Il trillo muto

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1 dicembre 2019

O molto illustre Ulisse, o degli Achéi
Somma gloria immortal, su via, qua vieni,
Ferma la nave, e il nostro canto ascolta.

Nessun passò di qua su negro legno,
Che non udisse pria questa, che noi
Dalle labbra mandiam, voce soave:
Voce, che innonda di diletto il core,
E di molto saver la mente abbella.

Omero, Odissea, Canto XII,  241-248

 

 

C’era una volta un governatore di un bellissimo paese che, sebbene fosse, in apparenza, anche una persona gentile, non governava mai. Passava il suo tempo unicamente a sentire musica, canzoni soprattutto. Non gli interessava l’opera o la musica sinfonica, quella da camera ancora meno. Ciò che lo entusiasmava erano solamente le canzoni. Fossero in italiano o in altre lingue a lui ignote, poco importava. A lui piacevano tutte. Quando si avvicinava il Festival di San Matuzio non c’era per nessuno, doveva seguire ogni momento, dalle prove alle selezioni e tutte le serate. Una passione compulsiva.

I suoi ministri cercavano di fargli comprendere che bisognava pure governare in qualche modo, sennò, prima o poi, il popolo sarebbe insorto. Lui rispondeva serafico che al popolo importava più sentire delle belle canzoni che essere governato. Pensateci voi, diceva, vi pagano pure per questo. La realtà sembrava dargli ragione. Tutti i programmi televisivi musicali, i varietà, i concorsi, erano seguitissimi e non c’era cittadino che non conoscesse molto più facilmente questa o quella canzone piuttosto che gli articoli della Costituzione. Tutte le auto andavano in giro coi loro impianti audio a pieno volume, fossero radio o CD o file iTunes poco importava. Perfino le biciclette si erano attrezzate con altoparlanti da stadio in miniatura e sfrecciavano sulle spiagge di giorno e di notte colle canzoni a tutta forza. L’aria di quel bel paese era piena di suoni e canti indiavolati, a tutte le ore. Negli ultimi tempi si erano diffusi dei brani musicali più parlati che cantati, con dei ritmi molto scanditi, e questi al governatore piacevano meno, per dirla così. Lui era più per la melodia classica, quella napoletana soprattutto, e non c’era seduta governativa che non avesse uno sfondo musicale di quel tipo.

Amava molto i vocalizzi. Tutti quegli ornamenti che certi cantanti producevano, certe volte appesantendo inutilmente canzoni banali, lo mandavano in sollucchero. Molti cantanti e autori, che godevano il suo favore, componevano dei brani secondo il suo gusto, sapendo che quelle canzoni avrebbero apportato notevoli vantaggi personali, perché il governatore era solito premiare i migliori uccelli canori, secondo il proprio insindacabile giudizio, con cariche pubbliche molto ben pagate.

Il suo gabinetto governativo era pertanto formato da ministri e ministeri che erano ormai quasi una sinopia delle vecchie istituzioni. Andavano avanti da soli a malapena per l’azione di pochi e anziani funzionari volenterosi, ma di lì a poco si sarebbe palesata la paralisi, perché quei pochi diminuivano di anno in anno ed erano rimpiazzati da nuove generazioni di burocrati che non conoscevano nulla se non le canzonette in voga, tutti familiari e famigli dei canzonettisti favoriti del governatore.

Come fu come non fu, un giorno chiese udienza una compagnia di musicisti che veniva da lontano. Essendo loro giunta notizia che il governatore fosse amante delle canzonette, pensarono di presentarsi e proporgli qualcosa d’insolito.

Il capo del gruppo, il bassista Cédric, un bellissimo e distinto giovane che si muoveva con molta grazia ed energia allo stesso tempo, una volta al suo cospetto, presentò l’ensemble così:

“Eccellenza – iniziò con un vaghissimo accento dell’Europa centrale – l’ensemble Der schweigsam Kreis è qui per offrirle qualcosa di assolutamente straordinario. Oggi la scienza è arrivata a un punto tale che non si sa più dove finisce l’arte e dove incomincia la tecnologia; come lei sa, quando la scienza era ancora un mistero per i più, veniva scambiata spesso per magia. Leonardo da Vinci, forse il più grande artista scienziato di tutti i tempi, fu accusato perfino di negromanzia, mentre la sua era solo ricerca scientifica. Lui riusciva a fare cose fuori dal comune e sia i più semplici sia i più avvertiti restavano a bocca aperta per le sue creazioni. Oggi uno scienziato, di cui non posso fare il nome, ha rivelato e confidato, solamente al nostro ensemble, un patrimonio unico, di cui le parlerò tra poco. Per prima cosa vorrei presentarle i membri dell’ensemble.”

Sfilarono uno per uno, presentati da Cédric, i vari artisti.

Aprì le danze il batterista, Geeno, un bizzarro ragazzo molto elastico, incrocio di tante genti diverse, aveva un’aria scanzonata e birichina e un sorriso ipnotico; i suoi abiti erano di foggia quasi classica ma fatti in cuoio nero e verde, assai particolari, tutti pieni di borchie piccolissime che disegnavano una sorta di brillante tatuaggio indefinibile sull’abito. S’inchinò coreograficamente davanti al governatore.

