Serra & Cchiani

:
17 Maggio 2017

I dreamed a dream… se invece d’essere una nullità, io fossi Ralph Waldo Emerson e, redivivo, avessi la possibilità di mettere mano di nuovo a “Rappresentative men” la settuplice galleria di ritratti che lo rese celebre (The Philosopher, The Mystic, The Skeptic, The Poet. The Man Of The World e The Writer) ne aggiungerei un ottavo: The Gazetteer. E poiché a ciascuno di quei ritratti corrisponde una figura storica reale, a quest’ultimo abbinerei (attento che cadi…) quella di Michele Serra. Si dirà che il poveretto, accanto a Platone, Swedenborg, Montaigne, Shakespeare, Napoleone e Goethe farebbe ridere i polli. Non c’è dubbio. Ma nessuno ci perderebbe nulla perché Serra, ormai, i polli li fa ridere anche da solo. La sua “Amaca” è una miniera inesauribile di minchiate ma se fosse solo questo non sarebbe diversa dal Buongiorno di Gramellini. Invece è qualcos’altro. E’ lo specchio della sinistra italiana. Che per rappresentarla si coalizzino un Serra e una Serracchiani non è solo uno sgradevole incidente fonetico: è il destino che bussa alla porta. Ma quelli che vanno ad aprire, questo cazzo di destino, devo dire, se lo meritano. “Serracchiani – per Serra – ha detto una cosa che in molti sentiamo essere vera: chi è ospite e riceve assistenza ha degli obblighi di comportamento. E quando li disattende, crea uno scandalo che va a colpire pesantemente il patto di ospitalità. Lo tradisce. E tradisce chi gli ha aperto le porte” Poi per lisciare il pelo al suo lettore (benestante e illuminato) questa penna acuta aggiunge: “Chiedo per i migranti il massimo dei diritti e il massimo dei doveri….Darei agli emigranti la cittadinanza e il diritto di voto dopo pochi anni…ma solo se pagano le tasse e rispettano le leggi” perché, signora mia, “capisco perfettamente l’avvilimento e l’ira di chi si sente colpito a tradimento dalle persone che sta aiutando”. Law and Order, insomma. Quest’uomo rappresentativo della gazzetteria progressista, questo monumento emergente in quel cimitero di sepolcri imbiancati che è la sinistra italiana non è neppure più sfiorato dai dubbi che quasi due secoli fa fecero scrivere a un francese un libro intero su un migrante che, ospitato in una casa, si fotte l’argenteria. Si chiamava Valjean quel migrante. Ma Hugo, che scrisse il libro, non mise alla sbarra lui. Vi mise i suoi persecutori e quelli che si fregiano ipocritamente della qualifica di “ospiti e benefattori” dimenticando che nessuno al mondo merita il privilegio di fare l’elemosina e nessuno l’umiliazione di riceverla. Serra invece tira dritto ed eroicamente inchioda il mendicante sul bagnasciuga. Una magnifica prova di italianità. Moderna e senza tempo. Balanzone, il professor Cutolo, Nonna Speranza, Gino Bartali, Don Camillo e monsù Travet, riuniti in un gruppo di scrittura creativa sotto la supervisione di Paolo Mieli, non avrebbero saputo dirlo meglio né meglio pensarlo.

Il “massimo dei diritti”, dice Serra (e Serracchiani sarà senz’altro d’accordo) consiste dunque:

1) nella cittadinanza italiana;

2) nel diritto di votare per Renzi o per Grillo o per Salvini;

Difficile comprendere da chi questo illuminista abbia comprato le lampadine ma è certo che la sua abat-jour non illumina niente che ecceda la dimensione del suo naso.

Non sorprende dunque che in quella penombra Serra non riesca a percepire come questi famosissimi diritti naufraghino in un mare di ingiustizia. Quell’oceano di liquame che consente proprio a lui il lusso di proclamarsi benefattore dell’umanità (e la magnanimità di “ospitare” chi vuole) facendogli, di tanto in tanto, cadere un soldino nel cappello e all’altro, al massimo, quello di tendere la mano, raccogliere pomodori e fare da badante a suo nonno (in nero). Non sorprende che, in quel buio pesto, gli sfugga come la sua meravigliosa ospitalità, quella generosa beneficenza, si fondino sul più odioso di tutti i privilegi: quello che costringe il povero a chiederla e consente al ricco di fregiarsi dell’ulteriore privilegio di concederla. Perciò mi piacerebbe chiedere a Michele Serra, uomo di sinistra e progressista di lungo corso: qual è la differenza tra questa tua compassione e quel “capitalismo compassionevole” con cui per anni ci ha rotto il cazzo Berlusconi? Che lui andava a puttane e tu no? E che sarà mai… vacci anche tu che poi facciamo tutto un conto.

 

TAG: giornalismo, politica
CAT: immigrazione, Media

Nessun commento

Devi fare per commentare, è semplice e veloce.

CARICAMENTO...