Fisiognomica da diporto – Radical Kitsch

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3 settembre 2019

Rampini non è un frutto della natura, è un raffinato prodotto dell’ingegno umano e in quanto tale soggetto a diritto d’autore. Godiamocelo finché possiamo perché prima o poi Woody Allen ne reclamerà il copyright e lui ci abbandonerà definitivamente per rientrare in uno dei suoi film, così come ne è uscito.
Concepito secondo i principi della Gestaltpsychologie come action figure del “liberal” statunitense è stato lanciato sul mercato italiano nella forma di zio d’America dell’epoca dei Clinton.
E’ autorevole ma non si sa di preciso in che campo.
Lo si potrebbe definire un portatore sano di autorevolezza.
E’ chiamato in causa non tanto per sapere cosa pensa lui quanto per farci dire cosa ne avrebbe pensato Obama.  Che lui lo sappia non è sicuro ma che ce lo dica è certo. Quest’uomo infatti possiede cittadinanza americana anche se ci ha concesso il privilegio di non rinunciare a quella italiana (principio dell’esperienza passata) che gli serve anche (principio del rapporto figura/sfondo) per mettere in risalto l’altra. E poiché egli, negli States, ci risiede (principio della vicinanza) la cosa lo esime dal sapere ciò che sta dicendo ma gli consente di dirlo con la scusa del jet lag. Non sappiamo se, nella sua versione americana, sia iscritto al Democratic Party ma ci sono uomini ai quali il distintivo non serve. Si portano l’identità appuntata sul petto come gli ospiti di un seminario sull’ecosostenibilità dove niente va perduto e tutto è riciclabile. Lo guardi e capisci perché è venuto al mondo. E’ la graphic novel del “Destino Manifesto” e il sogno della frontiera se lo tiene su con le bretelle (principio del destino comune). Ha qualcosa di epico e insieme evanescente, come il genio della lampada: tutti sanno che basta strofinarla per farlo apparire ma nessuno ha la più pallida idea di cosa si deve fare per toglierselo dai coglioni. Tutta l’iconografia liberal del pianeta confluisce in lui come in un imbuto per uscire dall’altra parte in forma di cotonificio (principio di continuità). Si comincia dalla piantumazione lanuginosa della capigliatura e si procede verso il basso arrivando per raffinazione progressiva ai calzini attraverso camicia e i pantaloni. Tutta la manifattura è appesa ad asciugare alle bretelle, sotto una faccia che è una via di mezzo tra quella di Marcel Marceau e quella di Art Garfunkel. Ma il cipiglio è quello di Thomas Jefferson (principio della somiglianza) padre di tutti i Whigs, quando s’affacciava a godersi il panorama dal terrazzino di Monticello per guardare i suoi negri che coglievano il cotone.
Perciò cari miei, qualunque cosa si pensi nella sterminata piantagione che ricopre quel cranio, io mi auguro che la manifattura sottostante continui per molti anni a confezionare le meraviglie con le quali nessun liberal mancherà di farcire il suo tacchino per il Thanksgiving Day.

Yes, I like so much Fedevico Vampini.

TAG: Cultura, giornalismo, italia
CAT: Media, società

Un commento

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  1. federico.gnech 3 settimane fa
    Questo ritratto è gustoso, ma un poco invecchiato. Oggi Rampini cavalca con una certa faccia tosta il populismo ammaregano e globalo, tanto che ormai lo si potrebbe definire "populist-chic".
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