Subito dopo si fecero avanti le due violiniste, Linda e Flora, due gemelle perfette, bionde, bellissime, vestite nello stesso identico modo ma complementari, con abiti lunghi ed eleganti il cui sfondo, bianco per l’una e nero per l’altra, era decorato da pentagrammi arabescati in oro, una ricercatezza rara. Le decorazioni, essendo gli abiti del tutto aderenti su quelle forme splendide, sembravano animarsi anch’esse al minimo movimento delle gemelle, bastava solo il respiro, brillando e attraendo l’attenzione di chi le ammirava.  Si guardarono tra loro e poi si voltarono sorridendo al governatore, inchinandosi, simmetricamente perfette.

Fu il turno del tastierista, Reynaldo, un individuo ancora più bizzarro del percussionista, un’altissima e snella figura austera, un po’ oscura, con una gran capigliatura in finto disordine, un abbigliamento post-romantico in velluto di seta blu scuro ma arricchito da preziosi gioielli sul bavero e sui polsini. Aveva un viso antico, non più giovanissimo ma sprizzante, ad ogni modo, un’energia giovanile e ombrosa.

Per ultima arrivò la cantante. Myra. Alta, carismatica, algida a prima vista. Gli altri componenti del gruppo le fecero spazio con un rispetto reverenziale. Età indefinibile ma, comunque, giovane, chioma rossa sfavillante, occhi verdi magnetici, accentuati da un trucco sapiente e perfetto, naso sottile e aristocratico, sorriso affascinante che risaltava per un rossetto lucido di color viola. I denti perfetti emergevano appena da quel sorriso come perle, quando si presentò al governatore porgendogli la mano da baciare. “È un grande onore – disse con accento indecifrabile – entrare in un luogo dove la canzone è perpetua colonna sonora della vita di un popolo.”

Il governatore, impressionato dal carisma di tutti i membri dell’ensemble, ma soprattutto da Myra, fu preso da una grande emozione e andò incontro alla dama, baciandole la mano. “L’onore è mio, signora” balbettò quasi imbambolato dalla sua avvenenza.

Cédric intervenne immediatamente e porse la sua destra a Myra, onde potesse ritornare al suo posto, appena nascosta dagli altri che ricomposero l’ordine scenografico, e si rivolse al governatore:

“Attraverso la musica che noi suoniamo, sui nostri strumenti speciali inventati dal nostro scienziato – glieli mostreremo tra non molto – e soprattutto attraverso la nostra Diva, la superba Myra, che ha elaborato una tecnica vocale particolare per giungere a spettacolari risultati, noi riusciamo a penetrare la mente di chi ci ascolta e capire chi davvero s’intende di musica e chi finge di intendersene.”

I ministri del governatore, che finora erano rimasti in seconda fila, impettiti come delle statue, iniziarono a bisbigliare tra loro chiedendosi che razza di musica nuova fossero sul punto di ascoltare e, soprattutto, fosse in grado di produrre simili effetti.

“Ecco – continuò Cédric – i nostri strumenti.” E fece ai manovali, che erano rimasti indietro, sul fondo del salone, il cenno, elegante, quasi da prestigiatore, di portare gli strumenti al cospetto del governatore.

In sé e per sé gli strumenti erano delle vere sculture. Sembrava che rinchiudessero in sé un corpo umano, come se fossero stati degli esseri umani o parti di essi modificati per un incantesimo, anche se, a prima vista, i manici dei violini o della chitarra erano assai simili a quelli degli strumenti normali. Ma qualche piccolo dettaglio lasciava trasparire qualcosa di strano e pur seducente, nella sua oscura bizzarria. Il manico del basso terminava senza le chiavi. Non c’erano corde. La fine del manico era una specie di mano a sei dita in legno d’ulivo, con venature più scure, una scultura inquietante e attraente al tempo stesso e più la si guardava più sembrava che si muovesse. Presa in mano da Cédric sembrava che facesse parte, completandolo, della sua persona raffinata, tutt’una col suo abito, il meno stravagante di tutti, un perfetto frac nero, ma di un nero profondissimo; senza alcun riflesso, quel nero sembrava assorbire tutto ciò che stesse intorno ed era quasi impossibile distinguere i contorni dell’abito che aveva delle code un po’ più lunghe del normale, a forma di coda di uccello lira e con degli strani rever morbidi sul petto un po’ più chiari che risaltavano sembrando vivi. La camicia era viola e il papillon verde pareva produrre uno strano chiarore.

I violini avevano dei riccioli che sembravano riprendere i ghirigori dorati degli abiti di Linda e Flora, le quali sorridevano sornione davanti alla meraviglia degli astanti e l’archetto, che una teneva nella destra, l’altra nella sinistra, era solamente una bacchetta dorata che terminava con una chiave di sol. Non vi era l’ombra di una corda nemmeno nei violini, luccicanti come se fossero di platino.

Le percussioni di Geeno, poste su una pedana rotante, erano dei grandi cerchi vuoti, senza pelli tese, senza piatti, senza grancassa. Ma i cerchi sembravano muoversi, confondendo le loro circonferenze l’uno con l’altro, i telai dei tamburi incrociandosi apparentemente di continuo.

La tastiera di Reynaldo era forse il pezzo più complesso del gruppo.

In apparenza aveva due tastiere, una cassa armonica verticale a forma d’arpa e una base barocca, fatta di serpenti e motivi vegetali che giravano poi tutt’intorno all’arpa. Anche quelli sembravano muoversi impercettibilmente, come se fossero, in qualche modo, vivi. Sulle ante esterne della cassa campeggiava la figura di un misterioso trovatore, che suonava con un archetto, come se fossero corde magiche, i capelli, tesi da un pettine, di una sirena-polena della barca su cui si trovava, attraversando una foresta piena di creature inquietanti legate in un modo o nell’altro alla musica: una flautista rivestita di piume prigioniera di un albero cavo e giganteschi uccelli nascosti dietro gli alberi. Avvicinandosi allo strumento si poteva distinguere come le tastiere in realtà fossero senza tasti.

