Il diario di Dawid Rubinowicz

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27 Gennaio 2015

“Se continuerà ancora così, allora soltanto per il terrore la gente comincerà a cadere come le mosche”

Dawid Rubinowicz

 

“Era un bimbo curioso … Una sola volta l’ho visto triste: piangeva. Fu quando gli dissi che i tedeschi avevano proibito ai ragazzi ebrei di frequentare le scuole. Lo trovai in un angolo del cortile, appartato. Guardava gli altri giocare …”

Testimonianza della maestra di Dawid Rubinowicz

 

C’è uno sguardo che restituisce alle cose la loro serietà. “Serietà” è una grande parola, che in Italia però oggi è messa alla berlina. Lo so. Ma la serietà è tutto. Questo libretto ha qualcosa di grandioso. Come sia possibile che quattro dozzine di pagine di diario riempite da un bambino, che al momento di iniziarle ha dodici anni e quando lo ammazzano ne ha quattordici, si incidano indelebilmente nella memoria  di chi legge diventando un immenso labirinto nel quale ci si perde, rimane un mistero. Non credo, francamente, che questo abbia qualcosa a che fare con la letteratura ma, d’altra parte, come si può, onestamente, affermare che la violenza con cui questo libro ci commuove prescinda dalle parole che contiene e dal modo in cui quelle parole sono scritte, in breve dalla loro “qualità” (letteraria)?

La scrittura di Dawid è disarmata. Questo la rende tremenda. Così che ogni riga si fa strada travolgendo, proprio in virtù della sua assoluta mancanza di difese, qualunque ostacolo gli potrebbe opporre il nostro cinismo, la nostra volontà di non lasciarci coinvolgere, la nostra diffidenza. Alla fine le povere lettere che la compongono (lettere messe insieme da un bambino che ha, in fondo, appena imparato a scrivere) diventano un ponte sul quale finiamo per correre incontro a lui, al nostro piccolo Dawid che neppure una fionda ha per opporsi a Golia. Coetaneo di Anna Frank, il suo diario (o quello che ce n’è rimasto) comincia il 21 marzo del 1940 e termina l’1 giugno del 1942. Ed ecco che Anna, come una staffetta, ne prende il testimone ed inizia, il 14 giugno del 1942 a scrivere il suo, che avrà fine, come sappiamo, il 1 agosto del 1944.

I due diari, insieme, coprono i quattro anni più spaventosi della storia dell’umanità. Però difficilmente, nonostante la staffetta, potremmo immaginare due testimoni più diversi. Rubinowicz coincide esattamente con la sua scrittura. Tra lui e ciò che scrive non vi è alcuna distanza: è il suo stesso corpo a farsi parola insieme alla sua anima, laddove Anna Frank tiene invece sempre una distanza dalla sua scrittura, sicché noi ne individuiamo i contorni un po’ più in là dal luogo dove le sue parole si concretizzano. Questo ce la fa riconoscere (nonostante la giovanissima età, nonostante l’occasione di quella scrittura) come scrittrice e, il suo diario (anche) come opera letteraria.

Ma Dawid? Lui scrive, ma nel suo scrivere non c’è spazio per la “scrittura”, o meglio per ciò che noi, lettori o scrittori di libri, siamo abituati a definire tale. Scrive, Rubinowicz, un po’ come se, da contadino seminasse, o da pastore mungesse una vacca. Scrive perché per una qualche ragione che sfugge a lui quanto a noi (ma che lui non si chiede e noi, invece, sì, ragion per cui rimaniamo stupefatti) deve farlo. Eppure: magnificamente è scritto questo libro. La cosa ci sbalordisce e, forse, ci scandalizza. Perché non ci diamo ragione di questa scrittura e perché, nello stesso tempo, ci rendiamo conto (con scandalo appunto) che essa non dovrebbe essere “l’importante”.

In questo modo improprio siamo costretti a confrontarci con queste pagine (che in ogni caso ci impressionano per come sono scritte)  che appartengono a un bambino delle elementari il quale non ha letto nulla e non ha mai scritto altro che questo. E alla fine comprendiamo stupefatti che di ciò di cui scrisse Dawid Rubinowicz, di anni dodici, non si poteva scrivere che nel modo in cui scrisse Dawid Rubinowicz, di anni dodici: “… oggi sono caduti vittime cinque ebrei ammazzati da una guardia, perché qualcuno li aveva accusati di avere nascosto le pellicce. La guardia ha ordinato di sotterrarli in una fossa sola nel loro cortile, erano il padre, 3 figli e una figlia.”

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CAT: Letteratura

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