La scomparsa dell’antropologo Aldo Colucciello

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17 Settembre 2020

Se ne è andato a 57 anni, pochi giorni fa, senza fare rumore. Con la discrezione con cui ha vissuto. Defilandosi dalla ribalta. Interessato solo ad osservare, studiare e capire l’uomo e il mondo che ci circonda.

Antropologo dal sorriso gentile e dai modi affabili, viaggiatore, avventuriero, aveva studiato presso l’Orientale di Napoli e alla “Sapienza” di Roma.

Di origine sannita (per la precisione di Calvi (BN)), uomo mite e sapiente, Aldo Colucciello è stato studioso di Indologia, docente di cultura hindi e antropologia sociale all’Università di Macerata e all’Accademia di Belle Arti di Napoli, animatore di festival e di disparate iniziative culturali che è qui impossibile ricordare tutte.

A partire dagli anni Ottanta è stato attento testimone dei cambiamenti avvenuti in India e Sud-Est Asiatico grazie ai suoi continui viaggi in questi luoghi.

L’antropologo Claudio Corvino lo ha ricordato con queste parole: «Una persona generosa, dotata di calda umanità». Mentre la giornalista Franca Molinaro, in un articolo pubblicato su La Grande Madre, di lui dice: «”Io” non era un pronome abusato da Aldo, infatti pochi conoscono la mole di attività condotte dal ricercatore, la quantità di studi svolti, articoli pubblicati. La sua dolcezza era espressa nei suoi occhi profondi e tristi. Un dolcezza e un fascino il suo che gli era conferito anche dagli studi sull’India, un mondo dalla spiccata spiritualità. Da dietro l’occhio meccanico della sua fotocamera e telecamera sapeva cogliere quei particolari che narrano senza l’ausilio delle parole. L’ho conosciuto forse una ventina di anni fa, entrambi nella squadra del prof. Pierluigi Rovito per la Rivista Storica del Sannio, ma io ero una ricercatrice in erba, lui con una mole di esperienza, correggeva le bozze con gran delicatezza, evitando di urtare la suscettibilità di chiunque».

Su una pagina facebook dedicata alla decrescita felice, Alessandro Paolo Lombardo ricorda così il professor Colucciello: «Cementificazione, turistificazione, lavoratori della terra senza terra, destini in saldo e risaie ribelli. In questo contributo sull’arte di Bali e il movimento “Not for Sale” l’antropologo sannita Aldo Colucciello rifletteva sui paradisi equatoriali e sull’inferno globale del consumismo. Colucciello, già docente universitario di cultura hindi e antropologia sociale e animatore del festival di etnografia visuale “IntimaLente”, è venuto a mancare pochi giorni fa. Citando Marc Augé si chiedeva: «Bisogna capire se siamo di fronte a un mondo di rovine o a un mondo di macerie».

Animo sensibile e delicato, Aldo Colucciello «non era fatto per questo mondo», come ha detto sua nipote Veronica De Duonni su Facebook. In queste ore sui social si stanno rincorrendo messaggi in memoria di un grande maestro e di un amico sincero. Ha lasciato un mole enorme di scritti e di appassionate ricerche scientifiche. Erano molti anche i progetti che doveva ancora realizzare. Ma soprattutto è stato un uomo buono e onesto, che ha lasciato un ricordo incancellabile nel cuore di quanti lo hanno conosciuto.

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CAT: India, Scienze sociali

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