                                    Remedios Varo, El Trovador (part.), 1959

“Sono strani, codesti strumenti – disse il governatore – sembrano animati, come se…”.

“Ha ragione, Eccellenza, possono dare questa impressione” fece Cédric, interrompendolo con garbo, non permettendo che il governatore si avvicinasse troppo. “Come può ben vedere, questi strumenti sono unici. Non si vedono corde perché quelle che risuonano sono solo onde magnetiche stimolate dalla nostra tecnica prodigiosa secondo un procedimento che il nostro scienziato ha elaborato dopo anni di ricerche. Le creazioni del nostro scienziato non si fermano qui. Noi siamo gli unici che possono suonare questi strumenti, sono stati creati solamente per noi. La musica che producono può essere ascoltata, come le dicevo, esclusivamente da veri intenditori. Così come il canto della nostra immensa vocalist. Le particolari onde magnetiche su cui interveniamo attraverso le nostre composizioni entrano in risonanza colle onde cerebrali tramutandole in onde alfa e facendo sentire l’ascoltatore felice e rilassato.” E Cédric fece un lievissimo ma efficace accenno collo sguardo a Myra, mentre un sorriso accattivante infiammava il volto splendido della cantante, da cui il governatore non riusciva a staccare gli occhi di dosso.

Remedios Varo. Armonia (1956)

“Siamo giunti fin qui a proporle la nostra musica come primo ascoltatore universale. In verità molti altri stati, senza che l’uno sapesse dell’altro e dei quali non posso ovviamente rivelare l’identità, venuti in qualche modo a sapere della nostra attività, ci avevano chiesto l’esclusiva della prima assoluta; ma noi abbiamo pensato che forse sarebbe stato più adeguato chiedere a lei prima di accettare altre proposte, proprio perché abbiamo saputo della sua eccezionale attenzione alla musica rispetto agli altri capi di stato. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è un teatro dall’acustica perfetta e costruito principalmente in legno. Sappiamo che nella capitale ne esiste uno progettato nel Settecento da un famoso architetto alchimista e che risuona perfettamente. Sarebbe l’ideale. Insisto su un particolare: solo gli animi puri e i veri intenditori di musica potranno ascoltare la voce celestiale di Myra e il superbo accompagnamento dei nostri strumenti, perché è necessaria una consonanza delle nostre onde e quelle cerebrali dell’ascoltatore, in genere solo una persona che apprezza la vera musica è in grado di entrare in sintonia. Queste nuove onde scoperte dal nostro scienziato sono applicate alle leggi dell’armonia. Pitagora ne fu il primo scopritore ma la scienza allora era ancora di là da venire. Il nostro genio ha anche scoperto i suoi effetti sui bambini, le creature più sensibili alla nostra musica. I compositori siamo tutti noi, compreso il nostro genio inventore, come le ho detto, degli strumenti adatti a produrle.”

Ogni volta che Cédric pronunciava l’aggettivo “nostro”, declinato in tutte le forme, aveva l’effetto di una spirale che si avvolgeva sempre più stretta intorno agli ascoltatori, e i serpenti della tastiera monumentale sembravano muoversi, assecondando questo movimento concentrico irreale. Cédric fece una piccola pausa, indicando nuovamente gli strumenti, poi riprese con voce più lenta e più autorevole ma al contempo rassicurante.

“Naturalmente tutto questo ha un costo, che non sarà certamente un problema per lo Stato. In fondo il nostro scienziato ha creato questo miracolo anche per diffondere la nuova musica in grado di leggere dentro le persone e rivelare chi è davvero idoneo a comprendere l’arte e la bellezza. E le ricerche sono costate e costeranno. Il nostro geniale scienziato ha bisogno di un anticipo per poter continuare le ricerche – e qui Cédric fece un’altra pausa e aggiunse scandendo con intenzione a voce più bassa e confidenziale perché il governatore capisse tra le righe – e forse estendere anche in altri campi i risultati raggiunti.”

“Bene, maestro, nessun problema.” In fondo, pensò, se si presentano così bene, con questo sfarzo, non potranno essere dei ciarlatani, ci dev’essere del vero. E poi questa storia della lettura nella mente delle persone… potrebbe avere sviluppi interessanti. “Ma non si può avere un piccolo saggio della vostra musica qui?” chiese il governatore, mentre i ministri annuivano borbottando incuriositi anche loro.

