse volte. Fatto salvo il diritto sacrosanto di sottrarsi alla gogna virtuale, messa in scena in alcune circostanze da tv e organi di stampa, che equivale ad un doloroso calvario per le diverse vite che gravitano intorno ad un guaio giudiziario. Sarà vietato, sempre secondo quanto contemplato dal testo del decreto legislativo, denominare i procedimenti penali in corso, con epiteti lesivi della presunzione di innocenza. Ed infine, il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello competente, dovrà vigilare sull’osservanza di tali  prescrizioni, redigendo apposita relazione con cadenza annuale, da sottoporre al vaglio della Suprema Corte di Cassazione , per poter eventualmente avviare procedimenti disciplinari.

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CAT: Giustizia, Governo

Un commento

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  1. russopatrizia 3 settimane fa

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