I giovani: quelli che, per una volta, vincono

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24 Maggio 2021

Nel film di Marco Tullio Giordana, “La meglio gioventù”, racconto di circa quarant’anni di vita italiana dal 1966 al 2003 attraverso le vicende di una famiglia romana, c’è una scena indimenticabile dove il professore di Medicina che esamina lo studente, pur ammettendo di essere corrotto, non vuole che il talento del giovane vada sprecato e gli dice: «Lasci l’Italia finché è in tempo. L’Italia è un paese da distruggere, un posto bello e inutile, destinato a morire». E quando lo studente gli chiede perché lui non se ne sia andato, il professore risponde: «Come perché?! Mio caro, io sono uno dei dinosauri da distruggere». Nel ruolo del professore di Medicina, il bravissimo attore partenopeo Mario Schiano. L’allievo Nicola è interpretato da Luigi Lo Cascio.

Ogni tanto, nelle discussioni sull’immobilismo socio-economico e sulla fuga dei cervelli all’Estero, questa clip viene riproposta e citata, per dire che non cambia mai nulla. Che in un contesto dove a dominare ci sono vecchi boriosi e ruderi cadenti, non c’è e non ci sarà posto per la speranza.

Ecco perché la vittoria dei Maneskin all’Eurovision, sulla quale non voglio tediarvi ancora visti i fiumi di inchiostro e le polemiche che sono seguite all’evento, rappresenta una ventata di aria fresca ed un soffio di speranza per i giovani, per i più adulti, per l’Italia tutta.

Quattro ragazzi poco più che ventenni che riportano in auge la lingua più bella del mondo e lo fanno con grinta e passione, da veri animali da palcoscenico, oltre che una bravura musicale che va loro riconosciuta. Si sa che l’italiano non è esattamente la lingua più forte e diffusa nei contesti internazionali dove si giocano le partite politiche e di potere, e allora ben venga la canzone patria a rammentare che questa lingua esiste e che quanto di più bello è stato scritto al mondo è stato scritto in italiano.

Ben venga la storia di quattro ragazzi che sono partiti con la loro avventura esibendosi in mezzo alle strade di Roma, con un’idea ben precisa nella testa, quella di fare musica, e prendendosi gli insulti di chi diceva loro di andare a lavorare.

Quella delle ritorsioni che attira il successo è una vecchia storia. Ce ne sono diverse, ma basti citare, come episodio della storia recente, la macchina del fango che a suo tempo si attivò anche contro Il Volo, l’ensemble lirico accusato di nefandezze all’interno di una stanza d’albergo e destinato, proprio come oggi i Maneskin, a portare il nome dell’Italia nel mondo.

E poi. Diciamocelo, dietro a quella che alle menti oscure sembra provocazione, la parolaccia nel testo, le nudità da palcoscenico, ci sono ore e ore di lavoro, di arrangiamenti, di prove, di trasferte. Il cantante del gruppo, Damiano David, 22 anni, spiega: «Seguiamo regole rigidissime, quando siamo in tour, va bene divertirsi, ma dobbiamo mantenere un livello alto sul palco, bisogna essere lucidi e freschi per fare le cose giuste tecnicamente.

Sono un ex giocatore di basket, la disciplina viene da lì.  Sono severissimo con me stesso, e se voglio che gli altri facciano come me, devo dare il buon esempio.

Ci hanno sempre detto che noi siamo quelli sfaticati, che non abbiamo voglia di fare niente. Ma io vedo tanti ragazzi che si impegnano.

Certo, noi siamo stati fortunati, siamo nati con questa strada ben dritta in testa e vorremmo mettere questo nostro dono al servizio degli altri. Facendo musica e dicendo che tutti hanno la libertà di essere come sono».

Mi capita, spesso, di conoscere ventenni pieni di progetti, di sogni, di maniche rimboccate per affermarsi. Quelli a cui politiche scellerate, populismi da spacconi, politicanti da strapazzo, decenni di tagli in ogni settore, fatica a sopravvivere, avrebbero dovuto togliere anche la voglia di sognare. I Maneskin sono qui a dirci che nella vita si può partire in viaggio inseguendo un sogno. Ed essere anche attaccati, calunniati, derisi, vilipesi, ma che se hai quel sogno nessuno potrà togliertelo e che nella vita ognuno ha il diritto di fare il percorso che gli spetta. E non sono i saggi indiani a dircelo, o una qualche forma di religione: ma la storia di quattro giovanissimi, che si sono emozionati fino alle lacrime per un traguardo eccezionale. Portando un messaggio ai giovani come loro: credete sempre in voi stessi ed abbiate cura di splendere. È questa la chiave della felicità.

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CAT: Musica

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