Rap 2020: com’è andata in Italia

:
31 Dicembre 2020

Mentre il mondo là fuori sta cacciando classifiche semi serie sui best album, la qui presente classifica delle migliori uscite di rap italiano 2020 vuole diventare una visione su quanto e come la “scena” sia cambiata. Andremo a prendere nomi più o meno conosciuti, gente fresca e gente che da oltre 10 anni viaggia sui beat, ma senza voler essere esaustiva, i gusti sono pur sempre gusti. Dunque vedetela come una fotografia, una nota a margine del grande libro dell’urban dello Stivale:

 

1) Nayt – Mood: introspezione, analisi intimista unite a tanto stile e a sonorità leggere e fresche, un disco dall’incredibile equilibrio fra contenuti e ascoltabilità;

2) Egreen – Fine Primo Tempo: Fantini rappa su basi trap (riassumendo all’osso) e porta la flava dei ‘90 nel futuro, mettendo dentro sé stesso e lo struggle. L’esempio del fatto bene come un tempo ma attuale più che mai;

3) Bresh – Che io mi Aiuti: la Liguria trap che vola come una barca sul mare. Se vi è piaciuto Il Bar dei Miei troverete la stessa penna lungo un intero album, dove stanca per niente ed emoziona tanto;

4) Speranza – L’ultimo a Morire: Speranza balbetta ma rappa hardcore. Senso di rivalsa? Certo. Per chi sa che vuole dire bloccarsi nel parlare, ascoltarlo filare come un treno e con la sua potenza è motivo di coraggio e piacere assoluti;

5) Gianni Bismark – Nati Diversi: stornello, piglio cantautorale su basi urban, solo Gianni da Roma sa come fare e lo fa benissimo. Le sue sono liriche di strada di incredibile sincerità e valore umano. Una cifra originalissima;

6) Guè Pequeno – Mr. Fini: dopo Sinatra la G scaglia un disco che spazia da storytelling alla Scorsese (nrd. Cinema di strada) a momenti davvero intimi, nei quali fa il punto su 10 anni di carriera solista (senza contare i Dogo). Un monumento che nel mio Spotify ha avuto Parte di Me come brano più ascoltato del 2020. Per anime solitarie e appassionate;

7) Jake La Furia & Emis Killa – 17: il ritorno de La Furia assieme ad un top lyricist come Emis non poteva che dare un disco a metà fra le legacy del passato e la potenza sonora del presente. 17 è un album denso, strutturato fra street track e brani più designati a raccontare le persone e le loro sfaccettature;

8) Gemitaiz – Quello che vi Consiglio vol.9: di solito sono tutti pezzi scialli su basi americane, ma come detto da Gem stesso ora le strumentali si trovano a fatica, dunque tanto vale lasciarsi andare, scrivere un mixtape che diventa quasi un album ufficiale; basi inedite, tematiche crepuscolari e una vena soul a rappresentare la cultura musicale di partenza;

9) Tedua – Vita Vera: stesso discorso appena fatto, tutte basi originali e una scrittura personale, un semi-album uscito come tape. Un tape in due atti che ha momenti molti alti e momenti meno potenti ma sempre di qualità. Tedua voleva alzare il tiro e l’ha fatto;

10) Lazza – J: stesso discorso di sopra sui mixtape, ma qui Lazza si lascia andare al divertimento e con una serie di brani adatti ai club ha saputo alleggerire la quarantena a molti. Si nota la crescita tecnica nel flow e la quadratura sonora. Alla 10 solo perché abbiamo lasciato fuori i feat. In ¾ delle uscite dei colleghi.

 

Tirando una linea comune potremmo dire che nel 2020, dopo anni di estremo disimpegno, sono tornati testi più coscienti di chi li scrive, introspettivi ed intimisti. Sembra via sia il bisogno e la richiesta da parte del pubblico di dare una virata di stile e contenuto. Sicuramente grande spinta in tale direzione l’ha data la chiusura del 2019 con Persona di Marracash, il quale ha stravolto le carte in tavola come al solito.

Il rap italiano si conferma un genere capace di mutare nel tempo anche se meno velocemente della controparte americana, questo perché ancora oggi sussistono critici della buon costume che lo vogliono imbrigliate in maglie troppo strette, quando il rap per antonomasia è Il genere che più di tutti vive (e cambia) per via di continue contaminazioni sonore e contenutistiche. Altra cosa che mi ha sempre lasciato alquanto basito è il non riuscire a capire che nonostante l’attitudine street, cruda, quelli del rap sono viaggi creativi in dimensioni alternative verosimili, derivate dall’immaginazione, in cui ogni rapper ci porta. Siano esse storie di strada, trip nell’autodistruzione, celebrazioni della vita veloce, analisi di sé o delle persone attorno. Per questo è insensato oltre che banale pretendere lezioni di vita come se fossero dei professori. Il rapper racconta e l’ascoltatore comprende. Il pensiero critico non serve per cucinare.

Limitare il rap come altri generi non ha mia avuto senso, limitare l’espressione musicale, artistica, culturale, semmai ricorda la censura, di che origine fate pure voi.

Il 2021 si aprirà con due nuovi album di peso.. Nex Cassel “Vera Pella” e Inoki “Medioego”, che mettono le cose in chiaro fin da subito. Buon anno!

TAG: best of 2020, classifica, classifica 2020, hip hop, rap, rap italiano, recensione, urban
CAT: Musica

Nessun commento

Devi fare per commentare, è semplice e veloce.

CARICAMENTO...