Green pass, sì-vax, no-vax e il Leviatano dell’emergenza perenne

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15 Agosto 2021
Tagli che hanno portato alla chiusura di ospedali, alla riduzione dei posti letto, dei medici e degli infermieri. Tagli senza i quali avremmo potuto salvare migliaia di vite.
Un omicidio economico, come lo hanno chiamato dei ricercatori inglesi.
La gestione del Covid-19 è stata come quella delle precedenti crisi economiche: la politica ne ha approfittato per accelerare sull’agenda di spoliazione dei diritti e dei beni dei lavoratori.
In questo contesto vanno lette le misure restrittive e punitive legate al green pass.
Commette un grande peccato di ingenuità, nella migliore delle ipotesi, chi pensa che il lasciapassare sia uno strumento legato all’interesse e alla tutela della salute pubblica.

L’Antidiplomatico

 

Sono anni che studio i processi legati alla comunicazione e devo dire che il particolare momento storico che stiamo vivendo offrirà materia di studio e analisi per i prossimi decenni. Non si fa in tempo ad analizzare compiutamente il convulso periodo legato al primo anno e mezzo di emergenza Covid, con i suoi decreti di emergenza, le sue pubblicità che invitano a restare a casa e a riscoprirne la piacevolezza, i suoi «teniamoci a distanza oggi per riabbracciarci più forte domani», che, come una tegola sulla testa, arriva la storia del green pass.

Cerchiamo allora di ragionare per punti. Non per banalizzare una situazione carica di criticità e di complessità, ma per avere un quadro il più chiaro possibile dei processi comunicativi in atto in questo momento. Perché sappiamo che questi processi sono strettamente legati al livello di democrazia di un Paese. Dunque, cominciamo. Con serenità e distacco giornalistico.

L’emergenza

Si sa che i media generano e alimentano stati di emergenza. Questi fanno presa sulla “massa”, alimentano il traffico dei “click” e creano entrate legate alla pubblicità. Per sua natura, l’informazione pubblica momento per momento si avvita intorno al tema del giorno e martella per mesi sullo stesso argomento. Fino a quando quello stesso argomento non si esaurisce per lasciare posto ad una nuova tematica, sulla quale si insiste con la stessa ossessività, generando emozioni poco felici nella platea degli ascoltatori: per lo più paura, odio, ansietà.

Vi faccio qualche esempio: 1) l’emergenza degli sbarchi dei clandestini ha generato massicce campagne di odio che si sono perpetrate negli anni. Dal lato opposto, il Vaticano di Bergoglio ha predicato quotidianamente la necessità dell’accoglienza e dell’umanità verso l’umanità disperata e in fuga da altre parti del mondo. In entrambi i casi, dopo un certo livello di saturazione, la platea ha cominciato a stancarsi della ripetizione all’infinito delle due visioni e i media sono passati ad altro; 2) il femminicidio è un’altra tematica che ha tenuto banco negli ultimi anni. Sui social vi è stata una proliferazione di siti femministi inneggianti all’eradicazione del patriarcato e interessati all’analisi dei meccanismi e del profilo del maschio femminicida. In tempo di Covid, per mesi non si sono più avute notizie di donne uccise dai propri partners; 3) il terrorismo islamico, con la sfilza di attentati terroristici nel cuore dell’Europa, segnatamente in Francia, con gli incendi appiccati alle cattedrali francesi e gli assassini a civili inermi, tra cui qualche religioso ed il professor Samuel Paty, con la strategia della tensione perpetrata dai fondamentalisti nei luoghi del divertimento, centri commerciali, spazi pubblici; 4) Il Coronavirus, con i bollettini giornalieri relativi a decessi e ricoveri in reparti di terapia intensiva, Dpcm di emergenza, lockdown, lunghe teorie di bare che sfilavano su mezzi militari in quel di Bergamo, la provincia più colpita, canzoni dai balconi, striscioni dai balconi con la scritta «Andrà tutto bene»; 5) la legge Zan sul contrasto all’omotransfobia, per ora relegata in un cassetto e rimandata alla discussione forse in autunno, ha aperto un dibattito sull’emergenza dei reati di odio nei confronti degli omosessuali. Tutta l’informazione nazionale era polarizzata intorno a questo o quell’episodio di omofobia.

