Lettera su una banana e su come la si sarebbe potuta utilizzare

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8 Dicembre 2019

Cara fb

tutta la querelle sulla banana di Cattelan illustra bene il livello indecente di cinismo e di stupidità che supponevamo inarrivabile ma a cui invece, con pazienza e abnegazione, siamo arrivati.

E’ un Bignami dello stato dell’arte (in senso proprio e figurato).

Questo immiserimento morale però non avrebbe avuto luogo senza un parallelo rimbecillimento del fruitore medio che, difatti, gli “artisti” si sono attivati a incrementare. Tout se tient.

Sempre più, come vedi, si mostra profetico di Erik Satie (lasciamo la parola “artista” ai parrucchieri e ai pedicure). Duchamp, della cui finezza intellettuale gli innumerevoli Cattelan costituiscono la radicale negazione e la messa in berlina, aveva perfettamente capito che dopo “Fontana” i cretini, i cialtroni e i farabutti si sarebbero incamminati a frotte su quella strada (com’è puntualmente avvenuto). Perciò si ritirò a vita privata per venticinque lunghissimi anni e si mise a giocare a scacchi. In realtà lavorò per tutto quel tempo ad un’unica, straordinaria, opera Étant donnés: 1. La chute d’eau, 2.Le gaz d’éclaraige. Un’opera di inesplicabile lirismo e di poesia stratosferica che sta su una nuvola che Cattelan e la sua compagnia di allestitori di vernissage non possono sognarsi di sfiorare neanche con il ciuffo di cui fanno sfoggio.

Che Duchamp ci abbia donato questo dopo venticinque anni di silenzio stabilisce inequivocabilmente dove si trovava lui e dove invece risiedono queste nullità che, per soprammercato, ne usurpano il nome. Quell’opera non ha nulla a che vedere con il “duchampismo” imbecille e manierato cui ci hanno abituati loro, arricchendosi grazie al cinismo del mercato, alla abissale stupidità dei critici (non più in grado, da un pezzo, di fare il loro mestiere) ed alla dabbenaggine del fruitore che vuole far capire di aver capito ciò di cui non c’era niente da capire se non l’insulsaggine. Luoghi comuni, per di più, insopportabilmente spacciati come frutti (in questo caso banane) dell’intelligenza, della cultura e, magari, perfino dell’ironia. Della ARTE insomma.

Solo in un caso, credimi, questa banana sarebbe stata spassosa: qualora il signor Cattelan se la fosse ficcata nel culo trasmettendo l’evento in mondovisione. Non dico, intendiamoci, che sarebbe stato uno chef d’oeuvre ma per lo meno avremmo avuto di che divertirci. Questo però (forse) avrebbe potuto farlo magari Duchamp in person. Non certo un mediocre epigono da quattro soldi come lui che non riesce a concepire altro che ovvietà con la divisa da boheme, scandali per educande che ormai non scandalizzano neppure il più bigotto dei sagrestani.

Ma la cosa davvero stupefacente non è che lui le concepisca. E’ che ci sia ancora chi, davanti a una minchiata del genere assume l’aria del pensatore di Rodin ed avalla stupidità con stupidità.

Dunque, in tre parole: indubbiamente una stronzata. Ma una stronzata significativa.

Con fruttifero affetto

ur

TAG: #artecontemporanea, cattelan, Cultura, Facebook, giornalismo
CAT: Media, società

2 Commenti

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  1. massimo-crispi 10 mesi fa

    Cu è cchiù fissa: carnalivari o cu ci và dappressu?

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  2. gianmario-nava 10 mesi fa

    cattelanesporràmaisestessocadavere? se ci ha pensato l’ho fregato: l’ho detto prima io!

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