Nuova legittima difesa, cosa resta dopo la propaganda

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30 marzo 2019

Il Senato della Repubblica ha approvato in via definitiva la c.d. nuova legittima difesa con 201 voti favorevoli, 38 contrari e 6 astenuti. Lo Stato fa un passo indietro, mentre rimarranno la discrezionalità del giudice e i timori dei cittadini.

 

Sebbene il legislatore sia stato animato dalla nobile intenzione di ampliare la tutela penale nei confronti di chi subisce una violenta intrusione nel proprio domicilio (come nobili sono senz’altro le aspirazioni di chi da sempre vede nella legittima difesa un punto cardine di una cittadinanza più autonoma e responsabile), non si può che constatare, tuttavia, la presenza di una deriva sempre più demagogica che contamina il nostro ordinamento penale. Ai cittadini vengono presentate soluzioni che dovrebbero essere meditate maggiormente e non generate, come avviene ormai da parecchio tempo, sull’onda di un umore pubblico non assecondabile, nel quale prevale sempre di più un sentimento di paura ingiustificata (a dispetto delle statistiche sui reati) e indegnamente fomentata, amplificando la già pesante sfiducia verso la magistratura; ma quest’ultimo sentimento è certamente giustificato dall’inaccettabile lentezza dei processi nel nostro Paese.

Senza eccedere nel benaltrismo, sarebbe più saggio intervenire per la risoluzione dei problemi che purtroppo caratterizzano negativamente il nostro sistema giudiziario, il quale resta carente delle risorse necessarie ad un migliore funzionamento, nonché privo di più urgenti interventi legislativi, come quelli volti a rendere più celere la macchina giudiziaria. Altro simbolo della deriva demagogica è proprio l’inasprimento, d’impronta quasi draconiana, delle pene detentive per reati che statisticamente sono in diminuzione nel nostro Paese (nonostante il sistema penitenziario al collasso), una decisione presa quasi sempre ex abrupto, sulla scia di qualche tragico fatto di cronaca, con la vana speranza di placare una pubblica opinione già fortemente stressata dalla crisi economica e da altre problematiche sociali.

È poi a dir poco bizzarro credere che una semplice indagine nei confronti di chi è stato costretto ad uccidere (o a compiere altro delitto) per difendersi possa recare scandalo o ingiusta umiliazione. Si spera che nessun cittadino fraintenda il nuovo testo, pensando di trovare nel proprio domicilio una particolare zona franca. Di qui la domanda fondamentale: la riforma è idonea per centrare gli obiettivi prospettati ai cittadini dai proponenti? Cadrà in errore chi anche solo vagamente riterrà che un delitto possa essere giustificato normativamente senza concedere alla giurisdizione (che agisce anzitutto nel rispetto del dettato costituzionale) di valutare la condotta e le motivazioni dell’autore. Come si potrebbe, altrimenti, accertare che l’intrusione sia avvenuta contro la volontà del proprietario, tramite effrazione, con arma etc.? Il primo comma dell’art. 52 c.p. rimarrebbe comunque un perno fondamentale per il giudice, il quale non potrà che far valere, ancora una volta, la sua discrezionalità.

 

IL TESTO NORMATIVO

Il testo licenziato dal Parlamento modifica il concetto di legittima difesa domiciliare che era presente nel codice penale e inasprisce il quadro sanzionatorio per la violazione di domicilio e per alcuni delitti contro il patrimonio (rapina, furto in abitazione, furto con strappo). Secondo il legislatore, sussisteva un’asimmetria non più accettabile tra la tutela penale dell’aggressore e quella dell’aggredito, per cui ha ampliato l’ambito di applicazione della legittima difesa domiciliare, rafforzando la presunzione di legittima difesa nel domicilio domestico.

Riassumiamo, nel dettaglio, le modifiche definitive al codice penale.

