American Dream #2: American Dust di Brautigan, o la disgregazione della speranza

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3 Gennaio 2018

American Dream: rabbia, speranza e distorsioni

Questa serie di due articoli si prefigge di descrivere l’impoverimento e la caduta del sogno americano tramite due opere apparentemente distanti ma speculari. La prima è Scarface, noto film di Brian De Palma, e la seconda è il libro di Richard Brautigan American Dust, Prima che il vento si porti via tutto. Per anni di uscita, rispettivamente 1983 e 1982, sono esemplificative di distorsioni che sarebbero divenute palesi trent’anni dopo.

Continua dal precedente articolo su Scarface, di Brian De Palma

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American Dream #2: American Dust di Richard Brautigan, o la disgregazione della speranza

Lo si ricorda ancora, terminato il libro, il sole tramontare sul verde lago, e la storia della scelta di un ragazzino, condizionata dall’America post-Seconda Guerra Mondiale, con le scarpe da tennis, su un precario pontile, bagnate da una sottile superficie d’acqua di inconscia follia, una condizione di vita precaria, e le angosce lasciate come macerie sull’arido suolo del conflitto, un’intera coscienza generazionale umana rasa al suolo.

American Dust, Prima che il vento si porti via tutto (edito nel 1982), di Richard Brautigan è dissacrante: dissacra il mito dell’America Dream, illustrando come una società che si consacra al suo stesso Mito, diventando alienazione di sé stessa, si sganci dalle sue fondamenta, sgretolandosi fino a trasformarsi in polvere, la polvere del titolo, in attesa che il vento la porti via…

Nonostante ciò gli Stati Uniti sembrano siano riusciti a rimanere in piedi grazie all’intraprendenza che ha costruito il mito di cui si è parlato sopra. L’intraprendenza che oltre a costruire il progresso ricostruisce di continuo quella parte di fondamenta in disgregazione ma con sempre meno solidità.

Emblematica è la scelta dell’uso dell’hamburger come metafora dell’American Way of Life, di come il ragazzo sia posto davanti alla scelta fra l’acquisto del cibo o di una scatola di proiettili, simbolo della violenza, dello sfinimento che porta verso la distruzione senza nemmeno rendersene conto. Quando non si trova strano che un dodicenne giri con un fucile e possa comprare una scatola di proiettili, e che spari senza pensarci troppo, come fosse un’azione normale a tante altre, il dado è tratto.

Le pagine del libro macchiano d’inchiostro le immacolate immagini e l’immacolato immaginario dell’America del Dopo Guerra, le stesse della televisione che dilagherà successivamente in tutto l’occidente. Una televisione che, come scritto da Brautigan, leva la vastità dell’immaginazione sostituendola con alcune e limitate immagini stereotipate, riducendo il Sogno Americano a quattro luoghi comuni, il cui apice si identifica con ‘‘una qualsiasi strada d’America costeggiata da catene di ristoranti”, dove la metafora è quella di un consumismo capace di mangiare un paese fino a farlo diventare la polvere delle famose, e appunto stereotipate, autostrade USA o delle grandi città, come se gli Stati Uniti fossero solo stazioni di servizio in mezzo al deserto o fast food nelle città piene di smog, ai lati dello stesso asfalto.

Il paese viene consumato impoverendolo, impolverendolo.

Uno stile di vita ritenuto perfetto ma che anch’esso, nonostante i chilometri d’oceano, risente dell’orrore del secondo conflitto mondiale, il quale nelle conseguenze non era veramente finito: nuova desolazione sovrastava recente desolazione. Uno stile di vita perfetto, troppo, e quella del brillante amico del protagonista, dall’esistenza apparentemente senza pieghe, ne è la dimostrazione.

Il libro di Brautigan è la rappresentazione dell’inconscia paura, del fiato sul collo che non si riesce mai a vedere, di perdere tutto e rimanere soli, di vedere crollare ogni speranza perché ci si allontana dalla concretezza, venendo portati a vivere l’inconsistenza di un mito (il processo descritto all’inizio).

