Giustizia folle, 300mila euro “per non aver educato il figlio”

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5 Ottobre 2015

Due genitori milanesi sono stati condannati a risarcire 300 mila euro con sentenza della Cassazione “per non aver educato il figlio” che quando aveva 12 anni urtò con la sua bici quella di una donna finita nel Naviglio e morta dopo un anno e mezzo di agonia.

“Culpa in educando” è la formula giuridica. Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. Il ragazzo che ha 26 anni è tuttora in terapia psicologica, i genitori intanto hanno venduto la casa di Milano e vivono in affitto nell’hinterland. Non hanno i soldi per pagare. La mamma ha un lavoro part-time nel settore delle pulizie, il padre è impiegato in una ditta di soccorso stradale. Entrambi chiedono che un giudice rilegga le carte. Il ragazzo, che il giorno della tragedia era affidato all’oratorio, non è mai stato ascoltato nel corso della causa.

È la vicenda di una giustizia che sembra ignorare cosa sia la vita quotidiana, con le toghe che hanno la presunzione di decidere in che modo si educa un bambino di 12 anni. Chi ha un minimo di spirito critico è consapevole che alcuni giudici ne fanno anche di peggio, ma il caso lascia particolarmente sbigottiti. I genitori riferiscono di essersi appellati a varie autorità “ma sono spariti tutti”.

Resterebbe solo la corte europea di diritti dell’uomo, organismo che ha diverse volte in passato condannato la nostra giustizia per le ragioni più diverse. L’imputato eccellente per antonomasia, da quando si occupa di lor signori in toga per ragioni molto poco nobili, i fatti suoi e basta, propose che dei giudici fosse verificata la capacità psichica una volta l’anno. A questo punto sarebbe meglio stare sui 6 mesi. Sia per noi sia per loro.

Frank Cimini

TAG: bicicletta, culpa in educando, milano, risarcimento
CAT: Milano

Un commento

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  1. beniamino-tiburzio 5 anni fa

    Il nostro Cimini si meraviglia dell’acqua calda. la ” culpa in educando ” è una locuzione che viene usata da 2000 anni ed esiste in tutti gli ordinamenti giuridici. Si tratta solo di dare un nome alla responsabilità dei genitori per danni causati da figli minorenni ( non maggiorenni ), per escludere che si tratti di responsabilità oggettiva. Possiamo anche parlare di responsabilità derivante da una mancata sorveglianza su minori in fase evolutiva. Se questo piace . D’altra parte si ponga, Cimini, nei panni del danneggiato.

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