VeneziAcustica / Cannaregio #1 – dialogo con Claudio Ambrosini, compositore

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18 marzo 2020

In questo periodo sospeso ho pensato di far trascrivere le puntate VeneziAcustica – diario di un cacciatore di suoni. Trasmissione in 8 puntate andata in onda a Radio3 Suite l’anno scorso (fondo pagina il link per ascoltarla). A questo proposito ringrazio tutto lo staff di Radio3 Suite  in primis Paola Damiani per la fiducia, e la co-curatrice della trasmissione la musicologa Giada Viviani.

La trascrizione della seconda puntata dedicata al sestiere di Cannaregio a seguire è a cura di Giacomo Di Scala.

Buona lettura e ascolto! Andrea

VeneziAcustica – diario di un cacciatore di suoni

Cannaregio

{ Suoni elettroacustici da Venezia }

Zosterisessor ophiocephalus….

Zosterisessor ophiocephalus!

In italiano si direbbe ghiozzo, in veneziano: gò.

Mi ricordo, quando ero piccolino, che sulle fondamenta veneziane in certi periodi dell’anno c’erano decine di pescatori che pescavano i gò. E che, ovviamente, ci scherzavano su perchè “gò”, in veneziano, vuol dire anche “ho”. Per cui il refrain che si sentiva nell’aria era spesso:

«ti gà ciapà i gò?», «sì go i gò!».

«Ti ga i gò?», «go i gò!».

Ovvero: «hai preso i gò?», «sì ho preso i gò».

Mi chiamo Andrea Liberovici, faccio il compositore, e questo ciclo di puntate che si apre oggi: VeneziaAcustica – diario di un cacciatore di suoni comincia con questa sorta di omaggio ai pesci, che in laguna, causa moti ondosi, grandi navi, e via dicendo, stanno in qualche modo sparendo. Quindi, diciamo, una sorta di Spoon River ittica!

Siamo a Cannaregio: il primo sestriere che si incontra arrivando dalla stazione ferroviaria, quindi molto conosciuto, e il percorso di queste puntate (sei come i sestrieri di Venezia) parte proprio da qui: sestriere in cui hanno vissuto celebri compositori (ma in realtà in ogni sestriere hanno vissuto celebri compositori) e dove attualmente vive Claudio Ambrosini, compositore veneziano ‘doc’, Leone d’oro alla Biennale Musica 2007, e di cui, nel corso della puntata, sentiremo la sua musica a parte un paio di eccezioni.

{ Musica }

Sto salendo le scale del maestro Ambrosini! E in qualità di “cacciatore di suoni” sto registrando senza farmi vedere…

ANDREA LIBEROVICI

Quello su cui mi interessava riflettere con te è questo. Essendo tornato da poco a stare in questa città sono molto affascinato dai compositori che, invece, ci continuano a vivere e che ci hanno vissuto da sempre…

CLAUDIO AMBROSINI

Per farti capire: quando vinsi il famoso Prix de Rome nell’85 [primo compositore non francese nella storia di questo premio, ndr] tutti i compositori francesi miei amici come Gérard Grisey mi dissero: «dunque adesso vieni a Parigi!», considerando che comunque tutti tendono ad andare a Parigi e che avrei avuto certamente una qualche forma di inserimento nel mondo musicale francese. Invece ho scelto di restare qui perchè Venezia aveva perso Bruno Maderna (giovanissimo per la musica, a 53 anni) e Gigi (anche lui in fin dei conti giovane, a sessantasei). Ho pensato quindi che sulla nave qualcuno dovesse restare.

{ Musica }

C.A

Io sono molto amico dei De Luigi, i figli di Mario De Luigi [importante pittore del Novecento italiano legato al movimento spazialista, ndr], per via della sua amicizia con mio padre. Uno di loro, Ludovico De Luigi, è se vogliamo uno degli ultimi vedutisti veneziani e ritrae una Venezia apocalittica, ridotta in rovine, sommersa. Un giorno mi chiama per chiedermi di fare un lavoro di sottofondo musicale ad una sua importante mostra che avrebbe dovuto realizzare a Roma, a Palazzo Braschi. Oggi si parla molto di inquinamento e di moto ondoso ma io, che all’epoca avevo una barchetta a remi, avevo già un a certa confidenza con queste parole. Così, partendo dal concetto che uno strumento musicale è un oggetto in vibrazione, ho pensato di registrare per ventiquattro ore le vibrazioni di un palazzo veneziano. E quale palazzo può rappresentare meglio la città se non quello del Comune, sul Canal Grande? Il caso volle che nel palazzo difronte avesse lo studio il famoso designer, ora conosciuto in tutto il mondo, Gaetano Pesce, di cui ero amico, e che aveva un pianoterra affacciato direttamente sul Canal Grande. Allora mi sono fatto prestare dei preziosissimi microfoni con l’intento di registrare per ventiquattro ore le vibrazioni, sotto l’acqua del canale, difronte al Comune.

Restava però il problema di proteggere questi microfoni e all’epoca non esistevano quelli subacquei. Così, dopo lunghe meditazioni, l’unica soluzione che ho trovato è stata quella di proteggerli con dei profilattici! Che naturalmente ho cercato con cura perché usavo dei microfoni Sennheiser piuttosto lunghi e bisognava andare anche oltre la lunghezza per poterli chiudere con il nastro adesivo.

