Lettera sugli intellettuali che non intelligono

:
5 ottobre 2019

Cara fb

tra coloro che ti frequentano, e che tu chiami con un eufemismo i tuoi “amici”, pullulano anche gli “intellettuali” o almeno quelli che, per titoli ed esami, potrebbero essere annoverati nel gregge. Quelli, insomma, che hanno il privilegio di praticare la carta stampata come fruitori o anche come artefici e che, talvolta, insegnano ad altri, istituzionalmente, le cose che qualcuno con gli stessi titoli ha insegnato a loro.

In altre parole i chierici.

Accade però qualcosa di strano, apparentemente inspiegabile.

Codesti eruditi che dovrebbero essere i deputati alla produzione e alla trasmissione dell’intelligenza e della cultura non scrivono, on line, mai niente di intelligente e di colto: né per caso né per errore. E’ un mistero.

Basta dare un’occhiata al profilo social di uno qualsiasi di questi dotti, più o meno noti, per scoprirne nel migliore dei casi l’inconsistenza – di fatto non c’è nulla a parte qualche insulsa marchetta autopromozionale – oppure, più spesso di quanto si riterrebbe probabile, l’insipienza, la fatuità e, più precisamente, la coglioneria. Sto parlando, bada, di scrittori, saggisti, politologi, architetti, accademici con tanto di attestato e perfino, ahimè, di “poeti laureati”.

Gli stessi che lamentano l’insulsaggine di facebook sono poi i primi a produrla!

Potrai trovare frammenti o addirittura filoni di intelligenza, di arguzia e finanche di poesia in persone insospettabili che, ufficialmente, non dispongono del titolo di dotto ma reperirne anche solo il barlume in questi titolati a produrla è impresa disperata.

Chiedere lumi agli interessati è del tutto inutile. Nei casi di notorietà acclamata non prendono in considerazione i tentativi di dialogo di chi non vanti titoli assimilabili ai loro. Talvolta dispongono di profili in cui si autoqualificano, incredibilmente, “personalità pubbliche” e danno notizia, esclusivamente, delle loro deiezioni. In altri casi non rispondono a nessuno che non si rivolga a loro in termini e in toni meno che entusiastici. Ma, anche a questi, replicano solo scemenze. Non sono, insomma, in grado di mettere in campo niente di dissimile da un qualsiasi leone da tastiera e per di più tra i meno acculturati.

Sostengono, a quanto pare, di riservare la loro intelligenza e la loro cultura ad “altra sede”.

Ora, quello che dicono o scrivono in “altra sede” è cosa su cui preferisco sorvolare. Del resto non mi riguarda, in più di un senso. Ciò che invece mi interessa è la natura di questa giustificazione che si può interpretare solo in due maniere: o sono talmente idioti da credere che l’intelligenza sia come un trolley che puoi scegliere di portarti dietro o lasciare in albergo, oppure sono talmente cinici e interessati da produrre intelligenza solo a pagamento. In un caso o nell’altro ti vedrai costretta a prendere atto che l’imbecillità e il cinismo, al contrario di quanto amano sostenere quei medesimi chierici, non esalano dal basso ma fluiscono dall’alto.

Immeritatamente tuo

ur

TAG: Cultura, Facebook
CAT: Internet, società

3 Commenti

Devi fare per commentare, è semplice e veloce.

  1. beniamino-tiburzio 2 settimane fa
    Ci risiamo. La solita invettiva. Potrebbe essere anche plausibile. Ma ormai è un tic. Repetita iuvant ?.......sed aliquando "stufant".
    Rispondi 0 0
  2. ugo-rosa 2 settimane fa
    Beniamino Di Tiburzio si lamenta dei tic altrui ma trascura i suoi, per esempio quello di leggere puntualmente ciò che scrivo e commentarlo ogni volta allo stesso modo (il latinorum poi...ah! che meraviglia...) :-)
    Rispondi 0 0
  3. beniamino-tiburzio 2 settimane fa
    Così sia, ( per evitare " l'ebraicorum " ).
    Rispondi 0 0
CARICAMENTO...