Poi è arrivato il green pass e, com’è noto, dalla cronaca sono scomparsi gli episodi di odio e i reati nei riguardi di persone omosessuali. Si può già immaginare che la prossima emergenza sarà quella climatica.

No vax, sì vax

Non appena le piazze italiane si sono riempite di manifestanti contro la tessera verde, che consente ai vaccinati e a coloro che si sottopongono a tampone nasofaringeo o sono guariti da Covid di fare vita sociale (cenare al chiuso nei ristoranti, frequentare cinema e teatri), i mezzi di informazione hanno cominciato ad affibbiare etichette alle persone. Ovvero: coloro che rifiutano il vaccino (che, per ora è ancora in fase sperimentale e per il quale non esiste un obbligo di legge) sono, di volta in volta “no-vax”, “complottisti”, “contrastivi”, “untori”, ovvero l’esatto opposto dei buoni cittadini che si sono sottoposti al siero sperimentale firmando un foglio di consenso informato che solleva lo Stato dall’assunzione di qualsiasi responsabilità legata ad eventuali effetti avversi della sostanza inoculata.

Ogni movimento di dissenso viene immediatamente etichettato, in base ad un’informazione semplicistica e di parte, ai limiti del penale, per cui ci sarebbero “medici e infermieri no-vax”, “professori no-vax”, “giovani” e “adulti no-vax”. Senza premurarsi di ascoltare le ragioni degli interessati e comunque insinuando quella discriminazione che è invece espressamente vietata dall’articolo 3 della Costituzione Italiana. Ai primi di agosto il dottor Denis Rancourt dell’«Ontario Civil Liberties Association» e diversi accademici hanno indirizzato un’accorata lettera ai non vaccinati in cui, tra l’altro, è scritto: «I politici e i media hanno adottato una visione uniforme, facendo dei non vaccinati il capro espiatorio per i problemi emersi dopo diciotto mesi di allarmismo e lockdown. È tempo di mettere le cose in chiaro. È del tutto ragionevole e legittimo dire “no” a vaccini non sufficientemente testati per i quali non esiste una scienza affidabile.

Avete il diritto di tutelare il vostro corpo e di rifiutare i trattamenti medici se lo ritenete opportuno. Avete ragione ad opporvi ad una violazione della vostra dignità e della vostra integrità corporea. È il vostro corpo e avete il diritto di scegliere. Avete ragione a combattere per i vostri figli contro la vaccinazione di massa nelle scuole. Avete ragione a chiedervi se il consenso libero e informato sia possibile nelle attuali circostanze.

Gli effetti nel lungo termine sono sconosciuti. Gli effetti transgenerazionali sono sconosciuti. L’alterazione dell’immunità naturale indotta dal vaccino è sconosciuta. Il danno potenziale è sconosciuto poiché la segnalazione degli eventi avversi è ritardata, incompleta e incoerente, diversa da stato a stato».

Per chi voglia approfondire questi aspetti, segnaliamo il link al Senato della Repubblica, in cui è espressamente scritto che «è irresponsabile, non etico e in effetti non necessario includere i bambini sotto i 18 anni nel lancio nazionale del vaccino COVID-19», nonché: «La tecnologia del vaccino mRNA completamente nuova, che non è mai stata precedentemente approvata per l’uso nell’uomo (…). I potenziali effetti a insorgenza tardiva possono richiedere mesi o anni per manifestarsi». (fonte: sito di HART (Health advisory & recovery team)).

Per quanto riguarda il consenso informato a farsi inoculare il vaccino, c’è chi come il medico anestesista e medico forense Barbara Balanzoni  suggerisce di firmare detto foglio aggiungendo una riga con la scritta: «Sono costretto, ma esprimo dissenso»

(in riferimento a quelle categorie di lavoratori che nel settore pubblico e privato sono obbligati dai datori a fare il vaccino).

Agora Vox ci informa che per rendere il vaccino obbligatorio occorrerebbe modificare ben dieci testi di legge fondamentali.

