Le bugie nello spot governativo sul made in Italy

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24 gennaio 2015

Italy the Extraordinary Commonplace: questo è il titolo del nuovo video sul Made in Italy che sta facendo il giro della rete. Presentato dal viceministro Calenda a Davos, sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico e sull’account del ministero su Youtube (commenti disattivati, chissà perché), viene definito come lo spot atto a “evidenziare i nostri punti di forza e sfatare alcuni dei principali luoghi comuni sull’Italia”, ovvero il fatto che “il Made in Italy sia in grado di esprimere solo prodotti della moda e del design, oltre che naturalmente agroalimentari”.

 

Come molti hanno sottolineato (Severgnini in primis), “il filmato vuole generare nuova consapevolezza sul nostro Paese, sulle sue eccellenze, sul suo reale posizionamento nel mondo, per stimolare la crescita del Made in Italy all’estero e aumentare gli investimenti stranieri in Italia”. Tutto ciò omettendo delle verità importanti.

 

Opere incompiute. Nonostante il titolo di world leader, nel nostro paese sono circa 700 le opere incompiute (tra iniziate, scheletri abbandonati al loro destino, opere completate in attese di collaudo, opere collaudate e totalmente inutilizzate). Rappresentano circa 3,5 miliardi di euro di spesa, e necessitano almeno di circa 1,40 miliardi per essere completate e messo in funzione. Un vero e proprio cimitero edilizio da 4 miliardi e passa di euro. Il podio regionale è tutto del sud: primo posto Sicilia (con ben 72 opere incompiute) seguita dalla Sardegna (68) e dalla Puglia, che si aggiudica un’ottima medaglia di bronzo con la segnalazione di 59 opere incompiute. Grazie ai ragazzi de Linkiesta siamo in grado di condividervi questo link in cui troverete una mappa (regione per regione) delle opere incompiute del nostro paese.

 

Settore manifatturiero. Stando al rapporto dell’ISTAT sul settore industriale (e manifatturiero), l’Italia, dopo un brevissimo periodo di ripresa (dal 2009 al 2010), ha registrato, dall’Aprile del 2011 al Novembre del 2013, dei massicci cali della domanda interna, con una variazione, in questo periodo, pari al -10,9%. L’ISTAT afferma che “nel nostro paese la caduta di output si è manifestata con un’ampiezza maggiore rispetto a quella osservata in molti tra i partner dell’Unione economica e monetaria (Uem)”. Nello stesso periodo, difatti, la Germania ha registrato un aumento del 4,1%; il Regno unite ha chiuso il 2013 con un segno positivo di 3,1%.

 

Produzione farmaceutica e Ricerca.  Come riporta Il Sole 24 Ore, il mercato farmaceutico nostrano è un’eccellenza, a tal punto che senza le imprese del farmaco la produttività totale del Paese diminuirebbe del 3%. L’eccellenza delle imprese è però affiancata dalla scarsità di fiducia (e di stanziamenti) riposti nel settore della ricerca scientifica. Affidandoci sempre ai dati ISTAT (Dati sulla ricerca e lo sviluppo in Italia) si può constatare come, nonostante i buoni risultati ottenuti nella Ricerca e Sviluppo tra il 2011 e 2012, le annate successive abbiano registrato gravi cali. I dati per il 2013 indicano una diminuzione della spesa per la ricerca minore di -1,5 punti percentuali rispetto al 2012, dovuta ad una diminuzione di stanziamento fondi nelle istituzioni pubbliche (-0,8%), nelle istituzioni non profit (-4,0%), nell’università (-0,8%) e nelle imprese (-1,8%). “Le previsioni per questo 2014 erano di una diminuzione della spesa – rispetto al 2013 – dell’1,9% nelle istituzioni pubbliche ed un aumento dell’1,4% nelle imprese (non sono disponibili i dati di previsione per l’università)”.

 

Settore aerospaziale. È vero, l’Italia risulta essere all’avanguardia in questo settore, portando a casa il primato di terzo maggiore contribuente della European Space Agency (ESA). Ma già nel novembre del 2012 l’Italia ha diminuito la sua partecipazioni a moltissimi progetti dell’ESA. Sono stati tagliati i finanziamenti, portandoli dai 580 milioni di euro nel 2012 ai 530 milioni nel 2013, arrivando a quota 503 milioni nel 2014. Oltre a questo – e allo stanziamento di fondi per il progetto Cosmo-SkyMed system di seconda generazione (approvato il 3 Novembre) fino alla prossima primavera (senza la sicurezza di un rinnovo assicurato) – l’Europa ha assistito al Ministro della Difesa Roberta Pinotti sostenere che “è meglio investire in qualcosa che aiuti l’economia piuttosto che in qualcosa che non lo fa” e che sarebbe meglio trasferire i fondi per l’industria aerospaziale sulla difesa, poiché  “investire nella difesa vuol dire investire in manodopera, creando nuovi posti di lavoro”.

A tutto ciò si potrebbe aggiungere, per quanto riguarda le “grandi opere”, le inchieste sugli appalti truccati dell’Expo o, per ciò che concerne la “ricerca”, il drastico taglio dei fondi per la ricerca sulla SLA fatto dal governo Renzi. Di certo la discrepanza tra finzione (del video) e realtà (del paese) apparirebbe più netta. Sarebbe stato sicuramente meglio presentare questa opera di propaganda con un sentimento di sincerità (nei confronti degli italiani) e modestia, privo di slogan dozzinali e facce sorridenti, piuttosto che marchiarlo fin da subito col ferro rovente della menzogna e della vanagloria.

TAG: governo, grandi opere, italians, spot
CAT: Governo

2 Commenti

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  1. sergio.porta 5 anni fa
    Caro Marco, non mi pare che quello che scrivi smentisca le affermazioni del clip promozionale, nessuna di esse. Si tratta di un clip promozionale, è evidente che espone la parte migliore e tace sulle situazioni al contesto che potrebbero minare il messaggio. Davvero non capisco perché non si possa, nemmeno per un momento, nemmeno su una cosa così semplice, essere semplicemente d'accordo, e perfino essere fieri di quello che il nostro Paese fa, per una volta.
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    1. gianmarco-annese 5 anni fa
      Caro Sergio, come avrai visto alcune cose presenti nel video non le ho criticate, in quanto sono inattaccabili (come l'esportazioni nel settore agroalimentare - effettivamente in crescita - o il titolo di leader nella produzione di super yacht). E' giusto che, essendo uno spot, proponga la parte migliore del nostro paese all'estero, ma un minimo di onestà intellettuale nei confronti dei cittadini italiani deve esserci. Nel guardarlo, mi sono sentito preso in giro, e ciò che ho scritto nell'articolo e quello che ho pensato mentre lo guardavo. La clip avrebbe voluto "confutare gli stereotipi sull'Italia, raccontandola quale essa è". A mio avviso non ci sono riusciti. "Quella" che loro chiamano Italia non è lo stesso paese in cui vivo.
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