Una modesta proposta per il discorso di capodanno

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1 Gennaio 2018

Credo di non avere mai ascoltato, nella mia intera vita, il discorso di uno dei tanti presidenti della repubblica che si sono alternati sopra il cadreghino per la predica di capodanno.

Mi sfugge il senso di un rito in cui ci si raccoglie intorno a un tizio, che per qualche misteriosa ragione dovrebbe rappresentare, nello stesso tempo, me e Lapo Elkann. Perciò, sia detto con tutta la delicatezza possibile, non posso esimermi da un pensiero che sarà etichettato, non ne dubito, come “populista” e magari anche “disfattista”.

Il pensiero è il seguente.

Soltanto un decerebrato può mettersi a fissare uno schermo sul quale una cariatide rasata, incravattata e tirata a lucido, la sera di ogni ultimo dell’anno, si siede dietro o davanti alla medesima scrivania e certifica, con sussiegoso piglio notarile, il trionfo del nulla.

Detto questo (e ferma restando la possibilità di venire incriminato in base all’articolo 278 per “offese al prestigio e all’onore del capo di stato” pur non sapendo in alcun modo in cosa consisterebbero il prestigio e l’onore di rappresentare ed essere a capo di uno stato come questo) passo alla proposta.

Proporrei che il rito retorico di fine d’anno, se proprio si deve celebrare, si sdoppi e non consista in un discorso ma in un breve dialogo trasmesso a reti unificate.

Esso dovrebbe essere effettuato da due persone, rigorosamente tirate a sorte tra tutti i cittadini, una tra le categorie più disagiate del paese (pensionati poveri, disoccupati, senzatetto, precari ecc.) e una tra le più agiate (imprenditori, ricchi pensionati, detentori di vitalizi, professionisti di grido ecc).

Si dovrebbe dare a quel breve dialogo la più ampia libertà e ogni forma di espressione dovrebbe essere consentita: proprio come si faceva, ai tempi dei Romani, nel corso dei Saturnali.

Credo allora che io e molti altri che, come me, se ne fottono dell’omelia presidenziale, sarebbero portati ad ascoltare con attenzione le due interpretazioni dell’anno trascorso.

E sarebbe altresì interessante che ambedue gli oratori fossero tenuti a rivelare (veritieramente) dove e come hanno trascorso e trascorreranno il natale e il capodanno.

So bene che il solito raffinatissimo intellettuale che analizza e si duole quotidianamente del degrado indotto nel pubblico dibattito dall’assenza di quei “filtri” che al contrario garantiscono a quelli come lui di donarci i loro tesori intellettivi mi spiegherà che in questo modo sarebbero la stupidità e l’ignoranza a trionfare.

Ma bisognerebbe allora che mi spiegasse anche in che cosa non consiste invece la stupidità di questi discorsi presidenziali e in che misura essi contribuiscano a sconfiggere l’ignoranza di cui lui ha sacrosanto orrore.

E qualora tirasse in ballo gli “odiatori professionisti” sarebbe anche opportuno che spendesse qualche parola intorno a quella ostentazione di benessere e serenità post o pre prandiale che, a fronte di ingiustizie che gridano vendetta, accendono la miccia di quell’odio.

Buon anno a tutti.

TAG: Cultura, giornalismo
CAT: Media, Quirinale

3 Commenti

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  1. beniamino-tiburzio 3 anni fa

    Il 90% degli elettori, farebbero a meno del tradizionale discorso di fine anno. La proposta di Rosa, come tutte le proposte, non è nè modesta, nè immodesta : è una proposta. Va detto, però, che le sue banali considerazioni rendono il suo articolo insulso e pedestre. Quanto alla sua ” proposta “, non si è mai letto qualcosa di più cervellotico, frutto di un sentimento, se non rabbioso, sicuramente invidioso,che ha origine nell’istinto bieco di voler lisciare il pelo alla parte lamentosa e idolente della società, intrisa di quel presunto, convenzionale pauperismo al quale dovrebbero muovere lotta sempre……..gli altri.

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  2. Ugo Rosa 3 anni fa

    Do you Know, Beniamino, Jonathan Swift and his Modest Proposal?
    Non credo.
    Intuisco dalle sue brevi ma alate parole la pulizia che domina la sua ampia fronte.
    E schettinare in quello spazio deserto mi avrebbe perfino divertito.
    Ma purtroppo, Beniamino, c’è l’ultimo rigo, dove lei(riferendosi agli ultimi) parla con disprezzo della “parte LAMENTOSA e INDOLENTE della società intrisa di quel presunto convenzionale pauperismo al quale ecc. ecc.”.
    Questo disprezzo, per quanto espresso con uno stile che di per sè sarebbe comico, oltre a qualificarla per ciò che lei indubbiamente è, smette di farmi ridere e comincia a farmi schifo.
    Ragion per cui non le consiglio, com’era inizialmente mia intenzione, di migliorare le sue letture ma, dal momento che ciò che legge è del tutto evidente, di smettere del tutto: è l’unica cosa, mi creda, che può salvarla.

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  3. evoque 3 anni fa

    Cariatide? Perché? A me, Mattarella pare una persona degna; se nel 2011 le cose fossero andate diversamente, a quest’ora avremmo probabilmente Silvio Berlusconi al posto di Mattarella. Così, giusto per fare un po’ mente locale.

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