La questione non è solo Mirko Scarcella, ma anche chi l’ha reso popolare

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19 Giugno 2020

In questi giorni sta tornando prepotentemente di moda il confronto tra essere e apparire: prima la sbufalata di Imen Jane, che sosteneva di essere economista senza nemmeno aver conseguito la laurea (ne parlo qui), ora le polemiche sui metodi usati da Mirko Scarcella, considerato negli ultimi tempi il guru di Instagram: stando al servizio delle Iene, pare che il nostro eroe non sia il guru che diceva di essere (qui la sua difesa nell’intervista a Selvaggia Lucarelli per TPI e qui a Michela Proietti sul Corriere.it).

La prima cosa che ho fatto, quando ho compreso la questione, è stato seguire il consiglio di Matteo Flora: mi sono prima visto il servizio delle Iene su Mirko Scarcella, e poi sono andato a controllare cosa diceva di lui la stampa di qualche tempo fa.

Il suggerimento è stato ottimo: per lo più gli articoli seguono la stessa falsariga e cioè contengono tutti la marchetta del primo libro del nostro eroe, due banali consigli che anche il mio fruttivendolo saprebbe darmi, la collaborazione conclusa con Gianluca Vacchi e l’elegia apologetica su un ex commesso che poi è riuscito a diventare uno tra i trentenni più ricchi e influenti in circolazione (per esempio Elle, 12 febbraio 2018, Dagospia il 3 marzo 2018, Novella 2000 del 15 febbraio 2018, il Corriere.it, del 18 marzo 2018,  Il Sussidiario, a firma Annalisa Dorigo, nel giugno 2018 e poi modificato il 17 giugno 2020 alle ore 00:30, Il Giorno del 2 settembre 2017, Wired.it dell’11 febbraio 2020).

L’unico riferimento a un aiutino di «un bot automatizzato e personalizzato», che poi è uno dei nodi principali della questione che lo riguarda, è sulla versione online de La Stampa, modificata poi il 1° luglio 2019. Per il resto dubbi non sono venuti a nessuno (tipo qui spiega come fare un paio di controlli, ma lo stesso servizio delle Iene è molto esaustivo).

Per il secondo libro, umilmente intitolato «La Bibbia. Successo, fama, soldi», cambia poco e ottiene ripetute marchette, solo per un esempio più lampante, su Dagospia (1, 2).

Quindi, emerge un buco lungo un paio d’anni da parte dell’informazione che si occupa di tecnologia, e anche del giornalismo di inchiesta, che non solo non ha compreso il funzionamento di Instagram, ma che ha anche passivamente dato credito a un personaggio che è andato in crisi non appena è stato messo di fronte a una realtà parecchio diversa da quella che prometteva e in contrasto con i criteri etici che si era posto (Scarcella diceva di differenziarsi dagli altri perché non acquistava i followers, ma le analisi sembrerebbero dire il contrario).

La seconda riflessione che scaturisce da tutta questa questione, riguarda il fatto che la voglia di mostrarsi, e quindi di apparire e di ostentare il proprio stile di vita, rischia di essere controproducente: per le vittime, o presunte tali, troppo ghiotta è stata l’occasione presentata da Mirko Scarcella di abbellire l’io quotidiano, forse per loro non del tutto appagante, e ciò non solo selezionando accuratamente cosa mostrare, ma anche attingendo a quel mercato di followers che invece poi penalizza la visibilità degli account Instagram.

È stata, per Mirko Scarcella, anche la possibilità di farsi ulteriore pubblicità: l’assenza di un ordine cronologico esplicitato nella timeline di Instagram gli ha permesso di pubblicare le foto scattate sui jet privati scandendone la pubblicazione in momenti diversi e trascurando, ovviamente, il fatto che siano state scattate in un unica occasione. In pratica l’inganno si autoalimentava, permettendogli da un lato di arricchirsi economicamente e dall’altro di pubblicizzare un tenore di vita che, almeno in parte, non apparteneva né a lui né a chi si rivolgeva a lui.

Non so quanto Mirko Scarcella sia un imbonitore e quanto Gianni Mendes e Simone D’Auria le sue vittime  completamente inconsapevoli, lo dimostreranno le eventuali denunce per truffa o le puntate successive di questa telenovela, ma emerge un primo dato abbastanza definito: attorno alla fuffa e all’apparenza c’è un mercato non del tutto trasparente e non del tutto conveniente, in buona parte osteggiato da Instagram (che difatti cancella i followers fake e penalizza i profili che li comprano) ed è alla mercé di chi è più scaltro e capisce come usare questa vetrina, con il prevalente scopo di aumentare la propria visibilità e l’ostentazione della propria ricchezza.

E soprattutto, emerge che tutto questo è  stato colpevolmente ignorato dalla stampa che se n’è occupata.

 

TAG: Gianluca Vacchi, Gianni Mendes, instagram, Le Iene, Mirko Scarcella, Simone D'Auria
CAT: Lifestyle, Media

Un commento

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  1. evoque 3 settimane fa
    Fino alla lettura di questo articolo non avevo mai sentito nominare lo Scarcella.
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