Sempre Agora Vox ci informa che «il ricercatore del CNRS, Laurent Mucchielli, ha contato i decessi dovuti al vaccino, sulla base di uno studio britannico, affermando che alla data del 14 luglio ci sono stati 1.500 decessi dovuti ai vaccini… per l’Olanda alla data del 4 luglio, ci sono stati 93.000 casi di effetti avversi, e 448 decessi… su scala europea il vaccino Pfizer è responsabile di 9.000 decessi, come per gli USA, sulla base delle dichiarazioni dei medici, risulta che, al 16 luglio, (con il 91% di certezza che la morte sia effettivamente legata alla vaccinazione), 6.000 americani sono morti a causa della vaccinazione.

A questo punto della sua riflessione, il ricercatore ha fatto una scoperta magistrale: c’è un sito negli USA che registra da 31 anni i decessi legati ai vaccini: ovvero 6.500 decessi.

Tuttavia, negli ultimi 6 mesi, 6.000 cittadini americani ci hanno lasciato a seguito della loro vaccinazione...».

EudraVigilance in Europa riporta 15mila decessi segnalati per cause presumibilmente legate ai vaccini.

Mentre scriviamo questo articolo, dalla testata ScenariEconomici apprendiamo che l’agenzia di stampa più importante al mondo (e quindi non catalogabile come fake-news), la Reuters, ha dato notizia di nuovi effetti avversi portati dai vaccini anti-Covid (oltre a quelli noti come infarti, miocarditi, trombosi, dolore toracico, scomparsa delle mestruazioni) e che per conseguenza vi è stato un crollo delle azioni dei principali players (Pfizer, Moderna, ecc.). I nuovi effetti avversi registrati da Istituti di ricerca pubblici (vedi EMA), riguardano: eritema multiforme, glomerulonefrite o infiammazione renale, sindrome nefrotica.

I virologi in tv

Se c’era una professione che non entrava mai nei palinsesti televisivi e non suscitava il benché minimo interesse era proprio quella del virologo (con tutto il rispetto per la scienza e per gli scienziati). Assurti al ruolo di star dei salotti televisivi, travolti dalla notorietà alla quale diventa poi difficile rinunciare, un piccolo manipolo di virologi ha cominciato ogni sera a pontificare sul virus, sulle sue varianti e sui modi per difendersi. Nei giorni scorsi il Codacons ha comunicato che è scattata la denuncia per i virologi star onnipresenti nelle trasmissioni televisive. Si tratta di Matteo Bassetti, Roberto Burioni e Fabrizio Pregliasco. L’accusa è di «manipolazione mediatica del diritto alla salute. Pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico; propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa; istigazione all’odio tra le classi sociali; boicottaggio».

Quello che al Codacons non va giù è l’imposizione di qualunque forma, esplicita o mascherata, di obbligo vaccinale e relative limitazioni alle libertà individuali per chi sceglie di non sottoporsi a inoculazione. Una discriminazione in contrasto con i principi giuridici costituzionali e comunitari.

Terrorismo mediatico e sistemi di persuasione

Nel caso della campagna vaccinale, che «non vuole imporre, bensì convincere» e che già profila terza e quarta dose di vaccino per i «più fragili», assistiamo nella comunicazione pubblica a modalità di espressione agli opposti.

Se in Italia il premier Mario Draghi afferma che “Non vaccinarsi è morire” e se il generale Francesco Figliuolo, commissario all’emergenza coronavirus, dice chiaramente che “i cinquantenni vanno cercati e vaccinati” (quando si dice la caccia alle streghe è servita), il Governo francese la butta sul romantico, con slogan che spesso suscitano l’ilarità dei cugini d’Oltralpe (Vedere qui  e qui):

Oui, le #vaccin peut avoir des effets désirables.

Lo slogan è accompagnato da foto come quelle che vi mostriamo di seguito.

Il piccolo particolare che forse sfugge all’informazione e che in questo momento forse non interessa a Big Pharma, (tesa com’è a perfezionare e completare la sperimentazione sui vaccini anti-Covid), è che allo stato attuale si muore molto più di tumori e infarti. Senza contare che dall’inizio dell’anno ci sono stati oltre 500 morti sul lavoro. Ma questo, evidentemente, non fa parte della strategia mediatica del mainstream.