“Eccellenza – disse Cédric sorridendo amabilmente ma con un po’ di sufficienza – noi lo faremmo con grande piacere, ma purtroppo questa musica ha bisogno di un luogo particolare per essere eseguita, non si può suonarla ovunque e senza un’adeguata preparazione del luogo, pena il non riuscire ad apprezzarla. Le onde magnetiche alla base del funzionamento degli strumenti e quindi della produzione di suoni hanno bisogno di condizioni di risonanza assolutamente specifiche che il vostro teatro antico e pochi altri luoghi al mondo possiedono. In più sarà necessario avere molta energia a disposizione, dovremo piazzare della strumentazione in teatro e delle antenne sul tetto e saranno necessari dei cavi speciali, tutte cose a cui penseranno i nostri tecnici. Ci vorranno delle luci particolari perché anche la luce svolge un ruolo importante in ciò che faremo. Avremo bisogno di quattro giorni di prove e del teatro a nostra esclusiva e totale disposizione, senza la presenza di alcuna persona esterna al nostro gruppo; serve per darvi il meglio e, soprattutto, perché non trapeli alcuna notizia al di fuori del teatro, almeno fino al giorno della rappresentazione, sono pratiche ancora non note e un furto di dati o di strumenti potrebbe avere ripercussioni notevoli. Serve per la nostra segretezza e soprattutto per la sua tranquillità, Eccellenza. Nessuno potrà assistere alle prove, perché la preparazione e la sorpresa giocano pure il loro ruolo. Abbiamo la nostra sicurezza che penserà a tutto. Ma – continuò Cédric educatamente, sebbene con voce ferma e risoluta – bisognerà comunque fare un bonifico al nostro scienziato sul conto che le darò prima di iniziare le prove perché, come le ho detto, quest’operazione ha dei costi di base e altri in corso d’opera. Capisco che la somma possa apparire cospicua ma ricordi che lei sarà il primo al mondo ad avere questo privilegio. In termini di prestigio e di esclusiva vuol dire molto. Ah, certo, oltre, naturalmente, al nostro onorario, che gradiremmo anticipato. Potrà versarne metà subito e l’altra metà la mattina del giorno dell’evento. Per comodità e vicinanza preferiremmo alloggiare al Grand Hôtel”.

Il governatore non ebbe alcun dubbio. Confermò in cuor suo che fossero artisti che si presentavano benissimo e nessuno avrebbe potuto negar loro una qual certa credibilità. E poi, quella cantante… che donna affascinante. Chissà se dopo lo spettacolo avrebbe avuto occasione di conoscerla più a fondo. Inoltre lui, ed era l’importante, sarebbe stato il primo di tutti ad accogliere questo nuovo fenomeno musicale e tecnologico. Questa riflessione vellicò notevolmente la sua vanagloria facendolo decidere immediatamente, senza neanche consultare il Consiglio dei Ministri. Ministri che, poi, erano comunque delle nullità e difficilmente avrebbero osato contraddirlo.

A quel punto il governatore ordinò ai suoi vassalli di approntare il teatro per le prove e le esigenze del misterioso ma elegante ensemble e di saldare le richieste finanziarie degli artisti nonché mettersi a disposizione per qualsiasi loro urgenza. Quella settimana il teatro sarebbe stato vuoto, peraltro, senza altri spettacoli. Tutto s’incastrava alla perfezione.

I musicisti furono condotti al teatro, non molto lontano dalla sede del governo, per conoscere il luogo dove si sarebbe tenuta la meravigliosa rappresentazione di quella musica sublime e diedero disposizioni di cosa c’era da approntare e come doveva essere fatto. Una volta che fu loro spiegato come funzionava quel teatro, dove fossero le centrali elettriche e tutti i dispositivi, i tecnici del gruppo allontanarono tutti gli impiegati – i quali comunque erano contenti di stare a casa pagati senza lavorare, per cui non protestarono minimamente – e si misero subito al lavoro mentre gli artisti furono accompagnati al Grand Hôtel lì nei pressi, il migliore della città, offerto dal governo, per riposarsi dopo il lungo viaggio.

Le prove iniziarono il giorno dopo. Il governatore non osava andare di persona alle prove per controllare, anche perché era stato espresso il desiderio dagli artisti di essere lasciati soli a provare. Ma la ragione non era solo quella. Non voleva rovinarsi la sorpresa della prima, quando avrebbe potuto fare la ruota del pavone davanti all’alta società, mostrando come lui fosse stato scelto, il primo al mondo, come unico padrino di quell’operazione senza precedenti. Mandò quindi due dei suoi ministri a curiosare in incognito, raccomandando loro di non farsi scoprire, intrufolandosi da un corridoio segreto che era riservato alle autorità, che si usava quando dovevano defilarsi senza essere viste e di cui l’ensemble sicuramente non era a conoscenza.

I ministri s’intrufolarono in teatro ma, essendo particolarmente malaccorti, vennero intercettati da una delle guardie del gruppo, che avevano piazzato dei sensori di movimento ovunque. Così il sorvegliante avvisò immediatamente Cédric, che si aspettava comunque un’incursione, senza che i ministri si accorgessero di essere stati scoperti.

Le prove incominciarono. I musicisti, senza Myra, si disposero sul palco in una quasi totale oscurità. Solamente gli ori degli arabeschi di Linda e Flora luccicavano così come le decorazioni dell’abito di Geeno e il papillon di Cédric. Il velluto blu di Reynaldo sembrava emanare una debole luminescenza, schiarendo appena la folta chioma del pianista e il volto pallido e allungato. A poco a poco il palco s’inondò di una luce strana, quasi contenesse delle frequenze inedite, che stupì i ministri nascosti dietro la tenda in un retropalco, invisibile dal palcoscenico.

I musicisti cominciarono a far scorrere le mani sulle tastiere e sulle corde invisibili come se stessero suonando con tutte le loro energie.

Ma i ministri non sentivano nulla.

“Ecco, vedi – bisbigliarono pianissimo l’uno all’altro -, noi di musica non ne capiamo un fico secco e per questo non sentiamo niente. Abbiamo sempre assecondato il governatore nelle sue stravaganze ma in fondo non ne condividevamo mai la sua passione sfrenata. Anzi – disse il più anziano dei due – a me quelle canzoni volgari che piacciono tanto a lui proprio non mi vanno giù. Ma se questo venisse fuori saremmo subito scoperti e di certo perderemmo il nostro lavoro oltre a essere perseguitati. Diremo al governatore che la musica è sublime, che mai niente di simile è stato ascoltato, che poi, quest’ultima cosa, è anche la verità; gli diremo che davvero potrà andare orgoglioso per la sua scelta e che si distinguerà di fronte alle altre nazioni, le quali, comunque, saranno sempre e solo seconde alla nostra.”

