La destra e la crisi della rappresentanza

21 Ottobre 2021

Com’era prevedibile, il centrosinistra ha vinto le elezioni amministrative nei maggiori centri urbani italiani. Molti commentatori hanno già specificato che il PD può brindare senza ubriacarsi. Le elezioni del 2023 rimangono infatti incerte, visto che saranno decise prevalentemente nelle campagne. Al tempo stesso, Enrico Letta può galvanizzarsi perché il PD si afferma come tranquilla forza di governo, capace di allargare il campo per parlare a ceti che sembravano lontani. Prova a uscire dalle ZTL in cui si era cacciato per affacciarsi timidamente all’esterno. Non è poco, rispetto all’ultimo corso renziano.

La destra sembra invece affrontare problemi più seri. Il candidato al Campidoglio Enrico Michetti avrebbe dovuto ambire a confermare i dati del 2019, grazie alla sua capacità affabulatoria di avvocato prestato alla radiofonia. Al contrario, tanti che avevano votato la Lega a trazione salviniana, sono rimasti a casa. Perché? L’analisi che vede il problema nel candidato è semplicistica e superficiale. La stampa italiana ha incensato come salvatori della patria personaggi più ambigui e incapaci di Michetti. E la sconfitta è arrivata anche in altre città, indipendentemente dal livello di improvvisazione dei candidati.

Il problema vero della destra è quello di aver confuso tre tipi di elettorato completamente diversi, pensando di poterli rappresentare senza contraddizioni: le periferie disagiate, i no vax o no green pass e i propri follower.

Per comprendere la capitale immersa nella pandemia, il volume “Le sette Rome” di Keti Lelo, Salvatore Monni e Federico Tomassi è ormai essenziale. Nella terza parte, gli autori analizzano le aree più colpite dal Covid-19 e i sussidi forniti dallo stato. La maggior parte dei sussidi sono stati riversati nelle aree con maggior disagio, che corrispondono anche a quelle più colpite dalla pandemia.

Ritengo che gli abitanti di Tor Bella Monaca, di Primavalle, di San Basilio, hanno per la prima volta sentito concretamente la presenza dello stato durante la pandemia, dopo lunghi anni in cui lo percepivano assente. Il reddito di cittadinanza targato M5S ha inoltre rappresentato un piccolo precedente di questa fase storica. Le stesse persone hanno poi beneficiato di una campagna vaccinale che li ha messi parzialmente a riparo dal Covid-19.

Ovviamente, tutto ciò non è bastato per riprendere fiducia nelle istituzioni, dopo anni di esclusione e disinteresse. Ma le iniziative sono state abbastanza forti per non cadere nel fronte opposto, quello libertario contro il green pass, o peggio contro il vaccino. Le periferie, per quanto arrabbiate con le istituzioni, hanno più seri problemi a cui pensare, anziché discernere delle limitazioni della libertà personale. Queste sono lasciate a una classe media composta da colletti bianchi o da lavoratori con qualche stabilità e tutela. Il disoccupato, l’invalido, il NEET che passa il tempo al campetto sotto casa, non ha certo interesse a manifestare contrarietà verso le uniche politiche di cui ha beneficiato.

La destra ha invece provato a flirtare con quel mondo che critica il governo per l’imposizione di norme di controllo sociale, molte sacrosante durante una pandemia. Giorgia Meloni e Matteo Salvini hanno provato a spartirsi il 15% dei non vaccinati, come se fossero traducibili in voti. Un grave errore di valutazione politica, perché il movimento libertario non è univoco, ma composto da cittadini di centro, di destra e di sinistra che sentono il bisogno di esprimere le loro opinioni. Inoltre, gli stessi cittadini trovano difficoltà a votare partiti che partecipano al governo o che comunque collaborano in parlamento, a meno che non siano elettori abituali.

L’ultimo errore è quello di confondere follower ed elettori. I follower sono una massa di leoni da tastiera che osannano il proprio leader di riferimento, per poi abbandonarlo non appena ne trovano uno che gli piace di più. Se un tempo il leader poteva esercitare una presa potente sui propri follower, questa presa si è oggi rarefatta. In verità, la stragrande maggioranza degli elettori non passa le giornate a commentare i dolci mangiati dai propri leader e mettere cuoricini sulle loro pagine. Il fatto di avere tra i propri follower numerosi no vax, non è quindi rappresentativo del proprio elettorato di riferimento, in genere molto più cauto, visto che Fratello d’Italia e Lega vogliono proporsi come partiti istituzionali.

Per Giorgia Meloni sarebbe un primo errore, una manovra ondivaga che si aggiunge all’ovvio condizionamento a cui è sottoposto un partito che, pur formato da nostalgici fascisti, vuole avere la speranza di governare. Ne è testimonianza la violenta reazione al tweet con cui il vicesegretario del PD Peppe Provenzano affermava che FDI assume atteggiamenti fuori dall’arco costituzionale. Riprova che il partito di Giorgia Meloni vuole essere considerato piena parte del gioco democratico pur identificandosi nella forza contro la quale è nata la democrazia italiana. Difficilmente sfonderà, ma può ambire a qualcosina di più.

Per Matteo Salvini sarebbe invece l’ennesimo errore politico. Il leader leghista è riuscito a raccordare gli elettori tradizionali, legati al sistema produttivo del nord, con le periferie disagiate.  Impresa ardua, che ha perso vigore quando ha iniziato a preferire i follower virtuali a quelli reali, imbarcandosi in iniziative che hanno fatto storcere il naso ai primi e fuggire i secondi. Il leader leghista ormai sembra confondere realtà e virtualità. Forse, è arrivato per lui il momento di godersi un po’ di tempo libero, lontano dal centro del dibattito.

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CAT: Governo, Partiti e politici

Un commento

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  1. evoque 10 mesi fa

    La pietra tombale su questi due l’ha messa Berlusconi quando, voce dal sen fuggita, ha risposto a chi gli chiedeva di Salvini o Meloni possibili presidenti del consiglio: “Ma non scherziamo”. Poi, una volta diventata pubblica la sua dichiarazione, ha ovviamente negato. Ma, come si dice, la prima risposta è quella che conta.

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