Candidatura olimpica a Milano e Cortina, Fontana: “Prima otteniamole”

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1 ottobre 2018

In Regione Lombardia c’è stata una conferenza stampa in cui è arrivata in corsa la notizia che è stato deciso di accettare la candidatura di Milano e Cortina per le Olimpiadi invernali del 2026 da parte del Coni. Il che significa che se il lombardo Veneto ha una nuova occasione per lo sviluppo sociale e comunque di business, non ce l’avrà invece Torino che il Ministro Toninelli aveva invece suggerito quale città da prescegliere al posto delle altre due. Inoltre Olimpiadi significano soldi, molti soldi, circa due miliardi di Euro approssimati per difetto, il che muove un enorme mole d’interessi pubblici e privati. Chiedere quindi al Governatore Lombardo se intende avvalersi anche di fondi pubblici, qualora alla fine Milano diventasse la città in cui le Olimpiadi si terranno, non è una domanda campata per aria, anche se un pò lo fa incazzare. Alla fine risponde dicendo che “il distretto lombardo può farcela anche da solo” ma non esclude comunque, qualora l’incarico ci fosse, di dialogare con il Governo per avere qualche soldo.
Stessa sorte per un altro provvedimento presentato oggi dall’Assessore alle Politiche Sociali, Stefano Bolognini, che ha spiegato la provvista di 38,2 milioni di Euro messi a disposizione per l’emergenza abitativa e di mantenimento dell’alloggio in locazione. Cioè soldi per i morosi incolpevoli delle case popolari, e anche per quei privati con Isee molto bassi per cui la Regione interviene a supporto. Quando sottolineo con una domanda che una parte di questa dote andrà ai più poveri, cioè agli immigrati, anche lui s’incazza “perché a questa favoletta io non ci sto”. La favoletta sarebbe quella per cui la Regione non aiuta gli immigrati ma gli stranieri in regola con le leggi italiane. Il che è un’evidenza empirica alla luce del fatto che un’amministrazione fa semplicemente il suo dovere, ovvero sostenere chi prima di tutto soffre di condizioni economiche difficili. Ovvero a Milano e Lombardia, si sostengono non solo gli italiani che sono in difficoltà, ma anche gli immigrati, che in molto casi sono in condizione d’indigenza persino maggiore, essendo spesso monoreddito e con molti figli, a differenza del pensionato con la minima, magari vedovo, ma che con 500 euro e l’aiuto di qualche associazione o di qualche Onlus è riuscito a sopravvivere. Insomma una guerra tra poveri. E la domanda dà fastidio per il paradosso per cui, pur facendo qualcosa di giusto, dalla parte delle istituzioni c’è imbarazzo nel dover ammettere di stare aiutando quelli che in campagna elettorale si è fatto credere sarebbero stati cacciati via tutti. Perché nel grande calderone della perenne campagna elettorale, da un lato si dice di voler aiutare “chi è in regola con le leggi italiane, quindi anche gli immigrati”, ma nel contro canto quotidiano si è anche fatto credere, che la gran parte degli immigrati in regola non lo siano. Così quello che si teme è che la gente che vive nelle famose periferie si accorga che la verità non è mai una sola. E che chi è stato indicato come irregolare, in molte circostanze non lo è. Così può capitare di dover fare una domanda ad un esponente del Governo lombardo che dovrebbe sentirsi orgoglioso di fare quello che sta facendo, ed invece se ne risente, sebbene stia facendo il dovuto. Paradosso delle bugie che hanno sempre le gambe corte. La Lega è un partito che difende gli immigrati e li tutela. Anche quello sbarcati a Lampedusa, anche quello di “razza nera”, perché molti di loro tentano alla fine d’integrarsi. È sempre stato così, lo sappiamo tutti anche se si è cercato di raccontare il contrario.