L’ultima cosa che qui è interessante rilevare è il clima di forte contrapposizione che questo sistema di comunicazione genera nel Paese, con la guerra dei vaccinati contro i non vaccinati che emerge dai dibattiti molto animati sui social. Una materia di grande interesse per gli studiosi di oggi e di domani.

Green pass

Sappiamo bene che la quella dei simboli è spesso una cattiva storia nella Storia dell’umanità. Perché i simboli etichettano e discriminano ancor di più che le parole. E anche il Green Pass, il lasciapassare verde per partecipare alla vita sociale, fa molto discutere e spacca in due l’opinione pubblica. Da subito è comunque stata rilevata la sua inconsistenza dal punto di vista sanitario e la sua introduzione atta a costringere le persone a vaccinarsi.

In più, esso condurrebbe ad uno stato di polizia permanente, per cui anche persone come ristoratori, baristi, presidi di scuola dovrebbero effettuare controlli sulle persone e sui dati contenuti nel codice identificativo del Green Pass, scavalcando in tal modo le loro competenze e funzioni.

Il microbiologo Andrea Crisanti sottolinea che anche i vaccinati possono contagiarsi e contagiare e la stampa sottolinea che, come tale, esso si conferma come strumento di discriminazione sociale.

Di più: qualcuno nel Green Pass ci vede un reato che cammina, in quanto esso attesta falsamente la non contagiosità di chi lo possiede (vedi i vaccinati ammalatisi di covid dopo il vaccino) e altrettanto falsamente attesta la contagiosità e la non immunità di chi ne è privo, dato che in Italia ci sono anche immuni guariti non censiti. Ma la beffa più grande è che il Green Pass non si può neppure revocare in caso di positività del suo possessore.

È uno strumento che ha già portato milioni di persone nelle pubbliche piazze a protestare contro una misura nella quale si intravede un totalitarismo sanitario (molti video sono su facebook e twitter. In Francia le proteste continuano a ritmo serrato, in Italia l’ultima protesta di piazza è quella del 14 agosto a Torino, video qui)

In Spagna il green pass è stato già dichiarato fuori legge.

Anche un gruppo di costituzionalisti italiani ha preso una netta posizione, dichiarando le norme sul green pass una «violazione del dettato costituzionale» e il rifiuto dello stesso come qualcosa da proteggere e «non da ammantare di moralismo apocalittico».

Nell’assordante silenzio del mondo accademico italiano, i filosofi Massimo Cacciari e Giorgio Agamben sono stati tra i pochi a spiegare le ragioni della loro contrarietà alla tessera verde (venendo il giorno dopo sminuiti con affermazioni tipo: «affermazioni deliranti» o «opinioni personali»).

Ad esempio Agamben scrive:

«Grazie a un decreto legge appena promulgato, una classe di cittadini (per lo più giovani) verrà privata di cultura, viaggi e vita sociale, per non essersi assoggettata a un obbligo terapeutico, vietato dalla Costituzione italiana.

Come avviene ogni volta che si istaura un regime  dispotico di emergenza e le garanzie costituzionali vengono sospese, il risultato è  la discriminazione di una categoria di uomini e donne, che diventano automaticamente  cittadini di seconda classe.

A questo mira la creazione del cosiddetto green pass.

Sebbene medici e scienziati sostengano che questi vaccini non hanno goduto di un’adeguata sperimentazione e sono dubbiamente utili e potenzialmente dannosi, coloro che rifiutano di vaccinarsi verranno esclusi dalla vita culturale e sociale del proprio paese. È significativo che un uomo politico, riferendosi a coloro che non si vaccinano, senza accorgersi di usare un gergo fascista, abbia detto: “li purgheremo con il green pass”. La “certificazione verde” marchia coloro che ne sono privi di una stella gialla virtuale.

Che cosa diventa un paese al cui interno viene creata una classe discriminata? Come si può accettare di convivere con dei cittadini di seconda classe? Che queste discriminazioni siano sanzionate dalla legge è una barbarie che non possiamo accettare.

