Nostalgia di Mike Bongiorno

:
4 Dicembre 2014

“Al giorno d’oggi ci si sente molto stupidi a non esserlo”

Cornelius Lathbury       

 

Anche il cretino si evolve e si adatta all’ambiente. Il cretino all’antica non ha ormai ragione di esistere. Infatti non si vedono più in giro quei bei cretini di una volta: quei cretini a tutto tondo che li vedevi e ti si allargava il cuore. “Ecco un cretino” dicevi, ed erano cordialità e sorrisi. Tutto sommato, non vi scandalizzate, ci s’immedesimava. Quel sottile velo di cretinismo che (inutile farsi illusioni) è presente in ciascuno vibrava in empatia. Ciò, in fondo, preservava il cretino e noi stessi. Si creava insomma una fascia catarifrangente che, avvolgendolo, ne denunciava l’esistenza ed evitava le catastrofi. La cretineria però, affinché ciò avvenisse, non doveva solo essere visibile, ma doveva anche possedere una misura, benché minima, di autoconsapevolezza. Il cretino, in altri termini, nel suo intimo sapeva di esserlo. Era come se, dallo sciabordio ovattato delle acque prenatali, gli provenisse una dolcissima ninna-nanna; la rassicurante voce della millenaria sirena: “Sei un cretino – gli sussurrava – fattene una ragione. Del resto non devi preoccuparti, siete in tanti e il numero è forza, la solidarietà è assicurata”.

Oggi tutto è cambiato.

Una volta Gabriele D’Annunzio disse di Filippo Tommaso Martinetti: “E’ un cretino fosforescente”. Aveva ragione. Del resto era come se si guardasse allo specchio. Ambedue erano dei precursori  del cretinismo moderno ma, poiché non avevano smesso di rappresentare la vecchia specie, riuscivano ancora a riconoscersi a vicenda. Così il primo definiva l’altro nella stessa maniera in cui avrebbe potuto definire se stesso.

Fu quello il crinale, lo spartiacque della cretineria.

Ciò che mi affascina del cretino attuale, viceversa, è l’indefinibilità e, secondariamente,  la sua impermeabilità. E’ giornalmente alluvionato da tempeste di cretineria provenienti da sé medesimo ma se ne sta lì, sul ponte di comando, immobile e fiero, insensibile alle raffiche.

Il più delle volte muore senza neppure sospettare di essere stato un cretino. Anzi: ride alle sue battute, si appassiona ad ogni suo calembour, si compiace della sua stessa stupidità. E’ la claque di se stesso. Quando gli dici che è un cretino, per giunta, si offende. Capace che ti denuncia. Tu lo metti al corrente e lui s’inalbera. Perché il cretino odierno è ingrato. Oggi, ahimè, il cretino medio, si può dire, non è più un cretino. O meglio non è più cretino secondo i canoni secolari del cretinismo. Perché la soglia della cretineria s’è spostata talmente in alto che non si dà più cretino che non sia brillante. L’imbecille se ne va in giro baldanzoso e sicuro di sé, si piace, si vuol bene. Non c’è programma televisivo, telegiornale, gazzetta che non pulluli di questa specie invadente, aggressiva come la mosca cavallina. E’ quotidianamente lodato per un’intelligenza e una cultura che non possiede per niente ma che mima con un’arroganza senza limiti. E’ un opinion maker, un leader. Non ascolta nessuno fuorché se stesso e sarebbe potuto nascere senza orecchie se non fosse che gli servono per tenersi la faccia abbottonata ai capelli. L’altro giorno ne ho visto uno che i capelli non li aveva ma aveva la barba attaccata col bostik e dei mustacchi strepitosi. A vederlo neppure sembrava vero. Era un esperto, oh Gesù!, di economia. Diceva, pensate un po’, che basterebbe ridurre le tasse, tagliare le pensioni, privatizzare scuola e sanità, lasciar fare insomma (nientemeno!) al mercato che tutti i problemi del mondo automaticamente si risolverebbero. Pronunciava però queste banalissime cretinate vecchie come il cucco con un aria così brillante, sicura e anticonformista da farle sembrare delle novità strabilianti. Si rappresentava come l’icona stessa della modernità ed era vestito, di conseguenza, come il portaborse di Oscar Wilde: in un quadro preraffaellita avrebbe personificato a perfezione lo scudiero minchione che porta Ginevra da Lancillotto e si prende un calcio in culo da Artù. L’ho rivisto più tardi, di sfuggita, assiso alla tavola rotonda dei cretini che parlava di cretinate assortite con una competenza che mozzava il fiato. Lo rivedrò, questo siniscalco della cretineria, innumerevoli volte e sotto innumerevoli spoglie, lo so già; e provo una sensazione insolita, una malinconia struggente. Non ci crederete: ho nostalgia di Mike Bongiorno.

TAG:
CAT: Media

Nessun commento

Devi fare per commentare, è semplice e veloce.

CARICAMENTO...