Discutere l’indiscutibile

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11 Giugno 2018

Non si dà possibilità di dialogo con chi vuole importi di discutere l’indiscutibile.

Accettare un dialogo con lui equivale ad aver perso già prima che la prima parola sia stata pronunciata.

Thomas Redblack, Against moderation, Dublino 1937

Discutere della flat tax è già una forma di barbarie.

Così come lo sarebbe mettersi a “discutere” dei benefici economici derivanti dalla eliminazione fisica dei portatori di handicap.

Eppure sta accadendo.

Quale sarà lo stile del dibattito, con quanta eleganza verrà condotto, l’ho percepito ieri, verso mezzanotte, in una trasmissione di “approfondimento” in cui mi sono imbattuto facendo zapping.

Viene intervistato un tizio (un ex mandarino di stato) che percepisce più di 5000 euro di pensione. Economisti, politologi, costituzionalisti e giornalisti, nonché il conduttore del talk show (tutti, guarda caso, percepenti redditi assimilabili o superiori a quello in questione) ne discutono pacatamente e con il sorriso sulle labbra (è oramai tarda sera e non è necessario sbranarsi per un punto di share).

Le opinioni sono diverse (sapete, il pluralismo…) c’è chi è vicino alla lega, chi pompa i 5s, chi si muove nei paraggi del PD o del centro destra.

Tutti, però, concordano su un punto.

La “giustizia” indiscutibile insita nel fatto che quel pensionato continui a incassare la sua pensione d’oro.

Nessuno deve togliergli una lira di quello che “E’ SUO” (questa l’espressione usata da tutti).

Qual è allora il punctum dolens?

Che, con la flat tax, il nostro si vedrebbe aumentare la pensione da 5000 e rotti a ben 7000 euro. Ahi! Ahi! Ahi!…un pochino troppo… perciò ecco il coup de genie di uno dei presenti, laureato alla Bocconi e con un master ad Harvard. Basterebbe, dice, un piccolo escamotage legislativo-contabile (che spiega con alta professoralità) e la sua pensione, quasi per magia, non aumenterebbe “così tanto” ma “solo” di 400 o 500 euro.

Magnifico! Tutti d’accordo.

Bisogna dunque che il governo provveda a limare queste piccole asperità della legge. Perché, sia ben chiaro, la “giustizia sociale” non si tocca.

La messa è finita, andate in pace.

Ora, se tra i presenti ci fosse stato un cazzo di Pierino, forse avrebbe alzato la manina e, preso il gessetto, sarebbe andato alla lavagna a raccontare questa storiella.

Nel paese di Hu c’erano tre pensionati.

Uno prendeva 5000 plin (la moneta corrente a Hu) di pensione imperiale.

Viveva tra gli agi e accumulava denaro.

Gli altri due percepivano 100 plin di pensione imperiale e non riuscivano a sopravvivere.

Quando il giudice Han lo seppe, prelevò 2000 plin dalla pensione mensile del primo e ne distribuì mille ciascuno agli altri due.

In tal modo egli non tolse il necessario a quello, che con 3000 plin continuava a vivere lussuosamente. Anzi, non gli tolse neppure il superfluo. Eppure fornì agli altri due, con 1100 plin mensili, la possibilità di vivere, se non bene, almeno dignitosamente.

Fu giusto il nostro giudice? O sarebbe stato più giusto non togliere “IL SUO” al primo e lasciar crepare gli altri due?

Ma si capisce che stiamo lasciando correre la fantasia.

Se infatti abbiamo già cominciato a “discutere” della flat tax questa domanda non è neppure concepibile. E la barbarie, come vedete, ha già vinto.

TAG: Cultura, giornalismo
CAT: Media, Scienze sociali

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