The crown diaries / 3

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4 Aprile 2020

Era passato quasi un mese, dall’inizio dell’isolamento dorato nella sua casa sul mare, e Jonas si era definitivamente stancato. E l’idea, che ora circolava prepotente, di prolungare l’apartheid almeno di un altro mese, lo rendeva ancor più rabbioso. Aveva composto un altro blues sul pianoforte, dal titolo ancora più esplicito: Pandemia, ed era intento a perfezionarlo, cercando di far emergere più evidente la collera, l’irritazione e il risentimento che il comportamento schizofrenico delle istituzioni gli avevano fatto nascere, e crescere, e crescere, e crescere ogni giorno che trascorreva in quella condizione.

Chiudiamo i voli dalla Cina, avevano deciso all’inizio, lasciando aperti gli altri ingressi, non c’è pericolo per noi, anzi sì, c’è forse un po’ di pericolo in alcuni focolai, ma basta arginarli e non si diffonderanno, ripartiamo allora, la nostra economia soffre troppo, anzi no, limitiamo gli spostamenti nelle regioni più a rischio, fermiamo tutte le attività produttive, chiudiamo tutto il paese, nessuno deve circolare, tutti a casa, jogging sì ma solo intorno alla propria abitazione, va bene uscire con i cani, anzi anche con i bambini, che soffrono troppo a restare chiusi tra le quattro mura domestiche, chi esce deve avere un certificato, deve avere le mascherine, anzi no, solo se frequenta luoghi pubblici, non ci sono mascherine e quindi pazienza se non li si indossa, basta stare separati almeno un metro, meglio due, anzi no, il virus circola nell’aria, e allora mascherine per sempre, anche se non ci sono, buttatele via appena ve le togliete, no, si possono riciclare, ma lavatele bene, mi raccomando.

Jonas era un buon cittadino, rispettava le regole, ma erano le regole che non rispettavano lui, non sapeva più che fare, ogni giorno una regola diversa, un’ipotesi di contagio differente, per non parlare dei numeri quotidiani che, anche quelli, non avevano regole precise, ci sono più morti di quelli conteggiati, no, sono giusti, gli altri sono i morti per altre complicazioni, non è vero, si è vero, e lo stesso vale per i contagiati, sono almeno dieci volte tanto, ci sono studi che lo provano.

Nessuna certezza, solo parole vuote, con la rabbia che cresceva indisturbata. La primavera faceva capolino nel suo giardino sul mare, sbocciavano i fiori, api e vespe erano presto all’opera, fin dal primo mattino, il sole brillava e il mare luccicava. Restare qui per sempre, ecco l’idea. Novello Robinson Crusue, con pianoforte. Gli mancava Venerdì, un Venerdì qualsiasi, perché la situazione fosse perfetta. Sì, questa sarà la mia vita futura.

Per sempre, per sempre, per sempre.

TAG: coronavirus, Jonas
CAT: Lifestyle

2 Commenti

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  1. filippo-cusumano 6 mesi fa

    L’importante è che Venerdì resista resista resista (come diceva nel secolo scorso un Borrelli diverso da quello che ci intrattiene ogni sera)

    Rispondi 0 0
  2. filippo-cusumano 6 mesi fa

    L’importante è che Venerdì resista resista resista (come diceva nel secolo scorso un Borrelli diverso da quello che ci intrattiene ogni sera)

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