Quindi giravo per le farmacie chiedendo esattamente quali fossero le misure per trovare i modelli più lunghi…Quando l’ho raccontato ad un mio amico giornalista questi ha pensato subito di farne un articolo che venne pubblicato su ABC: un giornale scandalistico, legato al mondo anarchico-radicale, che faceva politica con un tocco di gossip e di ‘playboy’. Così un giorno che mi trovavo dal barbiere ho aperto un giornale e ho visto questo articolo, a tutta pagina, dal titolo Il terrore dei farmacisti: un compositore si aggira per la città a registrare con dei sistemi molto strani…

Alla fine il risultato di questo lavoro lo abbiamo eseguito a Roma con 24 cassette.

A.L

Ecco, come hai realizzato le ventiquattro ore?

Perchè non esisteva ancora l’“editing” digitale…

C.A

Ho registrato in continuazione su bobina e abbiamo trasferito il tutto su ventiquattro cassette da un’ora, quelle “metti e togli”. Dopo di che si sarebbe trattato della povera addetta del museo che doveva cambiare ogni ora la bobina, giorno e notte.  Si trattava più che altro di un’opera concettuale. Comunque c’è stata l’inaugurazione con i giornalisti dove abbiamo fatto ascoltare questo lavoro. Naturalmente sott’acqua il suono di base che si ottiene è il tipico effetto sottomarino: una sorta di sottofondo cupo. L’unica cosa che restava da sentire era una “sinfonia” di motori, un effetto che sapeva molto di russo-futurismo… La cosa bella è che a Venezia, a parte il moto ondoso delle barche, c’è un ritmo molto preciso dato dagli orari dei vaporetti. Durante il giorno passano circa ogni dieci minuti ma poi si diradano: da una certo momento della notte ogni venti minuti e poi ogni ora. Così ascoltando le cassette potevi sentire, nei momenti di piena notte, quasi nulla per cinquantanove minuti, se non un lungo pedale, finché non giungeva il nuovo vaporetto… In questo modo ho realizzato le ventiquattro ore acustiche di un palazzo.

A.L

E con una scorta notevole di profilattici!

C.A

Sì, beh, ne fanno tutti esperienza…

{ Musica }

Un giorno mi sono accorto che nella fessura di un muro c’era una piantina  microscopica dal fiore grande quanto un quarto di unghia. Facendo un’indagine venni a sapere che si chiama cimbalaria psicopompa e si tratta di una piantina parassita, di cui solitamente non ti accorgi, che vive sui muri (perchè credo abbia bisogno della calce dell’intonaco) e che fa un fiorellino bianco-azzurro bellissimo! Quando ho saputo, da un’amica specialista, questo nome così bello mi è subito venuta l’idea di fare un pezzo: già pensavo ai cimbali… e poi psico-pompa: “che accompagna le anime” mi verrebbe da dire… Allora ho cominciato a guardare con attenzione tutti i percorsi in giro per Venezia e ho individuato una dozzina di piante spontanee che nascono nella fessura di due marmi, sui gradini di un ponte, e che ho tradotto in una dozzina di pezzi per violino e pianoforte dai nomi suggestivi.

A.L

Un piccolo catalogo botanico

C.A

Sì, c’è il trifoglio acquatico, il tasso barbasso… Sono tutti dei personaggi.

A.L.

Il tasso barbasso poi è Commedia dell’Arte pura!

C.A

Bravissimo! Questi pezzi nascono dall’utopia di tradurre la natura di un oggetto in suono. È un lavoro di disciplina come può essere lo Yoga: prendere una cosa, studiarla, osservarla da diversi punti di vista, e ripensarla in un’altra forma. Ed è la disciplina del compositore. Partendo da uno studio sulle “erbette” si realizza una sinfonia che è tutta un’altra dimensione, come può esserlo un’acquerello o un’affresco… Ne ho fatti diversi lavori del genere tra cui un “algario”, perchè uno dei grandi problemi di Venezia è che le alghe sono adesso sottoposte ad un ambiente che le fa marcire. Però se le vedi sul fondo sono dei fiori meravigliosi: rosa, gialle, ecc.

A.L

Non sapevo avessero anche dei colori.

C.A

Certo! Noi le vediamo galleggiare solo quando sono morte marcite ma se vai a vederle nei momenti di fioritura hanno dei colori bellissimi!

A.L

E questo ciclo è fatto per quale organico?

C.A

È un trio di viola, percussione e clarinetto.

A.L

Dal ciclo per pianoforte e violino di Claudio Ambrosini abbiamo ascoltato Erbario spontaneo veneziano. Il primo brano si intitola Fiorella di barena, dove “barena” è un terreno tipicamente lagunare che periodicamente viene sommerso dalle maree e sul quale, più o meno tra giugno e settembre, fiorisce appunto questa pianta. Poi c’è il Finocchio di mare, che va benissimo quando si ha una cattiva digestione, conosciuto anche come “burcio”, “erba di San Pietro”, “frangisasso” e “bacicci”. Altro titolo di una di queste miniature per pianoforte e violino di Claudio Ambrosini è Calcatreppola e Salicornia, di cui non ho trovato informazioni. L’ultimo brano che stiamo per ascoltare è Cimbalaria psicopompa, che è una pianta rampicante dai fiori molto colorati appartenente alla famiglia delle Plantiginaceae.

{ Musica }

VeneziAcustica Rai3

…continua…a domani! A.

TAG: Andrea Liberovici, Claudio Ambrosini, Franco Pianon, Musica, radio3, radio3suite, venezia, veneziacustica
CAT: Musica

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