A quel punto Cédric, che sapeva che i due stavano osservando tutto di nascosto, fece un cenno dal palco verso le quinte: tutte le luci si spensero tranne quella sul fondo dello scenario, dove improvvisamente apparve Myra, avvolta nel suo abito seducente, bellissima apparizione onirica. Avanzò con passi lenti e calibrati tra i musici fino ad arrivare, nel silenzio più assoluto, sul proscenio. Qui le luci fecero un gioco d’incroci e giravolte e si concentrarono su di lei creando un caleidoscopio di colori esclusivamente sul suo abito che cambiava inspiegabilmente tinta dieci volte al secondo, dando l’impressione che si trattasse di una creatura soprannaturale.

Giovanni Boldini. Donna Franca Florio, 1901

I ministri restarono a bocca aperta per l’effetto speciale. Myra aprì la bocca per iniziare a cantare, con un’espressione talmente seducente che lasciò i ministri senza fiato. Nemmeno si accorsero che l’artista non produceva, apparentemente, alcun suono. Myra continuò così la sua esibizione per qualche minuto, muovendosi con la sensualità di una sirena, e rientrò nell’oscurità da cui era venuta.

I ministri andarono di corsa a riferire al governatore l’evento a cui avevano appena assistito.

“Eccellenza, non potete immaginare che musica eccelsa, e la voce di quella cantante, ah, che cosa rara, anzi unica. Il suo trillo, ah… – dissero all’unisono, senza neanche sapere cosa un trillo potesse essere – è talmente estasiante che potrebbe farvi svenire per l’emozione. Mai sentito niente di simile”.

Il governatore a quelle parole non stava più nella pelle. Sarebbe voluto andare a sentire di persona le prove ma voleva rispettare la volontà dei musicisti e, men che mai, voleva guastarsi l’emozione della sorpresa. Soprattutto avrebbe voluto vedere l’espressione sulla faccia dei cittadini che contavano quando avessero assistito all’evento culturale dell’anno, scoprendo così chi apprezzava veramente la musica e chi no e intravedendo una futura tecnologia per esplorare le menti umane senza essere apparentemente invadenti. Ci aveva visto bene, come sempre, e, com’era solito fare, si complimentò con sé stesso.

Il secondo e il terzo giorno di prove il governatore mandò altri ministri a controllare, sempre in incognito, è si ripeté esattamente ciò che era accaduto ai colleghi ministri il primo giorno. Anche gli altri riferirono le stesse identiche cose al governatore. Tranne uno, il ministro dell’agricoltura Romualdo Pellegrini, che riferì che non aveva sentito niente. Ed era sempre il solito, quello che a ogni proposta del governo doveva contraddire per partito preso.

“E si capisce che non hai sentito niente! Vuol dire che sei una capra che non riesce a entrare in sintonia colla musica vera!” gli disse il governatore, rassicurato che quella musica non poteva essere per tutti ma solo per anime elette, come lui.

Il ministro dissenziente, mostrando una pazienza infinita, gli riferì che aveva anche fatto delle ricerche sul passato di quell’ensemble, non trovando nessuna traccia né un website né altro.

“Sei il solito imbecille, non ti smentisci mai.” Lo tacitò il givernatore. “Come ti può venire in mente che artisti e scienziati che hanno messo a punto una tecnologia così rivoluzionaria e costosa possano pubblicizzarla senza prima averla messa in pratica e con alle spalle un paese importante come il nostro? Non so perché ti tenga ancora tra i miei ministri”.

Con queste conferme, il governatore era sicuro che l’evento sarebbe stato di importanza planetaria. Avvisò pertanto la televisione di venire l’indomani al Palazzo per fare un servizio speciale sulla serata, perché in città solo pochissime persone sapevano dell’evento. Fu intervistato lui, naturalmente, e pure i suoi ministri che però non dichiararono di aver ascoltato direttamente la musica in teatro ma solo da una finestra vicino al palcoscenico lasciata aperta, enfatizzando che era qualcosa di mai sentito. Soprattutto la voce della cantante, ah, che suono celestiale. Il governatore raccontò del giorno in cui l’ensemble si presentò, esponendogli tutte le particolarità di quella musica, di come interagiva colla mente umana e come solo le persone superiori e realmente amanti dell’arte avrebbero potuto penetrare i suoi segreti; soprattutto i bambini, scevri da ogni sovrastruttura culturale, erano i più disposti a ricevere questa musica. Naturalmente volle enfatizzare come lui, proprio grazie alla sua ben nota disposizione verso la canzone, fosse stato scelto come il primo fruitore assoluto da quell’equipe internazionale di scienziati e artisti e di come il paese intero si sarebbe distinto nel mondo proprio per merito suo. Terminò l’autoesaltazione dicendo di non disturbare gli artisti dell’ensemble perché la loro arte e la loro creatività aveva bisogno di totale isolamento.

La tv mandò in onda le interviste che furono viste negli apparecchi televisivi dell’hotel dai musicisti del gruppo. Subito dopo averle viste, Cédric, con in mano una mappa del teatro dove aveva segnato tutte le dislocazioni delle persone, comunicategli, su sua richiesta, dalla sicurezza del governo, diede le ultime direttive ai suoi musicisti e ai tecnici. Poi telefonò al governatore.