Questa discriminazione, per altro, non sembra essere lo scopo principale dell’introduzione della tessera verde, che ha di mira non tanto i cittadini esclusi, quanto la stessa popolazione che ne è munita. La finalità che i governi perseguono è un controllo minuzioso e incondizionato dei cittadini, analogo al passaporto interno che nel regime sovietico ogni cittadino doveva avere per potersi spostare. Il controllo è in questo caso ancora più assoluto, perché riguarda qualsiasi movimento del cittadino, che dovrà esibire il green pass per andare al cinema, assistere a un concerto, visitare un Museo (luoghi difficilmente presi d’assalto)… Per questo, a protestare e a ribellarsi dovrebbe essere proprio la massa dei tesserati, che d’ora in poi saranno censiti, sorvegliati e controllati. Nel green pass non è in questione la salute, ma il controllo della popolazione e l’instaurazione di un arbitrio autoritario senza precedenti».

Lo storico italiano Franco Cardini rilancia:

«Temevamo da tempo il profilarsi effettivo di un “panorama orwelliano” di questo genere, per quanto troppi di noi se lo figurassero secondo schemi desueti, da “totalitarismo classico”: ebbene, ci siamo. Solo che ci siamo arrivati sulle ali di un “totalitarismo” di tipo nuovo, consumistico e liberal-liberista. E a colpi di politically correct».

Uno dei casi di una gestione discutibile nell’uso del Green Pass viene dalla Sicilia, dove il governatore Musumeci chiede la tessera verde per entrare praticamente ovunque.

Il mondo della scuola è l’ultimo più colpito dai provvedimenti legati ad una situazione di emergenza che sembra non debba mai finire. Benché il 90% del personale sia stato ormai vaccinato, il Governo vuole imporre la misura della sospensione dallo stipendio e dal posto di lavoro per i docenti e gli Ata recalcitranti a farsi inoculare il vaccino o a presentare il referto del tampone nasofaringeo ogni 48 ore, non importa, a questo punto, se con spese a carico del personale o dell’istituzione scolastica. Una misura francamente spropositata per una categoria di lavoratori che, prima fra tutte, con altissimo senso civico, si è sottoposta al primo lotto di vaccino Astrazeneca (che, tra l’altro fu quello incriminato per casi di trombosi e decessi anche fra il personale docente).

Mentre, in Francia, in seguito a vibrate proteste di piazza Macron ha arretrato su una misura della stessa specie, in Italia tale imposizione sembra avere più un sapore punitivo che collaborativo verso i docenti e verso la scuola, luogo di inclusione per sua natura. E, inoltre, sembra voler coprire le pecche di una politica che negli ultimi vent’anni non ne ha azzeccata una sulle riforme scolastiche, tagliando in tutti i settori, burocratizzando la professione, spacciando per miracolose le competenze al posto delle conoscenze, incrementando la piaga delle classi pollaio.

È tuttora scontro tra il Governo e i Sindacati della scuola. Primo fra tutti l’Anief, che ha lanciato una petizione per l’abolizione del Green Pass a scuola e che annuncia uno sciopero del personale della scuola per il primo settembre. La misura in oggetto resterebbe in vigore fino al 31 dicembre 2021, nella speranza che lo stato di emergenza non venga prorogato all’infinito.

I problemi della scuola sono annosi e non sarà un Green Pass a risolverli, come si può leggere in questa dettagliata analisi di L. R. Capuana.

Altro autorevole intervento sul tema è quello di Antonella Daniela Zisa, del Movimento dei docenti romani.

Chissà perché, da tali misure di emergenza è esente la Corte… ops!… il Parlamento Italiano, per il quale non vale l’obbligo di Green Pass affibbiato ormai a chiunque anche per andarsi a bere un caffè standosene seduto all’interno di un bar, nella fantomatica Europa dei popoli e delle nazioni che, in effetti, assomiglia sempre più a quella delle banche, dei capitali e dei poteri forti.

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CAT: Media, società

Un commento

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  1. raffaella 1 mese fa

    Grazie, grazie, grazie!

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