  • Modifica dell’art. 52: al II comma, il legislatore si è limitato a specificare che nella legittima difesa domiciliare, d’ora in avanti, si considera sempre sussistente il rapporto di proporzionalità tra la difesa e l’offesa nel ricorso ad un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo per la difesa della propria o altrui incolumità o dei beni propri o altrui. All’articolo, infine, viene aggiunta un’ulteriore presunzione, secondo cui sarebbe da considerare sempre in stato di legittima difesa colui che, legittimamente presente all’interno del proprio o dell’altrui domicilio (da intendersi, in senso ampio, quale luogo dove viene esercitata attività commerciale, imprenditoriale o professionale), agisce con il fine di respingere l’intrusione posta in essere con violenza o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica, da parte di una o più persone.
  • Modifica dell’art. 55: il legislatore è intervenuto sulla disciplina dell’eccesso colposoescludendo, nelle varie ipotesi di legittima difesa domiciliare, la punibilità di chi, trovandosi in condizione di minorata difesa o in stato di grave turbamento derivante dalla situazione di pericolo, commetta il fatto per la salvaguardia della propria o altrui incolumità.
  • Inasprimento del quadro sanzionatorio per alcuni reati contro il patrimonio: 

Violazione di domicilio (art. 614) – la pena detentiva è aumenta da sei mesi ad un anno nel minimo e da tre a quattro anni nel massimo. Nel caso di riconoscimento dell’aggravante della violenza sulla cose o alle persone, la pena detentiva è aumentata da uno a due anni nel minimo e da cinque a sei anni nel massimo.

Furto in abitazione e furto con strappo (art. 624 bis) – la pena detentiva è aumentata da tre a quattro anni nel minimo e da sei a sette anni nel massimo. Anche in questo caso, s’inasprisce il quadro sanzionatorio relativo alle condotte aggravate, con un minimo che aumenta da quattro a cinque anni di reclusione nel minimo, mentre il massimo della pena resta invariato a dieci anni. Le multe sono invece rideterminate in maniera meno draconiana, aumentando da 927 a 1.000 € nel minimo e da 2000 a 2.500 € nel massimo.

Rapina (art. 628) – la pena detentiva è aumentata da quattro a cinque anni nel minimo, mentre il massimo resta fissato a dieci anni. Per la rapina aggravata la reclusione è elevata da cinque a sei anni nel minimo, mentre il massimo resta fissato a vent’anni. La pena pecuniaria è rideterminata da 1.290 a 2.000 € nel minimo e da 3.098 a 4.000 € nel massimo. Infine, nell’ipotesi pluriaggravata, la reclusione aumenta da sei a sette anni nel minimo, mentre il massimo resta fissato a vent’anni. La pena pecuniaria aumenta da 1538 a 2500 € nel minimo e da 3098 a 4000 € nel massimo.

 

Gli altri interventi

  • La sospensione condizionale della pena viene subordinata al pagamento integrale dell’importo dovuto per il risarcimento del danno alla persona offesa nei casi di condanna per furto in appartamento e furto con strappo (art. 624-bis c.p.)
  • Esclusione della responsabilità civile di chi ha compiuto il fatto in caso di legittima difesa domiciliare: se assolto in sede penale, l’autore del fatto non sarà obbligato a risarcire il danno cagionato. Inoltre, si prevede che in caso di eccesso colposo di chi si difende, al danneggiato venga riconosciuto il diritto ad un’indennità, calcolata dal giudice con equo apprezzamento, tenendo conto però della gravità, delle modalità realizzative e del contributo causale della condotta posta in essere dal danneggiato.
  • Introduzione del patrocinio legale a spese dello Stato in favore di chi viene assolto, prosciolto o il cui procedimento penale sia stato archiviato per fatti commessi in condizione di legittima difesa o di eccesso colposo di legittima difesa.
  • Introduzione della priorità, nella formazione dei ruoli di udienza, anche ai processi relativi ai delitti di omicidio colposo e di lesioni personali colpose che si sono verificate nei casi di legittima difesa domiciliare.

 

          Pierluigi Dimitri

 

 

 

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CAT: Legislazione, Parlamento

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