Siamo circondati da artisti, arrendiamoci.

:
2 Dicembre 2014

Siamo circondati. Da una parte si procede verso l’ottimizzazione burocratica della stupidità: presto non se ne lascerà inevaso alcun incartamento ed essa verrà messa in circolo completamente e senza residui grazie ad una attività amministrativa che non conosce riposo. Già oggi l’istupidimento trova, pragmaticamente, la sua redenzione nel dipanarsi quotidiano degli eventi e la prassi consiste, a quanto pare, nel disprezzo diffuso per “il culturame” (che porta il contagio del “vecchio”) e nella inesausta apologia dell’eroismo fattivo dell’imprenditore che è sempre dalla parte del “nuovo”. Se partecipare al petulante cretinismo delle gazzette costituisce già titolo necessario (anche se non sufficiente) per contribuire al miglioramento del Paese è la nebulizzazione televisiva di questo giornaliero cicaleccio il vero banco di prova del cretino di successo che in televisione conosce appunto la sua apoteosi quotidiana. E’ però sul versante opposto, quello delle arti belle, che la coglioneria, fluendo attraverso contorti alambicchi editoriali, si distilla e subisce una trasformazione alchemica. L’attività culturale non ha requie: mostre, esposizioni, conferenze, presentazioni di libri, seminari, workshop, rappresentazioni teatrali, concerti … mai l’umanità conobbe un tale putiferio di intelligenza e mai fu così irrimediabilmente cretina. L’arte è il nostro pane quotidiano. L’altro giorno, dal fornaio, trovai un volantino che sponsorizzava un raffinato evento culturale: pare che in una cripta locale, da lì a poco, sarebbero stati esposti reperti artistici di provenienza esotica che avrebbero archeologicamente edotto la cittadinanza circa le sue antiche origini. Come se non bastasse, passando dal salumaio, mi fu consegnato il programma dettagliato delle attività del teatro stabile cittadino dal quale evinsi che nell’ambito dell’interscambio tra le arti si prevedevano balletti contemporanei con sottofondo di poesie onomatopeiche. Ma, per tranquillizzare l’abbonato, non ci si dimenticava né di Pirandello né di Eduardo. Rientrato in casa per riposare il cervello trovo nella cassetta della posta un depliant che mi aggiorna sulle ultime vicissitudini della tragedia greca e su come essa, nella prossima stagione, sarà sofisticatamente intessuta a scenografie neofuturiste e commentata dalle contaminazioni musicali di un trio jazz, di un crooner abissino e di un’orchestra sinfonica. E tutto patrocinato dall’Ente Regione e sponsorizzato da un mobilificio che, già di suo, ha quotidiani contatti con le superiori sfere del talento artistico dal momento che scrittura solo i designer più ispirati. Inutile dire che il sindaco della mia città è già in contatto con Daniel Libeskind per la progettazione di un nuovo centro policulturale e con Rem Koolhaas per un teatro d’opera. Nel frattempo ha commissionato una campagna a Oliviero Toscani  intitolata “i mille sapori della bellezza” e un concerto per marranzano e orchestra a Giovanni Allevi con cui si propone di promuovere a livello mondiale il consumo della cicorietta con le fave. La mia intera esistenza, come si vede, trascorre felice all’insegna delle muse. E anche se il più del mio tempo lo passo in giro per i discount, onde risparmiare un paio di euro sulla spesa quotidiana a costo di rovinarmi lo stomaco con le mozzarelle blu, quando dalle budella si passa ai piani alti l’atmosfera è rarefatta e mi abbevero senza parsimonia alle fonti eterne della cultura e dell’arte. Non credo di azzardare troppo se affermo che il numero degli artisti attualmente viventi e con artisticità attestata da mostre, pubblicazioni, premi e articoli di giornale, è di gran lunga superiore a quello di tutti gli artisti complessivamente vissuti negli ultimi quattromila anni. Lo stesso vale per scrittori, architetti, poeti e suonatori. Per non parlare di coloro che oggi vanno sotto il nome di “operatori culturali” e che prima non si sa dove fossero né come se ne potesse fare a meno. Non c’è famigliola che non ci ha il suo esemplare. Il figlio del notaro compone musica post seriale, il cugino dell’avvocato è scultore di talento ma l’avvocato stesso dipinge ed ha al suo attivo più d’una mostra, l’onorevole scrive poesie, il pizzicagnolo si diletta col clavicembalo ma possiede virtuosismo trascendentale al forte piano e manifesta capacità non trascurabili con l’organo a canne. Di filosofia dell’arte se ne parla a tavola recensendo l’ultima performance del commercialista (il cui nipote, tra un master a Parigi, un dottorato in economia aziendale e una lezione di scrittura creativa alla Holden di Baricco, si dedica con mano sicura ai pennelli ed è  continuatore geniale dell’ultimo Rothko). Ma tutto questo sarebbe ancora niente. Ciò che estenua è l’apparato convegnistico e l’armamentario espositivo che oramai addobba le città rendendole simili a quei magici scaffali che, nelle librerie, contengono ogni sorta di leccornia culturale. Sorprende che, in questo paradiso per artisti che è diventato il pianeta, ci si scanni ancora. Da questo meraviglioso rinascimento fatto di vernissage, concerti di capodanno e di natale, retrospettive, personali e antologiche, conferenze stampa e prime, repliche e remake, da tutto questo turismo culturale quotidiano che, in tram, metropolitana, taxi o mezzi propri ci porta all’auditorium di Piano ché stasera c’è Barenboim che dirige Mahler e poi subito al Maxxi a goderci Duchamp nel magnifico contesto, per concludere la serata con una rimpatriata tra amici alla conferenza dello scultore, scrittore e fisiolofo d’alta quota Mauro Corona e poi tutti al ristorante giapponese a recensirci a vicenda tutto questo ben di dio, da codesti, insomma, fomenti balsamici di spiritualità dovremmo emergere alati come angeli del cielo e privi di funzioni corporali. Invece andiamo ancora a cacare. Sarà colpa del sushi?

TAG:
CAT: Media

Un commento

Devi fare per commentare, è semplice e veloce.

  1. Luca Servidati 6 anni fa

    Veramente interessante! Tutti fanno – e/o possono, in quanto giustificati dalla massa – tutto; hai colto veramente il punto: come è possibile questo divario fra artisticità (presunta) e burocrazia? L’artista di oggi – così come lo “spettatore”, sia esso un critico o un semplice fruitore – ha rimosso l’unica relazione con unica cosa che qualifica veramente la sua opera: la morte.

    Rispondi 0 0
CARICAMENTO...