Comunque guardatevi il video, con il contributo di entrambe le interviste
Mi capita sempre più spesso di sentirmelo dire: “Bisogna tenerlo d’occhio, quello la”
Sono felice di balzare agli occhi di qualcuno come un soggetto da monitorare. Del resto le domande vanno fatte, ogni tanto.
Oggi per esempio in Regione Lombardia c’è stata una conferenza stampa in cui è arrivata in corsa la notizia che è stato deciso di accettare la candidatura di Milano e Cortina per le Olimpiadi invernali del 2026. Il che significa che se il lombardo Veneto ha una nuova occasione per lo sviluppo sociale e comunque di business, non ce l’avrà invece Torino che il Ministro Toninelli aveva invece suggerito quale città da prescegliere al posto delle altre due. Inoltre Olimpiadi significano soldi, molti soldi, circa due miliardi di Euro approssimati per difetto, il che muove un enorme mole d’interessi pubblici e privati. Chiedere quindi al Governatore Lombardo se intende avvalersi anche di fondi pubblici, qualora alla fine Milano diventasse la città in cui le Olimpiadi si terranno, non è una domanda campata per aria, anche se un pò lo fa incazzare. Alla fine risponde dicendo che “il distretto lombardo può farcela anche da solo” ma non esclude comunque, qualora l’incarico ci fosse, di dialogare con il Governo per avere qualche soldo.
Stessa sorte per un altro provvedimento presentato oggi dall’Assessore alle Politiche Sociali, Stefano Bolognini, che ha spiegato la provvista di 38,2 milioni di Euro messi a disposizione per l’emergenza abitativa e di mantenimento dell’alloggio in locazione. Cioè soldi per i morosi incolpevoli delle case popolari, e anche per quei privati con Isee molto bassi per cui la Regione interviene a supporto. Quando sottolineo con una domanda che una parte di questa dote andrà ai più poveri, cioè agli immigrati, anche lui s’incazza “perché a questa favoletta io non ci sto”. La favoletta sarebbe quella per cui la Regione non aiuta gli immigrati ma gli stranieri in regola con le leggi italiane. Il che è un’evidenza empirica alla luce del fatto che un’amministrazione fa semplicemente il suo dovere, ovvero sostenere chi prima di tutto soffre di condizioni economiche difficili. Ovvero a Milano e Lombardia, si sostengono non solo gli italiani che sono in difficoltà, ma anche gli immigrati, che in molto casi sono in condizione d’indigenza persino maggiore, essendo spesso monoreddito e con molti figli, a differenza del pensionato con la minima, magari vedovo, ma che con 500 euro e l’aiuto di qualche associazione o di qualche Onlus è riuscito a sopravvivere. Insomma una guerra tra poveri. E la domanda dà fastidio per il paradosso per cui, pur facendo qualcosa di giusto, dalla parte delle istituzioni c’è imbarazzo nel dover ammettere di stare aiutando quelli che in campagna elettorale si è fatto credere sarebbero stati cacciati via tutti. Perché nel grande calderone della perenne campagna elettorale, da un lato si dice di voler aiutare “chi è in regola con le leggi italiane, quindi anche gli immigrati”, ma nel contro canto quotidiano si è anche fatto credere, che la gran parte degli immigrati in regola non lo siano. Così quello che si teme è che la gente che vive nelle famose periferie si accorga che la verità non è mai una sola. E che chi è stato indicato come irregolare, in molte circostanze non lo è. Così può capitare di dover fare una domanda ad un esponente del Governo lombardo che dovrebbe sentirsi orgoglioso di fare quello che sta facendo, ed invece se ne risente, sebbene stia facendo il dovuto. Paradosso delle bugie che hanno sempre le gambe corte. La Lega è un partito che difende gli immigrati e li tutela. Anche quello sbarcati a Lampedusa, anche quello di “razza nera”, perché molti di loro tentano alla fine d’integrarsi. È sempre stato così, lo sappiamo tutti anche se si è cercato di raccontare il contrario.

