Oggi il silenzio bisogna meritarselo

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5 Maggio 2018

In una nota al primo capitolo di “Per la critica dell’economia politica” Karl Marx scrive che William Petty (1623-1687) “padre dell’economia politica inglese” era “favorevole ai tributi pubblici per i banditi perché riteneva che per il pubblico fosse meglio tassare se stesso per i banditi piuttosto che lasciarsi tassare da questi”.

Nello stesso tempo però respingeva quel genere di imposte che oggi definiremmo “di welfare” perché: “trasferiscono la ricchezza da mani industriose a quelli che non fanno altro che mangiare, bere, cantare, suonare, ballare e coltivare la metafisica”.

Non c’è da meravigliarsi.

In quasi quattro secoli, infatti, l’atteggiamento neoliberista è rimasto sostanzialmente identico.

Quello che è cambiato, ma decisamente in peggio, è l’atteggiamento di chi a Marx si richiama(va).

Diceva Lenin che l’estremismo è la malattia infantile del comunismo.

Però è altrettanto sicuro che il moderatismo ne è (stato) l’alzheimer.

Guardate un poco quanti ex comunisti ne sono affetti.

A cominciare dal povero Napolitano fino ad arrivare al tremolante Veltroni, passando attraverso un sottobosco inestricabile di personaggi di definizione problematica ma di fulgida presenza come Giampiero Mughini o Paolo Mieli.

E’ anche vero che la parola “moderato” oramai non vuol dire più nulla, proprio come tante altre (“democratico”, “progressista”, “conservatore”, “liberale”, “socialista”, “popolo” ecc.) il cui senso è affogato nella palude del giornalismo.

Ma ci sono uomini che con ciò che resta di questa parola riescono a far miracoli: i cucinieri delle frattaglie, quelli che con fegati, rognoni, trippe e soprattutto coglioni, ti cucinano prelibatezze di cui la loro affezionata clientela va ghiotta.

In quest’alluvione di moderati e di liberali, in questo diluvio di chiacchiere apologetiche sulla mentalità manageriale e l’imprenditorialità giovanile è successo che oggi, cinque maggio 2018, ricorre il bicentenario della nascita di Karl Marx.

Non so all’estero, ma in Italia, dove si celebrano decennali, ventennali, cinquantennali e centenari di ogni tipo e per chiunque, di questo non ha fatto parola nessuno tra quei giornalisti che ogni sera, accendendo il televisore, ci troviamo sotto gli occhi in tutti i travestimenti possibili: giornalisti-canterini, giornalisti-conduttori, giornalisti-divulgatori d’arte, filosofia e scienze umane, giornalisti col rimmel e giornalisti col ciuffo.

Nessuno.

Per loro, come per Petty, le tasse sono sempre “un furto”, chi vuole la patrimoniale è “un invidioso” e il problema del momento consiste nell’estremismo.

Dedico a questo trust di cervelli un magnifico passo dei Grundrisse:

“Si sono trasformati a tal punto in sicofanti del padrone dal volerlo convincere che è lavoro produttivo se uno gli cerca i pidocchi in testa o gli sfrega l’uccello, giacché forse quest’ultimo movimento gli terrà più chiaro il testone, la testa di legno, il giorno dopo in ufficio”.

Saravà…Carletto, poeta nostro.

TAG: Cultura
CAT: Media

Un commento

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  1. pasquale-hamel 2 anni fa

    Chi è interessato a conoscere il senso della storia dell’umanità da qui ai prossimi 2000 (duemila) anni fa bene a studiare e meditare a fondo Marx. Vi troverà indicazioni e suggerimenti utili. A chi è interessato a provare a capire cosa si può fare per migliorare l’umanità nei prossimi 50 anni la lettura di Marx non serve a nulla, direi che è una perdita di tempo. Si imbatte in analisi sganciate da quello che accade ai nostri giorni accompagnate da generiche asserzioni filosofiche e pseudoeconomiche. La ragione si può dire in maniera più brutale: da qui ai prossimi cinquant’anni non si intravedono alternative al cosiddetto neocapitalismo. Il neocapitalismo (multinazionali comprese) può e deve essere regolato ma non pare realisticamente sostituibile. I paesi che si autonominano comunisti ne sono la prova empirica. Almeno per i prossimi 50 anni. Fra duemila anni non so.

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