Qualche rima prima del successo

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11 febbraio 2019

Esistono delle canzoni nel magico mondo dell’italian song in cui il ritornello arriva molto dopo e soprattutto nasconde tutto il prima. Ma forse, a guardare l’ultimo o gli ultimi Sanremo, viene il sospetto che si parli di preistoria.

vinile © roberto carvelli – pastelli ad olio e china

Una delle più famose è quella in cui la Mori e Celentano duettano prima del ritornello più famoso. Quello in cui si dice:
Lei:

Mi piace ogni cosa
di quello che fai
se pure mi tratti
un po’ da bambina…

Lui:

Ti credi già donna,
ma tu non lo sei.
Sei forte per questo,
così tu mi vai!

Poi arriva quello che tutti ricordano e canticchiano: “Siamo la coppia più bella del mondo”.
Celentano non è nuovo alle intro. Anche “Ciao ragazzi ciao”, con il “Nooo” iniziale e il “perché non ridete più” anticipa il ritornello eternato dalla canzone.

Anche Lucio Battisti è passato alla storia per la cantabilità. Ma “Io vivrò (senza te)” e “I giardini di marzo” o “Emozioni” verranno eternate anche per le loro lunghe premesse. Non cantate? Non cantabili?

E’ pur vero che spesso le sue canzoni andavano al dunque, quasi a tesi, e partivano con un ritornello. E’ il caso di “Un’avventura” e di “Mi ritorni in mente” ma pure “Acqua azzurra acqua chiara”. Eppure “la fossa del leone è ancora realtà/ uscirne è impossibile per noi” del “Nostro caro angelo” che è una delle canzoni meno conosciute e canterellate forse perché tra le più testuali ha la sua bella eccezione. E somiglia in questo meccanismo tutto-introduzione a due brani di Lucio Dalla quali “Com’è profondo il mare” e “Stella di mare” (che è però punteggiata da un quasi estraneo “tu, come me”).

La verità non si sa qual è o forse vi fa male. Come in questa intro cantata da Caterina Caselli.

In definitiva anche un “Mille bolle blu” di Mina (autori Vito Pallavicini e C. A. Rossi) conosce una intro.

Ma poi c’è
Se tu
chiudi gli occhi
e mi baci,
tu non ci crederai
ma vedo
le mille bolle blu
e vanno leggere, vanno
si rincorrono, salgono
scendono per il ciel.

Financo un motivetto stranoto come “Tintarella di Luna” che è di due anni prima 1959 e di altri parolieri (F. Migliacci – B. De Filippi) inizia così.

Abbronzate, tutte chiazze,
pellirosse un po’ paonazze,
son le ragazze che prendono il sol, ma ce n’è una
che prende la luna.

Ma qui il fatto è in questi bridge che ricorrono apparentemente disallineati al ritornello.

Tin tin tin
raggi di luna
tin tin tin
baciano te
al mondo nessuna è candida come te.

Poi, esistono casi in cui – la canzone è “Boogie”, l’autore Paolo Conte – il ritornello è come se non arrivasse mai, quasi una lunga introduzione a qualcosa che viene evanescentemente disilluso “la canzone andava elegante” fino a un birignano ilare di “boogie” che tutto sembra tranne che un ritornello.

“Indegrazione, parola amara” canta in un’altra canzone-intro lo stesso Conte (“Naufragio a Milano”). “Io m’aggia a scordà o’ sole” sì e anche quasi il ritornello in questo testo da teatro-canzone salvo il “come pozzu raggionà” che sembra quasi un tormentone più che un refrain. E alla fine sì “nun ce resta che l’ammore”.

De André è uno dei pochi cantautori che verrà ricordato per l’intensità della scrittura, la concentrazione sul singolo verso che ha contribuito a mantenere una memoria non orecchiabile. Salvo i vari “son bombarolo” et similia.

Anche nel mondo di Luigi Tenco c’è un “Ciao amore, ciao” che arriva solo dopo un dimenticato “la solita strada bianca come il sale/ il grano da crescere / i campi da arare”.

Ma la cancellazione delle intro non è meno diffusa ai giorni d’oggi.

“Fenomenale”, direte? Sì è fenomenale il ritornello di “Fenomenale” preceduto da un lungo “quasi parlato”.

La cancellazione delle intro non è meno diffusa ai giorni d’oggi ma forse oggi risulta meno ispido il passaggio e non si fa fatica a credere che tutto possa dipendere dal fattore “rap”. Ovvero dall’inflazione del parlato sul cantato che ha scosso molte verginali attenzioni di appassionati o critici old style negli ultimi Festival della canzone italiana di Sanremo (e segnatamente l’ultimo). Dove, forse complici etichette e classifiche, il parlato del rap influenza così tanto il cantato da far capire bene che – se un ritornello è rimasto – tutto il resto è quello che viene prima e dopo. Anche in chi viene prima o dopo nelle classifiche generali. Ogni successo insomma ha bisogno di rime. O prima o poi. Il punto è che relazione di pesi e musicalizzazioni esistono tra il testo e le note. Ma se ne dovrà parlare ancora: prima e dopo il successo.

TAG: Adriano Celentano, Fabrizio De André, Festival di Sanremo, Lucio Battisti, paolo conte, parolieri, rap, ritornello, Sanremo, testi
CAT: Musica

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