Comunque guardatevi il video, con il contributo di entrambe le interviste

Mi capita sempre più spesso di sentirmelo dire: “Bisogna tenerlo d’occhio, quello la”
Sono felice di balzare agli occhi di qualcuno come un soggetto da monitorare. Del resto le domande vanno fatte, ogni tanto.
Oggi per esempio in Regione Lombardia c’è stata una conferenza stampa in cui è arrivata in corsa la notizia che è stato deciso di accettare la candidatura di Milano e Cortina per le Olimpiadi invernali del 2026. Il che significa che se il lombardo Veneto ha una nuova occasione per lo sviluppo sociale e comunque di business, non ce l’avrà invece Torino che il Ministro Toninelli aveva invece suggerito quale città da prescegliere al posto delle altre due. Inoltre Olimpiadi significano soldi, molti soldi, circa due miliardi di Euro approssimati per difetto, il che muove un enorme mole d’interessi pubblici e privati. Chiedere quindi al Governatore Lombardo se intende avvalersi anche di fondi pubblici, qualora alla fine Milano diventasse la città in cui le Olimpiadi si terranno, non è una domanda campata per aria, anche se un pò lo fa incazzare. Alla fine risponde dicendo che “il distretto lombardo può farcela anche da solo” ma non esclude comunque, qualora l’incarico ci fosse, di dialogare con il Governo per avere qualche soldo.
Stessa sorte per un altro provvedimento presentato oggi dall’Assessore alle Politiche Sociali, Stefano Bolognini, che ha spiegato la provvista di 38,2 milioni di Euro messi a disposizione per l’emergenza abitativa e di mantenimento dell’alloggio in locazione. Cioè soldi per i morosi incolpevoli delle case popolari, e anche per quei privati con Isee molto bassi per cui la Regione interviene a supporto. Quando sottolineo con una domanda che una parte di questa dote andrà ai più poveri, cioè agli immigrati, anche lui s’incazza “perché a questa favoletta io non ci sto”. La favoletta sarebbe quella per cui la Regione non aiuta gli immigrati ma gli stranieri in regola con le leggi italiane. Il che è un’evidenza empirica alla luce del fatto che un’amministrazione fa semplicemente il suo dovere, ovvero sostenere chi prima di tutto soffre di condizioni economiche difficili. Ovvero a Milano e Lombardia, si sostengono non solo gli italiani che sono in difficoltà, ma anche gli immigrati, che in molto casi sono in condizione d’indigenza persino maggiore, essendo spesso monoreddito e con molti figli, a differenza del pensionato con la minima, magari vedovo, ma che con 500 euro e l’aiuto di qualche associazione o di qualche Onlus è riuscito a sopravvivere. Insomma una guerra tra poveri. E la domanda dà fastidio per il paradosso per cui, pur facendo qualcosa di giusto, dalla parte delle istituzioni c’è imbarazzo nel dover ammettere di stare aiutando quelli che in campagna elettorale si è fatto credere sarebbero stati cacciati via tutti. Perché nel grande calderone della perenne campagna elettorale, da un lato si dice di voler aiutare “chi è in regola con le leggi italiane, quindi anche gli immigrati”, ma nel contro canto quotidiano si è anche fatto credere, che la gran parte degli immigrati in regola non lo siano. Così quello che si teme è che la gente che vive nelle famose periferie si accorga che la verità non è mai una sola. E che chi è stato indicato come irregolare, in molte circostanze non lo è. Così può capitare di dover fare una domanda ad un esponente del Governo lombardo che dovrebbe sentirsi orgoglioso di fare quello che sta facendo, ed invece se ne risente, sebbene stia facendo il dovuto. Paradosso delle bugie che hanno sempre le gambe corte. La Lega è un partito che difende gli immigrati e li tutela. Anche quello sbarcati a Lampedusa, anche quello di “razza nera”, perché molti di loro tentano alla fine d’integrarsi. È sempre stato così, lo sappiamo tutti anche se si è cercato di raccontare il contrario.

Comunque guardatevi il video, con il contributo di entrambe le interviste

TAG: Attilio Fontana, case popolari, immigrazione, lega, Stefano Bolognini
CAT: Milano

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