The answer is blowin’ in the wind…

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14 Ottobre 2016

Un pubblicatore di libri persuaso che se non c’è “il libro” con tanto di frontespizio, di pagine numerate e di prefazione, non c’è letteratura né poesia e persuaso anche che la poesia non la si possa cantare (come si faceva con l’Iliade) dichiara: “Che c’entra Bob Dylan con la letteratura”.
Non mi meraviglia affatto che non lo capisca:
The answer, my friend, is blowin’ in the wind.
E questo pubblicatore di libri il vento non lo frequenta perchè non è un’aquila.
Ma che cos’è allora?
Vediamo.
Se fosse un dolce sarebbe un babà con la panna.
Se fosse uno strumento musicale sarebbe un’arpa eolica.
Se fosse un liquore sarebbe un mandarinetto.
Se fosse un ortaggio sarebbe un cavolfiore.
Ma non è nulla di tutto questo.
E’ una caramella.
Si chiama Alessandro Baricco.
Un suo lettore, messo alle strette, una volta mi disse:
“E va bene: Baricco mi piace anche se dei suoi libri, una volta terminati, non mi resta niente.”
Rimasi disarmato, perché questa è, per quello che ne so, la recensione più sintetica e precisa che sia mai stata pronunciata sulla produzione letteraria del celebre scrittore e uomo di spettacolo torinese.
Per trasformarla in un epitaffio definitivo che consegni Baricco al posto soleggiato che gli compete nella storia della letteratura basterebbe soltanto una minuscola modifica.
La frase giusta, quella che i lettori di Baricco potrebbero adottare come una bandiera di cui essere perfino orgogliosi, infatti, è questa:
“Baricco mi piace perché dei suoi libri, una volta terminati, non mi resta niente”.
Una congiunzione al posto di un’altra: una causale subordinante che va a sostituire una locuzione congiuntiva di tipo avversativo.
Una modifica da nulla.
Eppure importantissima.
Baricco scrive infatti quello che scrive proprio perché nulla ne rimanga, perché i suoi lettori, leggendolo, non siano tenuti ad altra attività che non sia quella di farlo sciogliere tra la lingua e palato.
Cosa rimane di una caramella? Nulla.
E cosa DEVE rimanere di una caramella? Nulla.
E’ giusto così.
Immaginate infatti una caramella il cui sapore di lampone vi rimanga in bocca per un mese o un anno.
Da quel momento ogni salsa, ogni arrosto, ogni insalata sarebbe condita al lampone.
Hamburger? Al lampone.
Maionese? Al lampone.
Torta Sacher? Al lampone.
Un incubo.
Baricco produce caramelle e il suo target sono, molto giustamente, i mangiatori di caramelle.
Naturalmente nessuno potrebbe avercela né con un produttore di caramelle né con chi le mangia.
Quello che non sta bene, semmai, è non dichiarare in etichetta ciò che si immette nel mercato e voler fare passare per burro la margarina.
Ma per i libri non sono previste etichette con gli ingredienti.
Bisogna allora che si attivino le associazione dei consumatori per imporre l’etichetta ai libri di Baricco: ingredienti, additivi, conservanti, percentuale di dolcificante ecc.
S’è laureato, questo bocconcino, in filosofia, che non guasta, e, di filosofia, nei suoi libri ce n’è quanta ne può contenere il bigliettino dei baci perugina, il che continua ad essere giusto, visto che ci muoviamo nell’ambito della manifattura dolciaria.
Ecco qui infatti:
“Chi può capire qualcosa della dolcezza se non ha mai chinato la propria vita, tutta quanta, sulla prima riga della prima pagina di un libro ? No, quella è la sola e più dolce custodia di ogni paura – un libro che inizia … “
Cos’è, dunque, un libro? Un libro è la più dolce custodia ecc. ecc.
“… Sa, è molto bella l’immagine di un proiettile in corsa : è la metafora esatta del destino. Il proiettile corre e non sa se ammazzerà qualcuno o finirà nel nulla, ma intanto corre e nella sua corsa è già scritto se finirà a spappolare il cuore di un uomo o a scheggiare un muro qualunque. Lo vede il destino ? Tutto è già scritto eppure niente si può leggere … “
