Cervelli in fuga – Vittorio Feltri, il nonno di Pinocchio

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10 Settembre 2017

L’espressione è assente, il corpo lievemente irrigidito, c’è ma potrebbe non esserci: Vittorio Feltri è un uomo in contraddizione con se stesso. Ha l’aplomb di un becchino e si veste come il cocchiere del principe di Galles. Si acconcia la zazzera come il batterista dei Rokes e si esprime come un supplente d’applicazioni tecniche che vuole tenere la classe sotto controllo. Spara cazzate con la sicurezza di una mitraglia e nello stesso tempo ha l’aria vagamente perplessa di chi non è mai del tutto sicuro di avere azzeccato il colore della cravatta. Fuma la pipa, eppure le parole gli cadono dalle labbra come la cenere dalla sigaretta, non le dice, le perde tra una tirata e l’altra. Gli scivola dalla bocca una minchiata dopo l’altra e lui la spinge sotto il tappeto della sua redazione che, ormai, sembra l’ermo colle. Non pensa quello che dice. Non tanto perché pensarlo sarebbe indecente ma solo perché minchiate simili non possono essere pensate. Possono solo essere dette. Basta guardarlo mentre parla. L’occhio è vitreo, lo sguardo inespressivo, sembra il nonno di Pinocchio ma nessun Geppetto lo ha estratto dal ceppo. E’ rimasto lì, nel tronco, così non è mai diventato un vero burattino e dunque non potrà mai trasformarsi in un vero essere vivente, resterà per sempre ciò che è: un’aporia. Ma le minchiate che raccoglie sotto il tappeto, purtroppo, sono minchiate ad orologeria. Cominciano a ticchettare. Passa il tempo. Nessuno sembra farci caso ma loro ticchettano. Fino a quando uno dei suoi simili sente il ticchettio e le va a scovare, le riprende e le rilancia ai posteri. Minchiata dopo minchiata si edifica così una strabiliante Weltanschauung per il minchione medio che oramai è diventata dominante: Hitler? Un uomo severo ma giusto. Il confino fascista? Una vacanza e gli antifascisti dei vacanzieri. Il Busto di Mussolini? Lo tengo sulla scrivania. Gli africani? Non hanno cultura del lavoro non si sono mai sforzati di svilupparsi e sono abituati a vivere nella merda. Una cosmologia portatile per imbecilli, una enciclopedia da Bar Sport che può essere acquistata al prezzo di un quotidiano e si trasmette gratuitamente come il morbillo. Ecco come questo cipresso cimiteriale ci ragguaglia sulle sue radici: “Per quarant’anni almeno non ho rimesso piede in cima a quel monte che pure fa parte del mio piccolo mondo, come un arredo domestico. Poi un sabato, per portare il cane a spasso, mi ci sono arrampicato sbuffando. Non c’era nessuno tranne un vecchio seduto sul basamento della croce, che ascoltava la radiolina a tutto volume. Sul basamento di calcestruzzo una scritta tracciata con una bomboletta spray. Era dedicata a me e paragonava la mia testa a una parte del corpo che non sta bene nominare. Scattai una foto che ora conservo come un trofeo”. Da ciò si evince tutta la sua intima contraddittorietà: per farlo felice basta mettergli per iscritto che è una testa di cazzo. Vogliamo renderlo felice?

TAG: giornalismo
CAT: Media

3 Commenti

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  1. evoque 3 anni fa

    Avete notato che “giornalisti” come V. Feltri, Sallusti, Porro, quello della Verità, Giordano restano sempre relegati tra i giornali del “signore” di Arcore? Appena,mettono il naso fuori dal recinto del padrone, infatti, finiscono male: Porro su Raidue lo hanno messo alla porta per mancanza di pubblico. Ma lui dice che è stato Renzi.

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  2. dionysos41 3 anni fa

    M’indigna – è il caso di dirlo! – soprattutto l’uso mediatico della menzogna e della calunnia. Non ero affatto contento, tempo fa, del fatto che Sallusti potesse finire in galera. Troppi allora dovrebbero finirci. E una falsa notizia si confuta dimostrandone la falsità non mandando in carcere chi la diffonde. In Inghilterra è stato abolito il reato di diffamazione. Ma ciò detto, mi avrebbe fatto piacere vederlo dietro le sbarre e tutti gli altri come lui.

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  3. cantelmo19 3 anni fa

    ma ugo rosa è capace solo di scrivere parlando male degli altri ? Non è forse che una persona può tener sulla propria scrivania il busto di chi vuole ? Ma che diavolo di notizia è questa ? E lo chiama giornalismo ! Io penso che ognuno di noi debba esser libero (con la L minuscola) di creder in ciò che vuole e fare le affermazioni che si sente. Oltretutto Feltri è uno dei pochi a dire ciò pensa e lo fa senza peli sulla lingua. Io non condivido la sua posizione politica ma ho ascoltato qualche suo intervento e mi ha stupito per il suo esser obiettivo. Allorchè si tratta di affrontar argomenti seri , non dice affatto cazzate come Ugo dice (e fa) , bensì fa ottime analisi. Naturalmente in contesti più ricreativi , si lascia andar ad espressioni spontanee e a differenza di molte persone pubbliche, non si preoccupa di esser fedele al solito political correct. Uno può esser d’accordo o meno con il suo stile e le affermazioni soggettive ma non ha senso dire che si tratta di minchiate.

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