“Eccellenza, buongiorno. Ho appena visto che in città si sta sviluppando una grande attesa per l’evento. Vedrà che non la deluderemo. D’altro canto sono venuto a conoscenza che anche i suoi ministri hanno sentito, seppure da lontano, la grazia e la bellezza della nostra musica. Ne sono lieto.”

“Mi aspetto grandi cose da voi” disse il governatore con aria fiera e promettente.

“Vedrà che non resterà deluso. – disse Cédric assecondando l’entusiasmo del governatore – Lo spettacolo avrà un intervallo per il cambio costume. Noi non saremo avvicinabili né prima né durante lo spettacolo, abbiamo bisogno di grande concentrazione, sa com’è, soprattutto la nostra Diva va protetta da qualsiasi intrusione pettegola e lei sa meglio di me come la stampa sia invadente, soprattutto quando si tratta di novità. Faremo riprendere lo spettacolo solo alle repliche, se ci accorderemo per farne. Quindi, per favore, niente telecamere stasera. Dopo lo spettacolo saremo tutti per lei. A stasera.”

La folla davanti al teatro era fittissima. Gli invitati erano tutte persone scelte tra la crema della città, imprenditori, intellettuali o pseudo tali, musicisti o sedicenti tali, artisti o supposti tali, naturalmente in maggioranza clienti del governatore, nessun dissidente. Il servizio di sicurezza governativo circondava l’edificio, nessuno poteva entrare o uscire, se non autorizzato o invitato, nel raggio di cento metri dal teatro. La stampa fremeva giacché non poteva intervistare gli artisti né aveva idea di come poterli avvicinare. I musicisti avevano incuriosito enormemente l’opinione pubblica, anche perché gli impiegati del teatro li avevano visti di sfuggita e avevano immediatamente diffuso pettegolezzi e inventato le storie più incredibili sull’ensemble, pur non sapendone niente.

Il foyer era pieno di dame in abito da sera e signori in smoking, tranne i più eccentrici che avevano l’abito degli stilisti di grido, ovviamente presenti anche loro: e come stai, dove sei stata, ma che serata incantevole, certo il governatore è stato proprio un dritto ad accaparrarseli, e così via.

“Sarà un bel colpo per i presidenti della Repubblica di Farseille, quella di Tisklandia e per la regina di Finisterra, che vogliono sempre fare i primi della classe” assicurava il governatore ai numerosi imprenditori del paese, che notoriamente di musica non capivano nulla ma che, per compiacerlo, per Natale gli regalavano sempre CD di artisti di tutto il mondo, firmati dagli stessi con dedica personale per lui. E così passavano, ai suoi occhi, per essere degli intenditori con un gran gusto musicale.

“Certo! Sarei curioso di vedere le loro facce quando si renderanno conto di cosa gli hai soffiato” disse ridendo un politico a lui vicino.

“Staremo a vedere, anzi a sentire! Non riesco più a contenermi!” gli fece eco il governatore.

La sala, i palchi, le gallerie si andarono riempiendo a poco a poco di tutti i papaveri e le papavere del paese, mai si era visto un tale scintillio di gioielli tutti insieme in quel teatro, eppure di prime importanti ce n’erano state, ma quell’evento si annunciava come unico. Il governatore si accomodò per ultimo nel palco centrale, riscuotendo un applauso collettivo mentre salutava benevolmente tutti con un cenno della mano. Una volta che fu seduto passò un minuto e le luci si spensero. Il silenzio era totale, per la sospensione creata dall’annuncio di una musica mai udita prima.

Come per la prova a cui avevano assistito di nascosto i due ministri, che adesso si trovavano in un palco accanto al governatore, al quale avevano sorriso poco prima che le luci si spegnessero, il sipario si aprì nella quasi totale oscurità. Solo le decorazioni degli abiti e i particolari tessuti degli artisti rilucevano debolmente quasi di luce propria e a poco a poco, sempre nel silenzio più totale, le luci si alzarono gradatamente e i musicisti si misero a suonare sui loro strumenti magici. Nessun suono proveniva dal palcoscenico.

Il pubblico, dopo qualche minuto, cominciò a inquietarsi.

“Ma allora se non sento nulla vuol dire che le mie onde cerebrali non vengono intercettate dalla musica! Oddio… e che dirà il governatore se lo scopre?” alcuni bisbigliarono tra loro, il più piano possibile per non essere uditi nel silenzio assoluto, condividendo la medesima esperienza e ponendosi lo stesso problema, quando, all’improvviso, la Diva fece il suo ingresso, esattamente come alle prove, scatenando un applauso corale per l’eleganza con cui Myra si presentava sulla scena. Cédric fece cenno al pubblico di tacere e Myra, tra giochi di luce fantasmagorici, iniziò la sua esibizione. La bocca sensualissima della cantante si apriva e chiudeva, pronunziando parole in una lingua non udibile, così come non giungeva alcun suono dalla piccola orchestra: le mani delle violiniste andavano su e giù per i manici dei violini, così come quelle di Cédric si agitavano sul basso mentre le acrobazie di Geeno colle sue bacchette che percuotevano i cerchi vuoti stregavano comunque il pubblico. Reynaldo, dal canto suo, manovrava le tastiere come se avesse un organo a sei manuali e muoveva coreograficamente il suo corpo altissimo e la folta capigliatura. Ma non un suono era percepito dal pubblico.

Facce esterrefatte si guardavano cercando soccorso l’una nell’altra ma, dopo un primo smarrimento tutti si resero conto che era meglio fare buon viso a cattiva sorte e finsero di entusiasmarsi.

