MONTALE, IL POETA CHE PARLAVA DELLA FRAGILITA’ E DELL’AMORE

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13 Ottobre 2021

Si sa che i grandi poeti, i grandi filosofi ed i grandi artisti hanno la capacità di essere universali anche quando raccontano di gioie o dolori personali. Eugenio Montale, un poeta italiano, uno dei più grandi della letteratura mondiale, era nato il 12 ottobre 1896 a Genova. In quel giorno, 12 ottobre 2021, Google gli ha dedicato il doodle che compare nell’immagine di questo articolo.

La musicalità, l’apparente semplicità, la grazia dei suoi versi ci fanno innamorare delle sue poesie. Poeta, letterato, antifascista, senatore a vita, premio Nobel per la letteratura, Montale unisce al lirismo una originale attenzione per l’oggetto, destinato a divenire ricordo o a provenire dai ricordi.

La poesia alla moglie Drusilla Tanzi, scritta nel 1967, a quattro anni di distanza dalla morte dell’amata consorte, è un omaggio potente, carico di amore e di rimpianto, ma è anche una dolente riflessione sulla fragilità della vita umana.

E sì che Montale appartiene alla scuola d’altri tempi, quella che credeva nella cosiddetta lezione frontale, che trasmette parole e pensieri di cui i giovani sono tanto avidi (anche quando fanno finta di non seguire) e che una non ben definita “didattica delle competenze” e delle “competenze digitali” vorrebbe spazzare via. Iscrittosi ad un istituto tecnico per via dei suoi problemi di salute, il giovane Montale adorava frequentare le biblioteche cittadine ed assistere alle lezioni private di sua sorella Marianna, che studiava Lettere e Filosofia. E’ di sicuro questo amore per la parola che forgia pensieri e personalità che ci ha donato scrittori di questa grandezza e di questa umanità.

Ho sceso dandoti il braccio è una poesia che io amo alla follia. Che donna fortunata deve essere stata Drusilla Tanzi, chiamata affettuosamente Mosca, per avere avuto accanto un marito poeta. Marito e moglie hanno percorso un cammino di vita lunghissimo, sempre sostenendosi reciprocamente. Eugenio aiutava la moglie che aveva problemi di vista. Drusilla, sebbene avesse questi problemi, era, tra i due, quella che aveva la maggiore capacità di comprendere le cose nella loro essenza. E adesso che questo lungo viaggio sembra essere stato tanto breve, il poeta avverte un grande dolore e un grande vuoto, che si ripete a ogni pié sospinto. La vita continua, anche senza avere più al proprio fianco colei che di tutta una vita era stata la compagna. E al poeta, ormai, non servono più le coincidenze dei treni, le prenotazioni degli alberghi, le piccole e grandi insidie, gli inganni di chi crede che la vita sia quella fatta di consuetudini. Lei, la donna amata, era quella che alla vita sapeva guardare davvero.

Bellissimo e stupendo questa tematica dello sguardo di petrarchesca memoria. E che bella anche questa tematica del camminare insieme, fatto di tante piccole cose che danno sostanza ad un rapporto. Ricorda un po’ il viaggio di Dante al fianco di Beatrice, nel Paradiso.

 

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