CONFINI: intervista a Dorothee Mack, pastora della Chiesa Metodista di Milano

:
26 Luglio 2020

per /CONFINI/

di Vera Pravda

 

Raccontaci di te: quali sono i campi che, per esperienza di vita o lavorativa ti sono più affini?

D.M.: Sono pastora della Chiesa Metodista di Milano, sono, quindi, ministro di culto protestante. Un ministro di culto donna che svolge il suo servizio nella comunità locale della Chiesa Evangelica Valdese, Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi in Italia. Sono nata e cresciuta in Germania, ho ormai vissuto più di 20 anni della mia vita in Italia, in luoghi molto diversi tra di loro, in un piccolo paese in montagna, nelle “Valli Valdesi” in Piemonte, in una cittadina del Basso Lazio e da 15 anni a Milano. Essendo una donna protestante, essendo un ministro di culto al femminile e una donna non italiana in Italia, sento che mi trovo, per forza di cose, spesso al confine, non in centro, ma in periferia.

 

Parlami del concetto di confine nella tua attività. Cosa significa ‘confine’ nel lavoro che fai?

D.M.: Il mio lavoro pastorale, in modo particolare in questi ultimi 5 anni, essendo la pastora di una comunità multi- e inter-culturale nel quartiere Isola di Milano, mi ha portato a essere in contatto con persone che provengono da molti paesi diversi, con storie e percorsi di vita ben diversi tra di loro. Persone che hanno attraversato molti confini per vivere qui e che spesso si trovano in “periferia” rispetto al centro della società italiana.

Nella nostra comunità ci sono persone di ben 15 nazioni diverse. I gruppi più grandi sono gli italiani, i filippini e i ghanesi. Per poter vivere una realtà comunitaria condivisa è necessario che io, come pastora, ma anche loro, come membri di un’unica chiesa, superiamo i confini delle nostre tradizioni e culture per riuscire a incontrare davvero l’altro, l’altra. Devo spingermi oltre i miei confini, per entrare nel terreno in cui è possibile incontrare chi è diverso da me. Un incontro che dovrebbe trasformare non solo me, ma anche l’altro, perché anche all’altro, all’altra è richiesto di superare i propri confini.

 

E nella vita privata quali sono i confini che senti maggiormente visibili?

D.M.: Nella vita privata sono gli stessi confini che devo/dobbiamo superare per incontrarci davvero, i confini delle diverse culture e tradizioni e storie.

Personalmente sento il peso di essere tedesca, un peso provocato dalla storia della Germania, la storia del nazifascismo e della Shoah. Appartengo a una nazione che ha violentato i propri confini e ha provocato una infinita sofferenza alle persone che non erano state ritenute degne di far parte della razza ariana.

I confini più visibili nella mia vita privata sono quelli tra l’Italia e la Svizzera e tra la Svizzera e la Germania, confini che devo superare ogni volta che voglio andare a vedere la mia famiglia d’origine oppure amici.

 

In questi giorni di ‘confino’ come è cambiata la tua percezione dei confini?

D.M.: I confini si sono davvero ristretti. Non ricordo un altro periodo della mia vita in cui, per due mesi, non sono mai uscita dai confini del quartiere in cui abitavo.

Il giorno in cui ho lasciato alle spalle i confini del quartiere Isola, mi sembrava davvero incredibile ed emozionante!

E’ stato molto bello vedere come sono stati messi, più che confini, dei limiti alle auto, agli aerei, al consumo, perché non ci si poteva più spostare. E con questo, dei limiti a tutto quello che inquina la nostra vita.

Si sono potuti spostare i confini tra il mondo animale e quello umano. Persino in un quartiere cittadino come quello dell’Isola ho potuto vedere una maggiore diversità di uccelli, sui nostri balconi.

Poi, però, mi ha fatto male vedere come certi confini creati dai nazionalismi si sono ancora fortificati, specialmente all’inizio della crisi. Ogni paese, ogni nazione pensava solo ai propri cittadini, evitando una collaborazione, tirando su i propri confini. Dopo qualche tempo, per fortuna, si è capito che solo una collaborazione e una maggiore condivisione potrà salvarci. Spero che questa lezione rimanga nelle nostre teste e nei nostri cuori per essere una Europa umana, un’Europa accogliente, che non si chiude dietro le proprie frontiere.

 

Come pensi che cambieranno le nostre vite dopo questa esperienza? Quali saranno i nostri nuovi confini?

D.M.: Spero che questa esperienza ci insegni a stare, come umani, più dentro i confini. Nel senso che finalmente impareremo a concepirci non come i padroni della natura, ma come parte integrante, come una parte che deve rispettare le altre forme di vita, gli habitat naturali di tutti per evitare il disastro ecologico causato dal cambiamento climatico.

Spero che, dall’altra parte, impareremo maggiormente ad aprire i confini, affinché la nostra Europa non diventi una fortezza ostile nei confronti di chi sta fuggendo da situazioni di non-vita nel proprio paese.

 

 


Dorothee Mack è nata a Karlsruhe nel 1965, dove ha seguito le scuole, e per gli studi universitari ha vissuto a Heidelberg, Monaco di Baviera e Roma. Laureata in Teologia Protestante nel 1992 a Heidelberg, specializzata in Consulenza sistemica per il contesto ecclesiastico, Master in teologia interculturale, ha svolto per anni il servizio pastorale tra la Germania e l’Italia. Sposata con un italiano, ha due figli italo-tedeschi. Europea convinta, il suo cuore batte per un’Europa accogliente, un’Europa aperta al pluralismo religioso, etnico e culturale.

 

 



/CONFINI/

@Confiniartproject è un instaproject creato con i video inviati dalle persone durante l’emergenza #coronavirus

È un progetto di Vera Pravda in collaborazione con @viafarini_org per generare comunità culturali, stratificazione visiva, vicinanze virtuali in questo tempo sospeso.

Chi desidera può partecipare al progetto con uno o più video di 15 sec. su www.confiniartproject.it o condividendo su instagram foto di libri sui confini con gli hashtags @confiniartproject e #confinibookchallenge

In affiancamento alla pagina Instagram, riportiamo qui highlights e approfondimenti.

TAG: Chiesa Metodista, Chiesa Valdese, confini, ConfiniArtProject, coronavirus, Cultura, Dorothee Mack, futuro prossimo, intervista, limiti, Vera Pravda
CAT: Milano, Religione

Nessun commento

Devi fare per commentare, è semplice e veloce.

CARICAMENTO...