Il governatore pure non sentiva nulla di nulla, e col suo binocolo cercava di trarre conforto dalla visione dei musicisti e soprattutto di Myra, che, guardando dritta nel palco centrale, si muoveva come una danzatrice ipnotica e sensuale, quasi danzasse e cantasse solo per lui. Nessun suono.

Il governatore, come tutto il pubblico, era stregato dal fascino della cantante ma non poté fare a meno di pensare: “Ma se non sento nulla allora vuol dire che non capisco niente e che potrei essere sventato subito da tutti, che invece sembrano apprezzare. I miei ministri hanno sentito! Perfino loro, loro che io pensavo non capissero nulla della vera musica… E io che figura farei dicendo che non sento niente, come quell’altro cretino che me lo è venuto pure a dire? Farò finta… tanto poi dopo lo spettacolo andrò a trovarli in camerino e dirò loro che è stato sublime; anzi, li pregherò di fare delle repliche”. I ministri nel palco accanto gli fecero l’occhiolino e gesticolarono, come a dire: “Visto che avevamo ragione?”.

A un certo punto le luci si spensero e tutto tacque. Si scatenò un applauso fragoroso mentre gli artisti sfilavano silenziosamente e rapidamente nell’oscurità quasi completa verso le quinte.

Si accesero le luci in sala, tenuemente, come per significare un breve intervallo per un cambio di scena. Una piacevole musica di sottofondo venne fuori dagli altoparlanti sul palco, un po’ smorzando quell’inquietudine diffusa. Gli strumenti più imponenti come le tastiere e il gruppo delle percussioni erano lì, solitari, nella penombra. La gente cominciò a commentare tra sé a bassa voce.

Una bambina, figlia di uno dei più importanti imprenditori della città, seduta accanto a un’altra bambina, anch’essa rampolla di una famiglia blasonata, guardò negli occhi la vicina e le chiese:

“Ma tu hai capito che cosa fanno sulla scena? Io no.”

“Sembra che suonino, ma io non sento niente. La cantante è bella ma non ha voce… mamma, senti ma perché non cantano?”

Ugualmente l’altra disse: “Papà, ma che ci stiamo a fare qui? Quando suonano, quando cantano? Io mi annoio”. Il papà e la mamma delle rispettive figliole si guardarono negli occhi e capirono che se le bambine non sentivano nulla allora era anche possibile che sul palco non stessero suonando e cantando nulla.

Immediatamente si scatenò un tam tam nella sala:

“Ma allora se i bambini… Io pure non sentivo nulla, ma io di musica non me ne intendo, per cui pensavo che… Oh, senti, io di musica me ne intendo ma qui non ho proprio ascoltato niente… Però che eleganza, che luci… Sì, però, mia cara, anche tu non hai sentito nulla… Ma il governatore avrà sentito?”

“Secondo me ci hanno letteralmente “canzonato” – disse uno dei critici musicali più arguti alla sua accompagnatrice smarrita.

L’inquietudine arrivò in men che non si dica al palco dei ministri e poi a quello centrale.

“Ministro, ma che cos’è questo brusio?”

“Mah, signor governatore, pare che dei bambini non abbiano sentito niente e così sembra pure la maggior parte delle persone; noi, però, abbiamo sentito!”

“Certamente! Anch’io ho sentito che voce spettacolare aveva la signora Myra! Che incompetenti, lo dicevo io che non sono degni di nulla…”

Il ministro dell’agricoltura, da un palco accanto, osservava con distacco il precipitare degli avvenimenti. La gente, improvvisamente cominciò a ridere a crepapelle, guardando verso il palco centrale, rendendosi conto della presa in giro, e non smetteva più, contagiandosi reciprocamente coll’ilarità.

Il governatore, sentendosi sbeffeggiato, andò su tutte le furie e, sebbene fosse solo l’intervallo, nonostante il divieto volle andare in camerino per congratularsi coi musicisti per la spettacolare esibizione. La gente che incontrava sul cammino iniziò a prenderlo in giro:

“Ha sentito che voce la cantante?” e rideva senza potersi contenere.

“E quegli strumenti! – amplificò una signora che a stento riusciva a mantenere un contegno.

“Capre! Non capite niente! Quella era musica vera. Non mi meraviglio che non abbiate apprezzato!” s’indignò il governatore passandosi nervosamente la mano sui capelli grigi.

Voleva correre dalla sua Myra per dirle quanto l’aveva ammirata.

Gli aprirono la porticina del palcoscenico e poi salì i pochi gradini che conducevano ai camerini.

Tutte le luci accese, silenzio. Sulle poltroncine dei camerini erano gli abiti degli artisti, vuoti. Delle persone non c’era traccia, come svanite nel nulla per incanto.

Li hanno rapiti mentre si cambiavano il costume di scena! E certo, a causa di quel nuovo sapere tecnologico che avevano appena presentato erano facile bersaglio di spionaggio da parte di altri stati. Immediatamente il governatore diede ordine alla polizia di cercarli ovunque, nel teatro, in albergo, per strada, bisognava trovarli a tutti i costi, ne andava della reputazione dello Stato e, soprattutto, c’era il pericolo di una preziosa tecnologia in mani improprie.

Si scatenò in men che non si dica una caccia all’uomo senza precedenti.

