Lo spettacolo politico

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29 agosto 2019

Le ipotesi sulle reali motivazioni che hanno spinto Matteo Salvini a presentare la mozione di sfiducia contro il governo giallo-verde in questi giorni sono state diverse. Sostanzialmente tre le più altisonanti: mossa ingenua e suicida esortata dalla percezione di un consenso straripante; mossa strategica finalizzata a ricattare il M5S per ottenere maggiore collaborazione; mossa tattica per indebolire M5S e PD col fine di ottenere maggiori consensi in occasione di inevitabili elezioni anticipate.
Prospettive verosimili tutte. Magari alla base c’è un po’ di una e un po’ dell’altra. Oppure è una palla che qualunque ipotesi vada davvero a favore della Lega. Insomma, tutto e il contrario di tutto può essere. Il bacino elettorale italiano è per natura intrinseca volatile, imprevedibile.

Leggendo alcuni tentativi di analisi da parte dei più razionali, o sedicenti tali, si esprimono notevoli perplessità circa le frasi che in queste ore i sostenitori del Capitano vanno ripetendo come un mantra, ossia che il governo giallo-rosso non è espressione della volontà popolare ma un accordo di palazzo. Si obietta che anche il giallo-verde è stato il risultato di lunghe e travagliate consultazioni e non pura espressione del voto popolare. Come dare torto a questa conclusione? Ma se dobbiamo guardare all’analisi obiettiva dei numeri, non era pura espressione del voto popolare ma quasi. Perché?

A marzo 2018 il 37% è ottenuto dalla coalizione del Centro Destra. All’interno della coalizione la maggiore percentuale pari al 17,4% è raggiunta dalla Lega. Il M5S, che corre solo, ottiene il 32,7%. La coalizione del Centro Sinistra raggiunge invece il 22,8% col PD capoclassifica al 18,7%.
Il governo viene composto dal primo partito della coalizione con maggiori preferenze e dal Movimento che ha ottenuto il punteggio più alto in assoluta autonomia. Dai risultati delle elezioni politiche di marzo 2018 emerge in maniera chiara solo che la coalizione di Centro Sinistra non è stata premiata. Andiamo alle elezioni regionali: si vota in Friuli Venezia Giulia, nel Lazio, in Lombardia, nel Molise, in Trentino Alto Adige-Trento, in Trentino Alto Adige-Bolzano, in Val d’Aosta. Il centro sinistra viene bocciato in tutte le regioni. Solo nel Lazio vince col candidato Zingaretti, che viene non a caso nominato segretario del PD. Alle comunali dello stesso anno su 14 comuni solamente 3 premiano il Centro Sinistra.

Nel 2019, dopo circa un anno di governo giallo-verde in Italia, arrivano le elezioni europee che, da che mondo e mondo, sono l’indicatore del favore popolare all’operato fino a quel momento svolto dal governo. La Lega è al 34,3% il PD al 22,7%, il M5S al 17,1%, per concentrarsi sui maggiori numeri. L’unico dato certo: la Lega raddoppia la sua percentuale.

Ora, tali risultati sono transeunti, effimeri ma i numeri ufficiali questi sono, al di là della condivisione o meno di comportamenti, slogan, decreti.

Il linguaggio attraverso cui si affronta il dibattito politico è quello calcistico, eredità del pioniere Berlusconi, l’imprenditore “sceso in campo”. Alleanza giallo-verde, intesa giallo-rossa, un Capitano, «c’è solo un Capitano!»; Giuseppe Conte, premier giallo-rosso impegnato in consultazioni fino a ieri. In parallelo, se può interessare, anche Antonio Conte preme con la dirigenza Inter, più esattamente con la presidenza nerazzurra, per un calcio mercato soddisfacente.

Salvini considerato prima pericoloso poi buffone perché «alla fine le leggi le ha dovute rispettare»; deriva mussoliniana, poi non più perché quella durò vent’anni. Insomma, voto e pensiero volatile.

Osservando da silenziosi spettatori questo teatro dell’assurdo, sorge insistente il dubbio che sia davvero uno spettacolo. Uno spettacolo dove ognuno recita esattamente la parte assegnata con una certa convinzione. E dove il vero potente non è al centro dell’obiettivo fotografico.
Torna infatti alla mente una frase del politologo statunitense Huntington:
«Gli architetti del potere devono costituire una forza che sia sentita ma non vista. Il potere rimane forte quando resta nell’oscurità, ma esposto alla luce del sole comincia a evaporare».
In ogni spettacolo il vero potente è il produttore, colui che investe e che sceglie accuratamente tutto lo staff, protagonisti e comparse. Ed è sempre stato così. Storicamente, una volta fallito l’esperimento sovietico del socialismo reale, in Italia le forze politiche non si sono più fronteggiate sulla promozione di sistemi economici profondamente opposti. Se motore cardine della sinistra era il superamento del capitalismo, oggi la lotta costante verso una proposta alternativa è sopita e a contrapporsi sono di fatto due forme di capitalismo: capitalismo di sinistra riassunto nelle teorie di Keynes e capitalismo di destra condensato nel pensiero di Spencer. Il primo regolato dall’intervento dello stato, il secondo liberista e in cammino verso un affrancamento dal controllo di stato.

La sociologa Maria Antonietta Battista osservava come ci fosse una grande differenza anche d’immagine fra classe politica e supremazia economica.
A suo modo la classe politica ci mette la faccia con gesti scomposti, focosità dello scontro, è messa in prima pagina, primo clip nei titoli del telegiornale. E quelle rare volte che vediamo comparire rappresentanti di forze meno esposte, ci si presentano di fronte veicolando comportamenti composti, impersonali, ieratici, aristocratici.
Arroccati lì, nelle stanze occulte della torre d’avorio, a garantire uno spettacolo davvero coinvolgente, soprattutto per le tasche del pubblico pagante, viene spesso da chiedersi quanto i principali azionisti bancari, i grandi manager delle multinazionali decidano del destino di varie categorie lavoratrici e di intere aree internazionali imponendo ai politici scelte obbligate, dimentiche persino dell’ideologia sbandierata.
Forse potrebbe rispondere il tasso attuale dello spread, che è sceso ai minimi storici. Finalmente un sospiro di sollievo!

TAG: banche, calcio, economia, Giuseppe Conte, governo, lega, m5s, matteo salvini, numeri, Pd, percentuali, politica, spettacolo, Spread
CAT: Governo

Un commento

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  1. evoque 3 mesi fa
    Se per popolare si intende la semplice somma aritmetica, direi che il nascente (forse) governo Pd- 5s sia più "popolare" del governo morente M5-Lega. M5s e Lega da ben prima della campagna elettorale del 2018 si erano cannoneggiati reciprocamente e poi la Lega si era presentata al voto in coalizione con Berlusconi, e chi aveva votato per i due schieramenti non lo aveva certo fatto per trovarseli al governo insieme, bisognava leggere i commenti sui social dei rispettivi supporter. Salvo poi, a governo fatto, inneggiare.. Ma al popolino puoi far trangugiare quel che ti pare.
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