E cosa è il destino? Il destino è un proiettile in corsa … tutto è già scritto eppure niente si può leggere ecc.ecc.
E il tempo, mi dica, cos’è il tempo?
“Il tempo è una lama affilatissima che seziona l’eternità”
Padri? Figli?
“I figli nascono con quello che nei padri la vita ha lasciato a metà”
Donne? Eccole servite…
“Fanno delle cose, le donne, alle volte, che c’è da rimanere secchi. Potresti passare una vita a provarci: ma non saresti capace di avere quella leggerezza che hanno loro, alle volte. Sono leggere dentro. Dentro.”
Baricco è (…dentro. Dentro.) l’enciclopedia per chi “ce prova”:
Se va, va e se no si ritenta con un’altra … commessa, cameriera, professoressa, qualcuna che abbocca, prima o poi, la trovi.
E male che vada si prova con le chat, se no a che serve la scrittura creativa?
Del resto sono cose che, quando ci pensi, ti accorgi, è vero, che non vogliono dire niente ma che rimproverarglielo sarebbe inutile (e forse anche ingiusto): infatti non hanno mai avuto la benché minima intenzione di dire qualcosa, tutto quello che vogliono fare è titillarti la lingua e farsi leccare.
Caramelle.
Una caramella deve forse avere a che fare col cervello?
No, e neppure è richiesto che abbia valore nutritivo, basta che solletichi il palato.
I suoi libri, perciò, vanno succhiati come un lecca lecca: passeggi, pensi ai cazzi tuoi, guardi il bello paesaggio e, fino a che dura, lecchi, quando finisce, butti via lo stecco e te ne vai fischiettando all’appuntamento col destino che, com’è come non è, ti arriva addosso come un proiettile e, magari, ti ammazza, però muori con la bocca dolce.
Moderatamente di sinistra, moderatamente no global, moderatamente critico nei confronti della società moderna, moderatamente tutto insomma, ma con una faccia e un portamento simpaticamente radicali: non scontenta nessuno. Ha studiato come coniugare il verbo “piacere” senza  appenderci sotto le palle dei complementi di termine.
Piace e basta.
Se si presentasse alle elezioni lo voterebbero sia le studentesse (perché sarebbe troppo bello) che le professoresse (perché sarebbe troppo bravo).
Solo io, testa di minchia che non sono altro, non lo voterei (perché sarebbe troppo) e, infatti, quando voto. quelli per cui voto non vincono mai.
La pratica della banalità, in Baricco, ha qualcosa di grandioso.
La mette in atto in grande stile, sia nel campo della scrittura che in quello dell’eloquio e la smercia in quantità tali che non la si individua più, dal momento che non esiste uno sfondo sul quale percepirla.
In questo pasticciere tutto è banale, dall’incipit alla chiusa.
E ogni virgola gesticola.
Baricco è un monumento alla creatività gesticolante ed è fatale che, con tutto quel movimento, le parole gli sfuggano dalle mani e gli si versino addosso, i tropi gli si spiaccichino sugli indumenti come mosche sulla carta moschicida e l’enfasi gli si spalmi dappertutto.
Così se ne va in giro come l’infante sporco di nutella e la sua faccia ha sempre qualcosa di esterrefatto, sorpresa, forse, delle cose che sta dicendo, di come le dice e soprattutto del fatto che con quelle cose sia riuscito ad accreditarsi come “homme de lettres” e ad impinguare incredibilmente il suo conto in banca.
In lui il cliché dell’enfant prodige si è mummificato per l’eternità, adesso ne ha più di sessanta ed è sempre enfant ma ce lo figuriamo addirittura a cent’anni, più enfant che mai ( e ovviamente ancora più prodige per il fatto di continuare ad esserlo a quell’età)  ma con le maniche della camicia ancora tirate su come se avesse le bretelle sugli avambracci; pronto a sollevare enormi bottiglie di acqua minerale (messe lì, apposta ,sopra il tavolo da conferenza per mostrare a tutti quant’è in forma) che se ne va gesticolando per palchi e auditorium a rischio di rompersi l’òmero.
l’Oméro purtroppo già l’ha rotto.
E pure i coglioni. Con rispetto parlando.

Con rispetto.

Parlando.

TAG:
CAT: Letteratura

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