Quelle eterne mani sulla scuola. Adesso tocca a Mario Draghi. Avanti un altro…

:
9 Febbraio 2021

“Grande attenzione alla scuola”. Questa nenia la classe docente la conosce a memoria, dato che nei decenni dopo la riforma Gentile al Ministero dell’Istruzione si sono susseguiti una serie di ministri che hanno più o meno affossato l’istituzione scolastica, calando le loro pseudoriforme dall’alto, senza mai interpellare chi nella scuola ci lavora davvero.

Va bene “ridurre l’abbandono scolastico”, va bene “finanziare le imprese”, va bene anche “investire nella ricerca”. Va tutto bene. Ma quando Draghi afferma che bisogna “rivedere il calendario scolastico” prolungando le lezioni scolastiche oltre il termine previsto, tutto il dorato edificio di buone intenzioni fin qui costruito va a catafascio. Ed è inevitabile la delusione dei professori italiani, che sono riusciti ad andare avanti col loro lavoro nonostante la Azzolina, nonostante una pandemia in corso e nonostante accidenti vari, e la risposta dei sindacati: «Rispettare il lavoro svolto con la DAD, i docenti non si sono fermati».

Mentre la Lega plaude a quest’ultima geniale trovata di allungare dove non c’è niente da allungare, la Segretaria della Cisl Scuola Maddalena Gissi afferma: «Allungare a prescindere il calendario scolastico significa far credere che con la Dad la scuola ha scherzato. Quello che suggerisco è che si parli da subito di un ordinato avvio dell’anno scolastico».

Forse sarebbe il caso di chiedere ai docenti o anche alla loro utenza, gli alunni, se qualche giorno è andato perso con la chiusura degli edifici scolastici, o se piuttosto, entrambe le parti non abbiano in realtà espletato tutto il proprio orario di lavoro, tra l’altro lavorando molto di più e con strumentazioni e costi a proprio carico. E il tutto già fin dai primissimi giorni della chiusura delle scuole, quando la didattica a distanza non era ancora normata, ma si appoggiava sull’impegno volontario dei docenti.

Il bisogno di avere il consenso popolare porta anche l’ultimo premier a rivolgersi ai docenti senza alcun rispetto per il loro lavoro (e tanto meno per quello degli studenti e delle loro famiglie).

La deriva della scuola in atto da almeno due decenni si nutre almeno di due possibili cause: la prima, è l’inadeguatezza dei vari ministri a porre mano ad un settore così strategico per la società; la seconda è quella prassi mai abbandonata di sottrarre risorse e conculcare in ogni modo possibile e immaginabile la libertà di insegnamento (tanto è vero che tra breve alle famiglie il diploma dei loro figli sarà inviato direttamente a casa, senza se e senza ma, facente fede la sola presenza degli studenti in aula).

La professione docente, oltre ad essere oggetto di una costante opera di denigrazione operata a più livelli nella società, oltre a richiedere competenze sempre più specifiche e diversificate ed ad essere impantanata in una serie di “improcrastinabili” incombenze burocratiche, è un lavoro a tempo pieno, senza orari e senza giorni di riposo.
Ma che grande rivoluzione culturale e organizzativa prolungare il calendario scolastico. Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. E anche il PD, che già tanti danni ha prodotto al mondo della scuola illo tempore, si accoda al coro di quelli che giudicano questa uscita del novello premier una “rivoluzione”.

Di stipendi non si parla mai, guarda caso.

Come si dice con un nobile francesismo che rende bene l’ennesimo teatrino a cui assistiamo in queste ore: “Farsi belli col culo degli altri”.

Docenti e sindacati sono già sul piede di guerra ed annunciano mobilitazioni di massa contro quanto annunciato e già propinato come “rivoluzione”.

TAG:
CAT: Governo, scuola

Nessun commento

Devi fare per commentare, è semplice e veloce.

CARICAMENTO...