La musica bisestile. Giorno 124. The Notwist

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5 novembre 2018

La perfezione di un incontro tra la musica elettronica e l’indie-folk, nata sulle montagne bavaresi, e scesa a valle per oltre 20 anni di continuo, fruttifero, stupendo sviluppo armonico ed artistico

 

SHRINK

 

Claudia è talmente bella che, quando mi accarezza la schiena, quasi faccio un salto per la paura. Non è possibile. All’inizio mi sembrava esecrabile persino pensare di innamorarmi di una ragazza così. Quando lei mi presentò alla madre, ed io feci bella figura, ero trasecolato – anche perché, ufficialmente, lei era la compagna di un ubriacone buono a nulla che la notte ragliava in strada e si perdeva nelle pozzanghere perché non era più in grado di trovare la porta di casa. Poi venne con me a conoscere Roma ed a conoscere mia figlia. La faccia della mia ex moglie, quando Claudia entrò in casa sua, in minigonna e con quegli occhi, quel sorriso, quelle mani, mi ripagarono in un secondo di anni di fatica, sofferenza ed umiliazioni.

“Shrink”, 1998

Io abitavo a Zurigo, e potevo andare a trovarla solo una volta al mese. Arrivavo alla stazione, andavamo a piedi a casa (oltre un’ora di marcia) solo per riscoprirci vicini, e poi passavamo tre giorni nel letto, e parlavamo. Il mio tedesco migliorava alla velocità della luce. Ci leggevamo a vicenda i libri preferiti, ascoltavamo musica, discutevamo di politica e di filosofia, e poi tutte le altre cose che fanno due ragazzi di 30 anni. Ma, ufficialmente, lei rimaneva la fidanzata di questo altro tizio che, quando arrivavo io, spariva per 72 ore. Per me tutto ok, ve lo giuro. Con il tempo, vedremo – pensavo.

Claudia era una bambina che, già da piccola, era stata scoperta con un’intelligenza speciale, e quindi venne tolta dalla scuola generalista e mandata in un istituto militare, nel quale, a 18 anni, aveva già una serie di qualifiche che te le scordi prima dei 30. Suo padre, medico, era scappato all’Ovest da anni. Sua mamma, rimasta per la figlia, era stata ripagata: era tra gli scienziati più importanti della DDR, e tre giorni dopo la caduta del Muro già lavorava per una multinazionale svedese. Claudia invece aveva buttato via tutto. Diceva solo che non aveva voglia di parlarne, ma che in quegli anni di scuola speciale aveva deciso di diventare avvocatessa e difendere i più deboli – cosa che poi ha fatto. Ha finito giurisprudenza in cinque semestri.

Certamente è la donna più intelligente, geniale e talentuosa che abbi mai conosciuto. Ed era bella come una Dea, di una bellezza che incuteva timore – e le aveva causato una lunga serie di spiacevolissime esperienze. Quindi faceva parte del movimento degli occupanti di case di Connewitz, faceva a sassate con i naziskin ad ogni Primo Maggio, ed andava la sera la LiWi, alla Stockartstrasse, un’ex fabbrica di lampade trasformata in negozio etnico, con un bellissimo bar tutto nero e pieno di scheletri al piano terra. Al LiWi si leggevano autori come Zizek, si giocava a Doppelkopf (il tresette tedesco), si bevevano centinaia di tisane o ci si ubriacava di birra scadente, si ascoltavano concerti di band di sopravvissuti ad un olocausto nucleare su un pianeta perduto, che le onde del mare trasportavano lì, al LiWi, prima di recedere nella risacca.

Ma chi se ne frega. Claudia mi ha fatto leggere la letteratura tedesca e russa moderne, e mi ha fatto conoscere decine di band straordinarie. Quella che mi piaceva di più, i Notwist di Weilheim (paesino montuoso della Baviera), aveva appena fatto un disco di post-punk mischiato all’elettronica, che si chiamava “Shrink” ed ascoltavo per giorni, tant’è che Claudia mi regalò il CD – che io, poi, mille anni dopo, ho regalato alla persona sbagliata, perché sono un coglione. Entrambe avevano, per motivi diversi, il complesso della Bella e la Bestia. Soffrono talmente tanto per ciò che ci si aspetta da loro, che scelgono come compagni uomini sordidi, meglio se fisicamente repulsivi, pigri fino all’ignavia, stolidi, gelosi, senza passioni, senza opinioni, ignoranti, senza forza, né vitale né sessuale, meglio se alcoolisti o ammalati cronici, generalmente dipendenti (anche economicamente) da madri che avevano già rinunciato nella culla ad ogni ambizione.

Lo fanno perché la loro bellezza e la loro intelligenza è un peso, e si sentono “a posto” solo se hanno qualcuno accanto che faccia talmente schifo da non poter esercitare nessuna pressione su di loro, e le faccia sentire sempre ok, anche quando maledicono il loro talento e sognano anche loro una molle vita da mustelide da salotto e si limitano a millantare che faranno questo o quello. Claudia, infatti, è finita così, con un Ralph che l’ha cancellata, l’ha convinta a lavorare come sua assistente in una tipografia illegale che stampava con macchinari abbandonati (degli anni 70) su carta rubata o regalata per gravi difetti di produzione. Vivendo in una catapecchia occupata, ovviamente.

Qualunque ambizione, per loro, è un peccato mortale, o una millanteria consapevole. Ma per una donna che ha scelto, per pigrizia e paura, di vivere il mito maschilista della Bella e la Bestia, non si può far nulla. Bisogna considerarle morte. Infatti, di Claudia, con tutto il bene che ancora le voglio, un quarto di secolo più tardi, non so più nulla, e nemmeno chiedo. Ma i Notwist sono rimasti, e continuano ad essere una delle band più interessanti della Germania, essendo oramai riusciti ad integrare elettronica con indie-folk in una maniera unica. Oltretutto, con il passare degli anni, per loro la musica non ha più la posizione che aveva prima. Suonano quando ne hanno voglia, sono amici da sempre, ma hanno ognuno una propria vita, ed il fatto che i loro dischi, tuttora, abbiano un grande successo, è per loro bello, ma non esistenzialmente importante. The Notwist è una delle pochissime band di rock indipendente che abbia raggiunto la maturità continuando a migliorare e ad evolvere.

 

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CAT: Musica

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