Dopo aver messo a soqquadro il teatro, mentre gli investigatori scoprivano la vera identità degli strumenti relitti (la tastiera monumentale era di cartapesta), il primo posto dove li cercarono fu, ovviamente, il Grand Hôtel. Il portiere non li aveva visti rientrare, come non li aveva visti uscire, d’altro canto potevano essere usciti mentre non era il suo turno. Sembrava tutto frutto dell’immaginazione, come un’ipnosi collettiva.

Il capo della polizia si precipitò nelle stanze.

Le trovò vuote, in ordine, letti non rifatti ma senza valige da preparare. Nei bagni, nessuno.

Nella camera di Cédric, solamente, il capo della polizia trovò una fotocopia della pianta del teatro, la pianta originale che portava la firma dell’architetto alchimista costruttore. Nessuno l’aveva più avuta tra le mani da secoli. Cédric l’aveva trovata, dopo lunghe ricerche, nell’antica biblioteca dell’Abbazia Benedettina, poco distante dalla città, in collina. Vi era evidenziato in rosso un percorso sotterraneo tra il teatro e l’hôtel, costruito nella stessa epoca del teatro anche se poi rimodernato ma che conservava una parte settecentesca, dove in una buia cantina, dietro una porta nascosta dimenticata da tutti, sbucava il passaggio segreto; lì vicino, un’uscita di sicurezza dell’hôtel dava sulla strada. Quel camminamento era sconosciuto nelle mappe più moderne del teatro perché si trovava in una zona che i restauratori di vent’anni prima avevano chiuso. Sotto la platea esisteva, ed era ancora funzionante, sebbene fosse stato bloccato perché non serviva più allo scopo originale, un sistema meccanico di pulegge, ideato dal geniale architetto, che alzava e abbassava la platea oltre a renderla basculante, se necessario. Risaliva all’epoca in cui i teatri si adoperavano anche per feste da ballo e spettacoli circensi. Su un lato esisteva una porta nascosta da un pannello amovibile, camuffato da parete di mattoni di terracotta, schiudentesi su quel passaggio segreto che terminava, dopo un breve tragitto, nelle cantine del Grand Hôtel. Nel corso dei secoli se ne era persa la memoria, così nessuno aveva più fatto caso al finto muro. Gli architetti che curarono il recente restauro non avevano mai visto la mappa originaria che invece Cédric aveva scovato, su segnalazione di un esoterista magiaro suo amico, nella sterminata biblioteca benedettina. Era l’unica mappa che contenesse traccia di quel passaggio segreto e, dopo aver bloccato il meccanismo, gli architetti chiusero a chiave la porta che si apriva sullo spazio sotto la platea, peraltro uno degli elementi di risonanza così speciale per la musica, quella vera, per cui il teatro era famoso nel mondo. Le mappe più recenti conservavano, tuttavia, le tracce dell’altro corridoio segreto, usato dalle autorità che volevano accedere o andar via in incognito e dai ministri per curiosare durante la prova: bastava appoggiarsi a una statua in un salottino di passaggio tra i palchi del primo ordine e si apriva la porta nascosta che recava a un cortiletto laterale al teatro, separato da un muretto accanto all’uscita di servizio del moderno Caffè degli Artisti.

Fu il viceré dell’epoca a suggerire quei reconditi passaggi all’architetto, anche perché in origine il Grand Hôtel era il palazzo del viceré, poi sventrato da alcune bombe in un bombardamento dal mare da parte della flotta dell’imperatore di Farseille. Il teatro, per fortuna, ne uscì indenne. Il viceré Batthyány – lontano avo dell’amico esoterista di Cédric – ritratto in alcuni dipinti che stavano nel foyer del teatro, essendo amante dell’opera e delle feste, chiamò il maggiore architetto dell’epoca, esperto nella costruzione dei teatri dall’acustica più che perfetta e gli chiese di creare anche i passaggi segreti in modo che si potesse entrare e uscire dal teatro senza essere visti. Ciò era pratico per allontanarsi colle/coi numerosi amanti – il viceré era un uomo bellissimo e si diceva che oltre alle donne avesse anche una predilezione per i suoi soldati – senza che nessuno potesse accorgersene e anche per nascondersi momentaneamente in caso d’insurrezione. Cédric aveva esplorato quel passaggio qualche tempo prima, prendendo in affitto una stanza nell’hôtel sotto altro nome e, intrufolandosi nei sotterranei, si era potuto rendere conto che il passaggio esisteva ancora ed era praticabile.

Aprire la porta bloccata sotto la platea e richiuderla dopo la fuga fu un gioco da ragazzi, una volta che Cédric si era fatto consegnare il teatro per le prove: Der schweigsam Kreis era sgattaiolato dal corridoio del viceré, passando invisibile e silenzioso sotto i piedi degli spettatori, e, mentre la polizia li cercava per ogni dove, due furgoni di Pizza Hoplà si erano da poco allontanati coi musicisti e i tecnici in abito da pizzaioli. Così rivelarono le telecamere di sorveglianza dell’hôtel quando furono esaminate le registrazioni dalla polizia, ore dopo.

Sul retro della fotocopia della mappa era scritto “Grazie!”.

I soldi erano ormai irrintracciabili perché finiti su conti criptati, chissà dove.

I media fecero il resto.

 

TAG: letteratura fantastica, Opera, racconto, teatro
CAT: Letteratura

Un commento

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  1. xxnews 2 mesi fa
    mi sembra le rievocazione e i commenti dei cittadini italiani QUANDO ascoltano il VUOTO NULLA DI ALCUNI POLITICANTI ITALIANI DEGLI ULTIMI TRENTA ANNI ..... affermando che meravigliosa politica ... e se lo prendono nel C..........
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