La coppia del salotto e il vecchio con la baracca che stazionano di fronte al lago sono la metafora della natura americana, un paese che si allontana dal contatto con essa, l’amore per le terra d’origine. È il rapportarsi con lei dal carattere unico che ha fatto la fortuna delle Stelle e Strisce. Lo stesso lago e ciò che gli sta attorno sono l’illustrazione della bellezza del territorio. Un territorio vasto, di frontiera, ricco di speranza e di possibilità, dalla doppia lettura: fisica ed ideale.

Il concetto della scomparsa dall’amico prima citato, e anche del protagonista, sono la metafora del rischio della scomparsa dei futuri giovani americani, delle loro energia vitale, rinsecchita, prosciugata.

Nella postfazione del libro, viene precisato di come il racconto sia per Brautigan anche una confessione intima e biografica. Lui è il ragazzino protagonista, una figura posta tra ciò che è stato e ciò che avrebbe voluto fosse, la ricerca di una tranquillità, di una normalità, di una banale forse, ma sicura e rassicurante, stabilità, che nell’infanzia lo scrittore non ha avuto; una storia personale trascinata nel girovagare del ragazzino attorno al lago.

Il centro del suo mondo è la distesa d’acqua dolce, perché è matrice dei sogni, e la figura della normalità e della stabilità si trova nel pacifico comportamento della coppia che compone il salotto sul lago, la casa mancata. Una pace però troppo surreale, anch’essa troppo perfetta, giusta inizialmente ma irreale a lungo andare, la quale inizia a sgretolarsi, e i segnali sono il suo carattere surreale e le poche parole della coppia; sempre meno parole per una società alienata da sé stessa. Il loro insolito chiamarsi ”mami” e ”papi” è il riferimento alla famiglia mancata, a tutti quei figli cresciuti con l’assenza dell’affetto dei genitori.

Quello appena scritto si collega a quanto detto precedentemente, inerente all’American Dream e al suo sgretolarsi, e va a delineare il quadro dei messaggi dell’opera, la quale parte da un contesto personale per giungere a uno sociale. La semplicità e la disinvoltura con cui Brautigan narra le avventure del giovanissimo sono alienanti, un alienarsi tipico del cercare di evadere da un vivere opprimente, uno spunto di sofferenza e di speranza, una sofferenza che devia e snatura anche i migliori animi, ma che nel sognare trova la via di fuga, così ecco che la stesura è sospesa fra l’onirico e il distaccato, una leggerezza che però pesa come un tonfo al cuore.

American Dust, Prima che il vento si porti via tutto è un libro-fotografia ricca di particolari: il bianco ingiallito-nero di un periodo storico e di uno dei suoi più grandi, purtroppo sottovalutati, interpreti; è un cartellone pubblicitario del Sogno Americano anni ’40/’50. Scritta rossa e le immagini stilizzate di vita felice tipiche del periodo, al confine di una grande città che si apre sul deserto, ai cui piedi un finto cowboy mangia un succulento panino, appoggiato con la schiena alla macchina impolverata dal viaggio, in attesa di capire che ne sarà del via vai di veicoli, percependo che c’è del gusto, c’è della fantasia, ma sapendo sempre meno dove stanno.

Richard Brautigan anticipò a suo modo la disgregazione dell’intraprendenza del sogno americano, espressa recentemente dai connotati ideologici che hanno portato all’affermazione, più che di un soggetto come Trump, della base che l’ha votato. Richard ha visto fra le pieghe del capitalismo* già allora degli States stanchi, consumati dal farsi forza sul loro stesso Mito, fondato su prevaricazione e chiusura. Ho evidenziato l’altro mito fallimentare dell’uomo bianco dall’arma facile, impaurito, senza riferimenti identitari. Ha messo su pagine la fine che farà Tony Montana in Scarface, cogliendo il concetto per cui la fine della frontiera e della rabbia come forze elevatrici, senza umanità, porterà a schiantarsi.

Ha capito che umanamente, senza qualcosa o qualcuno da rappresentare, diverremo polvere portata via dal vento, prima o poi.

Note:

*vale lo stesso per il sistema comunista allora avversario, come scritto nell’articolo su Scarface.

TAG: america, American dream, american dust, american way of life, anni 40, anni 50, libri, richard brautigan, sogno americano, Stati Uniti, united states
CAT: Letteratura

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